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Autovelox: dopo l’estate il nuovo decreto

Vedrà la luce dopo le vacanze, presumibilmente in settembre, il decreto interministeriale destinato a mettere ordine nella complessa materia dei dispositivi di rilevamento e controllo della velocità (autovelox, tutor, telelaser e simili), ridefinendone modalità d’impiego e gestione. A quel punto sarà trascorso quasi un anno dal termine fissato dalla legge per emanare il provvedimento.

NON MENO DI UN CHILOMETRO – Il decreto è previsto dalla riforma del Codice della Strada  (legge 120/2010), all’art. 25 comma 2, che ha modificato l’art. 142. Tra le novità, il fatto che fuori dai centri abitati gli apparecchi fissi (cioè che funzionano in automatico senza presidio di agenti) non possano essere collocati a meno di un chilometro di distanza dal cartello che indica il limite di velocità. Il che equivale a disattivare molte postazioni, che negli anni sono state messe a ridosso dei segnali e si trovano in tratti dove spostarle è materialmente impossibile (perché ci sono incroci che impongono la ripetizione del segnale o perché mancano spazio e alimentazione elettrica). Anche perché il 29 dicembre 2010 una circolare del ministero dell’Interno ha confermato l’interpretazione più restrittiva. Ci si attende che il decreto non introdurrà grosse novità in materia, ma cercherà solo di prevedere qualche norma che consenta di avviare nuovamente gli autovelox nel frattempo spenti in virtù della circolare ministeriale.

RIFORMA MANCATA? – L’articolo 25 della riforma prevede pure che i proventi dei controlli di velocità vadano devoluti per metà all’ente proprietario della strada, che deve usare tale introito per migliorarne la sicurezza. Il decreto interministeriale dovrà disciplinare anche questo aspetto, ma pare ormai certo che nei fatti non sarà così. Infatti, il decreto (che può essere emanato solo dopo che la conferenza Stato – città l’avrà approvato) potrebbe essere “alleggerito” della parte sulla devoluzione dei proventi: filtrano voci sempre più consistenti in questo senso. In pratica si va verso la non regolamentazione di uno degli aspetti più importanti introdotti dal nuovo Codice sullo specifico argomento autovelox.

DIFFICOLTÀ TECNICHE – Alla base di questo orientamento ci sono certamente difficoltà tecniche nel mettere ordine sulla suddivisione dei proventi, che sono parecchie e non da poco. Per esempio, la norma esclude espressamente le strade in concessione (generalmente ritenute sinonimo di autostrade a pagamento), ma si è poi scoperto che non la si può applicare nemmeno alle statali Anas, che giuridicamente risultano anch’esse date in concessione (dallo Stato all’Anas, appunto). Tuttavia, aldilà dei cavilli, pesa molto pure l’influenza dei poteri politici locali che, quando si tratta d’incassare denaro, vogliono ovviamente avere voce in capitolo.

Fonte: www.sicurauto.it

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