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Reggio Emilia: cinque indagati per l’autovelox nascosto

Abuso d’ufficio. Questo il reato ipotizzato dal PM di Reggio Emilia, Luciano Padula, nei confronti di quattro dipendenti della Polizia Municipale di Reggio Emilia. Si tratta di Fabio Brindani (ispettore), Stefania Ferri (assistente), Alessandro Russo (agente) e Antonio Russo, parente del precedente e comandante dell’intera struttura. Quest’ultimo è indagato anche per falsa testimonianza. Una quinta indagata è Battistina Giubbani (responsabile del personale), per la quale si parla invece di omissione di atti d’ufficio.

ABUSO DI AUTOVELOX – I fatti sui quali indagano gli inquirenti si riferiscono al presunto utilizzo con modalità illecite di un dispositivo autovelox collocato sulla tangenziale di Reggio Emilia tra il 18 marzo e l’8 giugno 2009. La postazione avrebbe fruttato al Comune parecchio denaro sotto forma di sanzioni pagate da numerosi automobilisti, alcuni dei quali si sono costituiti parte civile. Denaro incassato illecitamente, in quanto l’autovelox in questione sarebbe stato “nascosto” (e non sarebbe certo l’unico episodio del genere segnalato: vedere qui e qui) in violazione di quanto prevede l’art. 142, comma 6 bis del Codice della Strada per l’utilizzo di tali dispositivi. I tre agenti che l’avevano piazzato, quindi, sarebbero responsabili dell’abuso di atti d’ufficio, mentre la Giubbani è stata accusata di “omissione” in quanto, dopo aver appreso della notifica dell’avvio delle indagini sui tre agenti, non avrebbe provveduto, nella sua qualità di responsabile del personale, ad avviare nei loro confronti un procedimento disciplinare.

«L’HA ORDINATO IL CAPO» – Durante l’interrogatorio preliminare, i tre si sono difesi affermando di aver semplicemente piazzato l’Autovelox in base al piano predisposto dal comandante Russo. Quest’ultimo è stato accusato anche di falsa testimonianza in quanto, su esplicita domanda del PM sul fatto che, oltre a quella “nascosta”, esistessero o meno altri luoghi leciti per collocare la postazione, avrebbe dichiarato al PM di ritenere di no, mentre le indagini hanno accertato che in passato altre postazioni erano state sistemate altrove. La difesa degli agenti ha sostenuto però che quei “luoghi leciti” dei quali parlava il PM erano stazioni di servizio i cui titolari si erano lamentati della collocazione delle apprecchiature, costringendo in un certo senso gli agenti a spostarle altrove. La prossima udienza riguardante la scottante vicenda si terrà il 21 settembre prossimo.

Fonte: www.sicurauto.it

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