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Le truffe alle assicurazioni? Si potrebbero debellare

Le attività criminose delle organizzazioni e dei singoli che creano falsi incidenti non reggono alle verifiche. Basterebbe farle

Le cronache giudiziare di questi giorni sono animate, tra le altre cose, dall’ennesima operazione delle Fiamme Gialle contro le organizzazioni che truffano le compagnie assicurativecreando a tavolino falsi incidenti stradali.

I “COMPARI” DELLA TRUFFA – Gli ultimi episodi del genere provengono, ancora una volta, dalla Puglia, dove tale crimine pare particolarmente diffuso, anche se certo non è giusto attribuire al tacco d’Italia l’esclusiva di questa poco onorevole specialità, visto che “centrali” della truffa esistono anche in Campania. Questa volta, grazie all’intervento della GdF e della procura di Trani, ci hanno rimesso la fedina penale 10 persone, tra le quali tre avvocati tranesi, due di Barletta e uno di Andria, nonché medici e fiancheggiatori. Lo stesso era avvenuto in luglio durante un’operazione della GdF di Barletta, dove i denunciati furono 12, e a giugno, quando il comando di Andria arrestò tre persone e ne denunciò altre 59. Sempre uguale il meccanismo delle truffe: creare falsi incidenti stradali o ingigantire gli effetti di quelli effettivamente avvenuti con scarse o nulle conseguenze, inventando danni fisici inesistenti o aggravandoli nella documentazione. Il tutto grazie ad organizzazioni ramificate i cui protagonisti sono avvocati che portano avanti le pratiche legali, medici che certificano i danni fisici e un vasto panorama di fiancheggiatori e collaboratori che istruiscono le “vittime”, le accompagnano eventualmente in ospedale e testimoniano sull’incidente, mentre a volte figura anche l’intervento di agenzie di infortunistica stradale che coordinano l’attività dei vari “compari”. Nella vicenda di Andria è stato contestato anche il reato di mutilazione fraudolenta della propria persona. In altre parole, i danni fisici autoprocurati dagli stessi feriti erano di lieve entità, ma i medici compiacenti ne certificavano la maggiore gravità.

QUANTI SONO GLI “OUTSIDER”? – Questo il panorama delle truffe a opera di vere e proprie organizzazioni, nell’ambito delle quali ogni soggetto ricopre un suo ruolo ben preciso frutto, per così dire, di una “specializzazione”. Ma accanto a queste c’è anche l’attività quotidiana del singolo “outsider” che agisce in proprio. Come il palermitano che l’altri ieri s’è presentato nella caserma dei carabinieri di Villagrazia denunciando il furto di tutte e quattro le ruote della sua Ford Kuga, il primo passo per chiedere alla compagnia assicurativa un risarcimento di 1.600 euro per l’acquisto, già avvenuto e con tanto di fattura, di altrettante ruote nuove. I carabinieri, però, hanno verificato che i pneumatici nuovi di zecca montati la mattina stessa erano in realtà già usurati e oltretutto erano di marca identica a quelli oggetto della denuncia, mentre secondo la fattura d’acquisto avrebbero dovuto essere di un’altra marca. Il maldestro aspirante truffatore ha tentato di giustificarsi dicendo che le ruote le aveva acquistate usate, contraddicendo però sia la fattura, sia quanto affermato nel verbale dove si diceva che le ruote erano state acquistate nuove. Messo alle strette dai militari è infine crollato, ammettendo di aver architettato la truffa a causa di difficoltà economiche e rimediando così una denuncia a piede libero per simulazione di reato. Al dilettante siciliano è andata male, ma quanti sono (centinaia? Migliaia? Di più?) quelli che la fanno franca e riescono a portarsi a casa una sommetta sottraendola alle casse delle compagnie? Tra l’altro, un’indagine sarebbe anche opportuna (ma forse è già in corso) nei confronti dell’azienda compiacente che ha confezionato la fattura a fronte di un acquisto evidentemente mai avvenuto.

ALLA RICERCA DEI FATTORI COMUNI – In ogni caso, che le truffe siano opera dell’ingegno “collettivo” oppure siano riferibili all’attività del singolo “furbetto”, la realtà dimostra che nel nostro Paese c’è un vastissimo e agguerrito “fronte dell’imbroglio” a danno delle compagnie assicurative. È appena il caso di sottolineare, ed è già stato fatto, che più è vasto questo fronte, più crescono le somme che le compagnie stesse devono sborsare per rimborsare i truffatori e, quindi, più salgono i premi che devono essere pagati anche dagli automobilisti che truffatori non sono. Ma al di là di ciò, è interessante notare che entrambe le tipologie di crimine non reggono a una verifica anche non molto approfondita delle modalità con le quali il presunto incidente o furto si è verificato. A parte l’episodio già descritto dell’incauto “furbetto” di Palermo, nei casi pugliesi gli inquirenti hanno accertato alcuni fattori comuni alle imprese criminose delle varie organizzazioni. Per esempio, il fatto che in nessun caso era stato richiesto l’intervento delle forze dell’ordine in seguito al sinistro. In molti casi, benché fossero state lamentate lesioni non lievi, non c’era stato nemmeno l’intervento dei soccorsi medici. Assai spesso le denunce e le relative richieste di risarcimento venivano inoltrate parecchie settimane dopo il presunto incidente e quasi sempre, nell’ambito di ciascuna organizzazione, i nomi delle persone coinvolte erano sempre gli stessi e i soggetti rivestivano a rotazione il ruolo di vittime, di responsabili e di testimoni.

FINE DEL “BANCOMAT” – Infine, è questo è molto significativo, spesso le richieste di risarcimento erano inferiori ai 5 mila euro, una somma per le quali molte compagnie sembra che preferiscano pagare senza fare opposizione. Evidentemente, se è così, le compagnie ritengono che al di sotto di tale importo le spese per accertare l’imbroglio siano superiori al valore dell’imbroglio stesso. Un ragionamento che può avere senso solo dal punto di vista strettamente economico e in un’ottica di breve o brevissimo respiro. Per chi invece guarda un po’ più in là, è ovvio che se le compagnie ponessero sotto la lente tutti gli incidenti stradali alla ricerca degli elementi sospetti che suggeriscono analisi più approfondite, è molto probabile che sia le attività criminose dei “compari”, sia quella del singolo si estinguerebbero da sé per l’impossibilità di farla franca, e tutti capirebbero che i tempi delle vacche grasse sono finiti e che non è più il caso di usare le casse degli assicuratori come un bancomat. Ma le compagnie (la domanda non è nuova, e lo sappiamo bene) intendono davvero smascherare i truffatori o preferiscono, più comodamente, lamentarsi dell’aumento dei costi dei risarcimenti per poi chiedere il rincaro dei premi?

Fonte: www.sicurauto.it

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