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Roma Capitale, degli incidenti. Strade killer sotto accusa

Il record di investimenti di pedoni e di incidenti per le due ruote – gli anelli deboli della viabilità – parlano chiaro: siamo pieni di punti pericolosissimi. Nella nostra città ci sono 65 pedoni morti l’anno, il dieci per cento delle vittime di tutta Italia e il triplo di quelle milanesi. Ed è strage di motociclisti e e ciclisti

Roma capitale? Sì, per le morti dei pedoni: è la prima città in Europa per numero di vittime, un dato quasi incredibile visto che nella capitale ci sono qualcosa come 65 decessi e 2.139 feriti. Più del triplo di Milano che si ferma a 20 morti, mentre Napoli e Palermo hanno appena 14 e 13 pedoni morti; 9 a Bologna e solo 3 a Firenze. Le metropoli più sicure? Bari e Verona città ideali con nessuna vittima fra i pedoni.

QUEI VOLTI CHE NON CI SONO PIU’ 

Ma il dato romano non fa impressione solo se confrontato con le altre città: visto che nel complesso in Italia ci sono 667 pedoni morti vuol dire che il dieci per cento delle vittime sono romane. Ma perché tanta attenzione sui pedoni? Perché il numero di vittime fra chi va a piedi è un indicatore della situazione delle nostre strade, della segnaletica e della gestione del traffico: i tecnici della Ue usano proprio queste statistiche per capire che livello di sicurezza ci sia sulle strade. 

Stesso discorso per scooter e moto: Roma è la città d’Italia con il più alto numero di incidenti perché in città avvengono l’80 per cento degli incidenti mortali, anche perché qui – e nella capitale il malcostume è molto diffuso – si usano caschi scodella (vietati), mal allacciati o di scarsa qualità. E’ stato calcolato dall’Asaps che la mortalità di chi va in motorino con il casco è dello 0,8 e di ben il 2,4 di chi lo usa senza. La scatola cranica dell’uomo, infatti, è in grado di resistere mediamente a urti fino a 10 Km/h, e questo spiega perché proprio in città avvengono più dell’80 per cento degli incidenti mortali: per chi va su due ruote senza casco, con un modello “finto” o male allacciato, proprio la città, con i suoi piccoli tamponamenti e urti, rappresenta il maggior pericolo.

Non solo: Roma è in primo piano anche nella tragedia che vede gli incidenti che coinvolgono veicoli a due ruote a motore (moto, ciclomotori) in continuo aumento. Mentre dal 2000 al 2009 (ultimi dati istat disponibili) i morti sulle strade sono passati da oltre 7.000 a 4.237 con un calo del 39 per cento, che ci avvicina al traguardo indicato dall’Europa (-50 per cento), il numero delle vittime fra i motociclisti e ciclomotoristi rimane praticamente invariato: 1.378 morti nel 2000, 1.380 nel 2008 e finalmente un appena discreto calo nel 2009 con 1249 lenzuoli bianchi stesi sulle strade, tenendo però conto degli anni di mezzo che avevano anche superato più volte le 1.500 vittime (record di 1.552 nel 2004). Insomma dal 1998 al 2009, sulle strade italiane hanno perso la vita 14.329 motociclisti e ciclomotoristi, mentre 869.930 sono rimasti feriti. Alcune decine di migliaia in modo irreversibile con amputazioni e paraplegie. 

Per capire la gravità del fenomeno basti dire che nel 2000 le vittime fra i dueruotisti erano il 21 per cento e che nel 2009 sono arrivate al 30 per cento del totale.
Insomma con l’attuale trend che vede fortunatamente un calo generale delle vittime della strada, la percentuale dei morti fra i motociclisti e ciclomotoristi entro il 2020 potrebbe toccare e superare il 50 per cento delle vittime della strada, benché il parco delle due ruote si ferma poco sopra al 20 per cento del parco totale veicoli e le percorrenze medie sono infinitesime rispetto ai km totali percorsi dal resto dei veicoli, auto, pullman e camion. Insomma, è davvero allarme rosso.

Stesso discorso per i ciclisti: A Roma ne muoiono uno a settimana e anche questa è la percentuale più alta d’Europa. Ma torniamo al vero anello debole della viabilità. I pedoni: in un sistema di sicurezza che vede le vittime in calo, nella guerra della strada la fanteria è ancora perdente con 667 pedoni morti +2,9% e 20.326 feriti -1,5%, con due punti in più sul totale delle vittime, da 13,7% nel 2008 al 15,7% nel 2009. 

I recenti dati Istat – Aci ci dicono che l’indice di gravità generale (il rapporto tra il numero dei morti e il numero totale dei morti e dei feriti, moltiplicato 100) è di 1,4, ma schizza a 3,2 per i pedoni. “L’analisi dei dati – spiegano all’Asaps – conferma inconfutabilmente che questo dei pedoni rimane un anello debole, debolissimo della (in)sicurezza stradale. E’ calcolato che 35 pedoni ogni 100.000 abitanti ogni anno finiscono sotto le ruote di un veicolo. Tanti!”.

Ma non è tutto: è poi significativo il fatto che il 30-35% è investito sugli attraversamenti pedonali, compreso il 25% di quelli che sono stati uccisi. Chi sono? Soprattutto gli anziani. Ben 381 delle vittime, cioè il 57%, avevano più di 65 anni (184 maschi 48% e 197 femmine 52%). Oltre il 50% dei pedoni morti aveva più di 70 anni. La strada in tutto questo, e in particolare le strade romane, insomma sono sotto accusa.

Certo, la rete stradale italiana, così come quella europea, era stata progettata e realizzata, in parte, all’epoca degli antichi romani e le nostre strade statali, spesso, sono ormai circondate da centri abitati. Ma il punto è che oltre a vecchi errori di progettazione, le strade italiane sono afflitte da pericoli derivanti dalla carenza di manutenzione, segnaletica orizzontale poco visibile o ancora buche rattoppate che alla fine si trasformano in piccoli e altrettanto pericolosi dossi. Un solo dato per tutti: da noi una strada viene riasfaltata, in media, una volta ogni undici anni… Parlare di strada super sicura con queste premesse diventa davvero difficile…

Così con la nostra iniziativa vogliamo dare voce ai cittadini: basta cliccare sulla cartina del comune e – circoscrizione per circoscrizione -si può segnalare un “punto nero della viabilità”, in modo tale da dare una mano agli altri cittadini e, magari, cambiare anche qualcosa: i nostri amministratori dopo le vostre denunce non potranno più sostenere “di non essere a conoscenza” dei pericoli. I vostri suggerimenti infatti rimarranno per sempre su queste pagine, magari a disposizione di qualcuno che  –  stanco di subire  –  volesse citare in giudizio i gestori delle strade o il comune….

Fonte: roma.repubblica.it

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