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Lapo Elkann e le multe in base al reddito

Il dossier-multe del rampollo di casa Agnelli si fa sempre più corposo. E torna alla ribalta l’idea della sanzione proporzionale al reddito

Terza (brutta) impresa in pochi giorni per Lapo Elkann, il rampollo di casa Agnelli al quale, mentre si trova al volante, negli ultimi tempi proprio non ne va bene una. Eppure, non dimostra alcuna volontà di pentimento, né tantomeno di voler considerare il Codice della Strada qualcosa di diverso dalla carta straccia.

UN’INFRAZIONE DOPO L’ALTRA – Il 7 settembre Elkann si era reso protagonista di un fallimentare parcheggio a Milano dove, in corso San Gottardo, aveva posteggiato la sua JeepGrand Cherokee, dipinta in un insolito “camouflage” mimetico, in modo da ostacolare il transito di un tram. Motivo: doveva acquistare dei mobili. Risultato dei circa 40 minuti d’intralcio: una scarica di insulti da parte di passeggeri e passanti inferociti, una multa per sosta vietata e altri 1.500 euro di sanzioni da parte dell’azienda pubblica milanese per interruzione del servizio di trasporto pubblico. Il giorno dopo, a Torino, in un nuvo “raid” alla caccia del parcheggio, Lapo aveva posteggiato lo stesso Suv su uno stallo destinato al carico-scarico delle merci davati all’Hotel Principe di Piemonte. Motivo: voleva bersi (pare) un aperitivo. Per l’ultima impresa, che risale a ieri, Lapo è tornato a Milano e ha cambiato macchina, salendo sulla sua Lamborghini Gallardo grigio fumo (lieve conflitto d’interessi: da quest’anno il giovane Elkann è consulente stilistico della Ferrari). Nei pressi di corso Sempione, infastidito dalla colonna di macchine che lo ostacolavano, Lapo ha ingranato la marcia e l’ha superata di slancio invadendo la corsia opposta. Per sua sfortuna, in senso contrario e in sella a una moto, proveniva il direttore del quotidiano online La Voce, Marco Marsili, che l’ha riconosciuto e ha evitato l’incidente sterzando bruscamente, non senza aver lanciato qualche termine poco lusinghiero nei confronti del conducente del bolide. A queste belle imprese bisogna purtroppo aggiungerne altre più lontane nel tempo: sempre a Milano, nel maggio 2008, Lapo lasciò una fiammante Maserati Granturismo scura sulle strisce pedonali nella centralissima via Montenapoleone e venne pizzicato e multato. Lo stesso avvenne nel febbraio 2009, quando posteggiò un’Audi Q5 di fronte a una boutique in piena sosta vietata. Nemmeno i “flic” parigini hanno avuto pietà di Lapo che, nel novembre dello stesso anno, imperversando per le strade della “ville lumière”, si beccò due distinte contravvenzioni, una per passaggio col semaforo rosso e l’altra ancora per sosta vietata.

DETERRENZA ZERO – Insomma, il curriculum di guidatore di Elkann è già lungo così e le imprese del giovane imprenditore, educato in collegi svizzeri, indicano che la sua educazione al volante lascia alquanto a desiderare. In altre parole, parcheggia l’auto dove gli pare e qualche volta mette pure a rischio la sicurezza altrui, incurante di divieti, segnaletica e contravvenzioni. E qui sta il punto: quale effetto può avere una multa di 1.500 euro sulle sue finanze personali? Ovviamente, zero o quasi. Quindi, risulterà nullo anche l’effetto deterrente ed educativoche dovrebbe avere qualsiasi sanzione. A meno che, ovviamente, la punizione non sia d’importo proporzionale alle entrate di chi se l’è meritata. In Svizzera, Finlandia, Danimarca, Germania, Belgio e anche in altri Paesi, le cose vanno proprio così: se infrangi il Codice della Strada, più sei ricco, più paghi, e le cronache della vicina Confederazione Elvetica (dove c’è anche il carcere per le violazioni più gravi), più che quelle della gelida Finlandia, ci forniscono talvolta esempi di “batoste” milionarie, queste sì educative e dall’elevato valore di deterrenza.

LEGGI (E MULTE) UGUALI PER TUTTI – In Italia, invece, tutto ciò non è previsto: la legge c’è ed è uguale per tutti, anche sotto il profilo dell’importo delle sanzioni. Per arrivare al sistema svizzero-finlandese-danese, dovremmo stravolgere il Codice della Strada e, probabilmente, anche la legge 689/81 che regola la materia delle sanzioni amministrative in genere. In passato qualche parlamentare ha avanzato progetti di legge o discussioni in merito all’adozione di questo sistema, ma finora non se n’è fatto nulla. Per arrivarci bisognerebbe, per esempio, che le forze dell’ordine fossero collegate con la banca dati dell’Agenzia delle Entrate, in modo da conoscere subito il reddito del colpevole e multarlo di conseguenza. In alternativa, ogni contravvenzione dovrebbe passare sul tavolo del giudice che stabilirebbe l’importo della multa dopo aver fatto le relative indagini sul reddito del trasgressore. Non è difficile immaginare, in tal caso, quanto alte diventerebbero in breve tempo le pratiche sulle scrivanie dei giudici. Inoltre, in italia c’è un altro problemino che molto probabilmente in altri Paesi è meno diffuso: l’evasione fiscale. In altre parole, agenti e carabinieri potrebbero imbattersi in conducenti proprietari di “macchinoni” che al fisco risultano nullatenenti o quasi. Certo, se si accertasse che il proprietario di una Ferrari che sfreccia a 200 km/h in autostrada è un poveraccio o ha comunque un reddito incompatibile con il valore della vettura, ciò sarebbe anche un ottima occasione per una bella indagine patrimoniale. Però ci sarebbe anche da risolvere la faccenda dell’identificazione del trasgressore qualora non venisse fermato subito: chi pagherebbe la mega-multa? Il proprietario della vettura o il guidatore? E inoltre, anche ammesso di stravolgere il Codice, per consentire la contestazione immediata in base al reddito bisognerebbe dotare le pattuglie di un computer palmare, cosa della quale si discute inutilmente da 15 anni. Quindi, tutte cose impossibili? No. Difficili? Sì, molto.

Fonte: www.sicurauto.it

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