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Vigili urbani, la guerra del nome No a «Polizia Roma Capitale»

Pronto il ricorso al Tar del sindacato Ospol: cambio di intestazione illegittimo. Il segretario Marucci: delusi dal sindaco Alemanno, non lo rivotiamo

Sono stati buoni per mesi, in attesa di un segnale mai arrivato. Adesso, però, l’Ospol – uno dei principali sindacati dei vigili urbani – va alla guerra: «Il cambio di denominazione della Municipale in Polizia Roma Capitale è illegittimo». 
Sembra una querelle puramente semantica, ma è uno di quei casi nei quali la forma fa sostanza: di fatto, da aprile di quest’anno, il «Corpo Polizia Municipale» non esiste più. Ma, in questo modo, non esistono più – o meglio possono essere dichiarati nulli – tutti i suoi atti: multe, verbali di accertamento, controlli amministrativi, operazioni di polizia giudiziaria.

Primo caso, quello delle contravvenzioni di giugno: secondo il Giudice di pace, quelle sanzioni sono tutte impugnabili. E il problema, secondo i vigili, è molto più ampio: «Col cambio di nome non siamo più inseriti nella legge nazionale sulle polizie locali. In questo modo, potremmo essere chiamati a rispondere in proprio di qualunque intervento». 

Lo scorso 5 agosto scorso, il presidente nazionale dell’Ospol Luigi Marucci e quello di Roma Stefano Lulli, hanno inviato una diffida scritta a Gianni Alemanno e al comandante dei vigili Angelo Giuliani. Un documento di trenta pagine, anticamera di un (probabile) ricorso al Tar. La richiesta è semplice: «Revocare o ritirare – si legge nel testo, preparato dall’avvocato Nicola Coco – la circolare del 17 giugno 2011 n.113 a firma del suindicato comandante (Giuliani, ndr ) e tutti gli atti ad essa presupposti: la circolare del 10 giugno n.110 e la deliberazione di giunta n.91 del primo aprile». Sono i provvedimenti con i quali il Campidoglio ha deciso il cambio di nome e quelli della Polizia che lo ha accolto. L’Ospol prosegue: «Qualora la diffida non sia integralmente accolta, entro e non oltre venti giorni dalla sua notifica, ci si riserva di adire le dovute vie legali, in sede amministrativa, civile e penale». I venti giorni sono ampiamente passati, il ricorso al Tar è già pronto.

«La legge quadro 65/86 parla di ordinamento della Polizia Municipale. Polizia Roma Capitale è un’altra cosa – spiega Coco, docente presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche de «La Sapienza» -. Per modificare il nome, andava cambiata la legge statale. E anche la legge regionale del 2005 riporta la dicitura “Corpo della Polizia municipale della Capitale della Repubblica”. Non c’è fonte legislativa che giustifichi il cambio di nome». E ancora: «Neppure il primo decreto attuativo su Roma Capitale parla della Municipale. Anziché una delibera di giunta, il Comune avrebbe dovuto fare una delibera di consiglio comunale, da sottoporre poi al prefetto, al ministro dell’Interno e al presidente della Regione». Insomma, un pasticcio. Anche perché, sottolinea Coco, «il nome Polizia senza aggettivi crea confusione con quella di Stato, specie nelle attribuzioni di dirigenti e funzionari».

Ma la sfida dell’Ospol è anche politica. Il sindacato è tradizionalmente vicino al centrodestra, e nel 2008 sostenne Alemanno: «Oggi – dice Marucci – non lo rivoteremmo. Ci ricordiamo bene quando, in campagna elettorale, venne al comando generale, promettendoci tra le varie cose il vigile di prossimità. Quelle promesse sono rimaste lettera morta: siamo molto delusi». Anziché il rispetto degli impegni, l’Ospol ha assistito ad altre decisioni: «Prima il vigile in bicicletta, poi il protocollo “Mille occhi sulla città” che di fatto apre alla vigilanza privata, in mezzo il cambio di nome che ci toglie il titolo di Municipale. Non sarà che vogliono trasformarci in un corpo di vigilantes?». Ma questo è solo un sospetto. Per ora.

Fonte: roma.corriere.it

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