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Codice, c’è chi pensa a una riforma. Un’altra

Gli italiani non hanno ancora digerito l’ultima, ennesima, riforma del codice della strada che già il parlamento ne sta pensando un’altra. La commissione lavori pubblici della camera, infatti, sta lavorando a un disegno di legge delega che dovrebbe portare, nel giro di due o tre anni, a una radicale riscrittura del codice, che arriverebbe così alla sua quarta versione dopo quelle del 1933, del 1959 e del 1992. Principio ispiratore della nuova riforma sarà la netta distinzione tra norme di comportamento e norme tecniche accompagnata da una sensibile semplificazione della legge cardine sulla circolazione stradale.

Ora, io non so se una simile riforma sia necessaria oppure no, ma, a parte il fatto che non c’è più tempo (manca un anno e mezzo alla fine della legislatura), un paio di domande s’impongono.

Se dopo appena un anno dall’entrata in vigore della legge 120/2010 il parlamento sente la necessità di avviare una simile iniziativa perché ha impegnato i primi due anni della legislatura nella discussione di una riforma parziale e non, invece, di una più ambiziosa Riforma? Non va dimenticato, infatti, che per arrivare alla legge 120, il cui “embrione” era stato addirittura “incardinato” alla fine della precedente legislatura, sono state necessarie decine di audizioni parlamentari, centinaia di sedute nelle commissioni lavori pubblici della camera e trasporti del senato, centinaia, forse migliaia di emendamenti presentati, esaminati e votati, infinite discussioni e ben quattro passaggi parlamentari. Adesso si ricomincia da capo.

Non solo. A 14 mesi dall’entrata in vigore della legge 120, che ha modificato 70 articoli del codice della strada, che ne ha soppressi due e che ne ha aggiunti sei, molte novità non sono ancora entrate in vigore per mancanza dei provvedimenti attuativi: dalla guida accompagnata a 17 anni alle esercitazioni alla guida in autostrada e di notte, dalla destinazione dei proventi delle multe al cosiddetto “decreto autovelox”, dall’esame alla fine del corso di recupero punti alla targa personale eccetera (ne abbiamo parlato diffusamente su Quattroruote di settembre). E’ vero che il ritardo è dei ministeri competenti (quello delle infrastrutture su tutti), ma è mai possibile pensare a una riforma quando le novità più significative di quella precedente non sono nemmeno entrate in vigore?

Delle due l’una: o non c’era bisogno della legge 120 o non c’è (ancora) bisogno di questa nuova, ennesima, grande riforma.

Fonte: quattroruote.it

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