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Tra i privilegi della casta c’è anche l’impunità delle auto blu

Come giustamente ha sottolineato Il Messaggero, che in un articolo di martedì ha rivelato numerosi particolari sulle spese per le auto blu e di servizio della provincia di Roma, la cosa che più disturba sulla faccenda della casta che gira sulle auto pubbliche, oltre ai costi elevati (chissà se e quanto giustificati), è l’impunità di cui godono lor signori per quanto riguarda la violazione delle più elementari regole del Codice della Strada, e anche di quelle della buona educazione.

IL MAGICO SALVACONDOTTO – A Roma, città “ministeriale” per eccellenza e quindi ad alta densità di veicoli dotati di permessi “speciali”, gli episodi di abuso si sprecano e sono sotto gli occhi di tutti: veicoli con “permesso” che sfrecciano nelle Ztl, oppure vengono parcheggiati sui marciapiedi, sulle strisce pedonali, in doppia o tripla fila o comunque in divieto di sosta. In barba agli agenti di polizia municipale che, lanciata un’occhiata al parabrezza e avvistato il magico salvacondotto, ripongono il blocchetto delle contravvenzioni e passano oltre, alla ricerca di qualche auto da poter multare perché sul parabrezza non ha nulla. Ed è meglio chiarire che il passepartout di cartone non si trova solo sulle auto di servizio riconoscibili come tali, ma lo si vede spesso anche su veicoli del tutto anonimi che non esibiscono nient’altro per dimostrare che si tratta di mezzi utilizzati per servizi pubblici. In altre parole, il “cartoncino” viene spesso ceduto, se occorre, anche alla collaboratrice familiare del figlio della vicina di casa di sua eccellenza titolare del permesso. Tanto, saranno ben pochi, o forse nessuno, gli agenti che si prenderanno la briga di controllare.

COMODO, L’APRIPISTA – Abbiamo parlato di Roma come della città dove il fastidioso fenomeno del “permesso selvaggio” è probabilmente più diffuso che altrove, ma siamo certi che gli episodi configurabili come “impunità” sono diffusi un po’ ovunque e che numerosi lettori li hanno rilevati nella loro città. Qualche mese fa avevamo riferito del comune di Guidonia Montecelio, che aveva messo a bilancio le multe del sul primo cittadino.Anche chi scrive può portare la sua testimonianza. Essendo residente nei pressi dello stadio milanese di San Siro, talvolta sono costretto a organizzare i miei spostamenti sulla base del calendario e degli orari delle partite di calcio. Quando me ne dimentico, ed è capitato spesso, rischio di restare imbottigliato nei giganteschi ingorghi che si creano al termine delle partite, quando le auto dei tifosi defluiscono dallo stadio. Armato di pazienza, sopporto. Ma le mie capacità di sopportazione vengono meno quando, nello specchietto retrovisore, in mezzo alle colonne di auto che procedono lentamente come formiche, diventa visibile una pattuglia di agenti motociclisti che chiede strada precedendo la macchina del VIP di turno, di solito un politico con diritto alla scorta, il quale non ha certo rinunciato a gustarsi la partita, ma ora pretende di rinunciare all’ingorgo chiedendo agli agenti di fargli da apripista con tanto di sirene e lampeggianti. Alla faccia di chi la coda deve subirla perché non dispone di alcun apripista. Certo, i personaggi con diritto alla scorta sono sotto tutela, e la tutela prevede che mentre sono in auto non possano fermarsi a lungo in un certo luogo. Tuttavia, è fastidioso vederli sfrecciare in barba a ogni ingorgo non tanto per recarsi al lavoro, ma dopo aver visto la partita. Sì, anche questa è una forma di impunità che dà un po’ i nervi.

Fonte: www.sicurauto.it

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