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Multe: solo 30 giorni per il ricorso

Le procedure per il ricorso contro una sanzione vengono rese più rigide: per presentare ricorso al giudice di pace si avrà tempo solo 30 giorni, contro i 60 di prima

Il 1° settembre il Consiglio dei Ministri ha approvato il testo del decreto legislativo che (dopo la sua entrata in vigore, successiva alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale prevista per oggi), introdurrà alcune novità destinate ad armonizzare e semplificare tutti i procedimenti civili riducendoli essenzialmente a tre riti: quello per le controversie nei rapporti di lavoro, quello sommario di cognizione e quello ordinario di cognizione. In questo ambito rientrano anche i ricorsi al giudice di pace con i quali il cittadino può opporsi alla richiesta di pagare una sanzione amministrativa per aver violato il Codice della Strada.

UN MESE INVECE DI DUE – La novità più significativa (e fastidiosa) del nuovo decreto è il limite di tempo per ricorrere al giudice di pace, che viene portato dagli attuali 60 giorni a soli 30 a partire dalla data di notifica del verbale o di accertamento della violazione. Ovviamente, il risultato è di rendere la strada per il ricorso più impervia di quanto non lo sia oggi. Il termine rimane di 60 giorni solo per i cittadini stranieri. A seguito del decreto, vengono di conseguenza modificati anche gli articoli 204 bis e 205 del Codice della Strada che regolano i due tipi di ricorso, quello al giudice di pace o quello all’autorità giudiziaria.

BALZELLI PROGRESSIVI. ANZI, RICORRENTI – Sia il rito per il ricorso contro un’ordinanza-ingiunzione (cioé l’atto con il quale il prefetto fissa la somma che va pagata dopo aver perso il ricorso al prefetto stesso o, più raramente, a seguito di una violazione che non ammette il pagamento in misura ridotta, per esempio il non fermarsi all’alt di una pattuglia), sia quello contro un verbale di accertamento di violazione vengono sostanzialmente assimilati al primo rito citato sopra, cioé quello in vigore per le controversie di lavoro. Il nuovo decreto ne parla, rispettivamente, agli articoli 6 e 7 del testo. Va ricordato che quella attuale, che abbrevia il termine per ricorrere, è la terza manovra con la quale si tenta di scoraggiare il cittadino a opporsi a una sanzione. La prima era stata l’introduzione, nell’estate del 2010, di un contributo obbligatorio di 33 euro per presentare istanza al giudice di pace (quello al prefetto rimane gratuito). La seconda era stata messa in atto nel luglio di quest’anno con il rincaro a 37 euro del balzello, il cui costo, quindi, equivale più o meno all’importo delle sanzioni meno gravicontro le quali non vale dunque la pena di opporsi. Insomma, anche se il contributo unificato è uno strumento il cui potere di deterrenza è attenuato dal fatto che può essere rimborsato in caso di vittoria nel procedimento di opposizione, è evidente che lo Stato ha pensato a una sorta di “franchigia” sulle contravvenzioni concettualmente simile a quella in vigore nel mondo delle assicurazioni dove, qualora sia prevista, l’assicurato è di fatto costretto a pagare di tasca propria i danni più lievi di importo inferiore alla franchigia stessa.

RISCHIO INCOSTITUZIONALITÀ – C’è da dire che il nuovo termine di 30 giorni per fare opposizione appellandosi al giudice di pace è a rischio di incostituzionalità, poiché introduce una disparità di accesso rispetto al ricorso al prefetto, il cui limite rimane fissato in 60 giorni. Una disparità che non deve esserci, in quanto il cittadino deve godere di uguali possibilità di accesso ai due diversi procedimenti. Contro tale disparità si era già pronunciata in passato la corte costituzionale, che aveva bocciato un provvedimento analogo, varato con il Codice della Strada del 1993, di portare a 30 giorni il limite per il ricorso al pretore (al quale ci si rivolgeva prima che fosse istituita la figura del giudice di pace, nel 1991). Quindi, anche ora la corte costituzionale potrebbe pronunciarsi allo stesso modo, giudicando incostituzionale la nuova norma. Comunque vadano le cose, è evidente che l’arrivo di una legge che prova nuovamente a “mettere fretta” al cittadino incappato in una sanzione dimostra che il concetto ispiratore del legislatore è, sempre di più, il seguente: «Cari multati, tacete e pagate».

Fonte: www.sicurauto.it

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