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È lecita la confisca dell’auto in leasing se chi la guida è ubriaco

La cassazione ha dato torto a una società di leasing che si opponeva alla confisca: il locatario incassava i canoni, traendo vantaggi dal contratto

Una vettura in leasing, il cui proprietario è dunque ii locatore, può essere legittimamente confiscata se il locatario viene sorpreso alla guida sotto l’effetto dell’alcol. L’ha stabilito la sentenza 2480/2011 della 1a sezione penale della corte di cassazione, depositata il 23 settembre scorso, respingendo l’appello delle società finanziaria locatrice che si opponeva appunto alla confisca già confermata dal tribunale di Trento con un’ordinanza del 10/12/2010.

L’AUTO ERA «COSA PERTINENTE AL REATO» – Dopo la condanna definitiva del conducente, il legale della società di leasing aveva chiesto l’intervento della corte suprema per ottenere la revoca della confisca della macchina opponendosi alle conclusioni del tribunale, il quale aveva ritenuto la vettura «cosa pertinente al reato» in quanto al momento del fatto era nella disponibilità del condannato e costituiva lo strumento con il quale si era realizzata la guida in stato di ebbrezza. Nel caso specifico, quindi, secondo i giudici la vettura non si poteva considerare “appartenente” al locatore. Nel suo opporrsi a tali argomentazioni, il legale della società di leasing ha affermato che tra le clausole del contratto ve n’era una che imponeva l’uso “legittimo” del veicolo e che la guida in stato di ebbrezza della vettura non poteva certo essere considerata un uso legittimo. Di conseguenza, il contratto era da considerarsi risolto per inadempienza del locatario e la vettura doveva essere considerata di proprietà esclusiva del locatore.

CONFISCA OBBLIGATORIA – I giudici di cassazione hanno respinto questa tesi, ma prima, con una premessa, hanno ribadito che quella in esame era una confisca resa obbligatoria dall’art. 186 del Codice della Strada, il quale tuttavia la esclude nel caso il veicolo appartenga a persona “estranea al reato”. Risponde a questa definizione non solo chi non ha materialmente contribuito a commetterlo, ma anche chi non ha tratto alcun vantaggio dalla condotta del condannato, così come ha stabilito la sentenza n° 2/1987 della corte costituzionale. Tuttavia, la società di leasing traeva invece un vantaggio dalla riscossione dei canoni del leasing, e inoltre tale contratto attribuiva al locatario il diritto di godere del bene-automobile e quindi di disporne. Infine, veniva respinta la tesi dell’annullamento del contratto in questo tale affermazione non poteva considerarsi “autosufficiente” in base alla semplice esistenza della clausola contrattuale. In altre parole, non era stata dimostrato l’effettivo annullamento dell’accordo. In base a tali considerazioni, la corte ha respinto l’appello: la vettura resta confiscata e la società di leasing è stata condannata al pagamento delle spese processuali.

Fonte: www.sicurauto.it

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