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Roma – Cartellone abusivo killer, la città soffocata da 50mila “mostri” di metallo

ROMA – I cartelloni abusivi che stanno soffocando tutta una metropoli non solo rovinano il paesaggio e incoraggiano il malaffare, ma uccidono. Uccidono come è avvenuto ieri mattina sulla Tuscolana, con quel ciclomotore finito contro un cartellone abusivo piazzato proprio sullo spartitraffico, quando il Codice della strada prevede che debba trovarsi ad almeno un metro e ottanta centimetri dal ciglio.
Pensavano di guadagnarci un po’ tutti con questi cartelloni, di aver trovato l’Eldorado, di essersi inventati un toccasana perfino per le casse del Campidoglio. E invece si son dovuti tutti amaramente ricredere. Fu proprio inseguendo un miraggio di bilancio, infatti, che il Campidoglio, il 30 marzo di due anni fa, varò la famosa delibera 37, una sorta di deregulation in un settore che non conosceva novità da 17 lunghi anni, con cui si spalancavano le porte ad azienducole di ogni risma, offrendo loro soprattutto una serie incredibile di deroghe al codice della strada.
Il pasticcio venne completato qualche mese dopo con l’istituzione di una stranissima banca dati, alla quale ognuna di queste aziende poteva accedere con una sola autocertificazione, e che metteva al riparo qualsiasi malintenzionato da multe e da controlli, e anche da rimozioni, in attesa di un piano regolatore che aspetta ancora di partire. Pagarono queste aziende, certo: portarono il gettito delle tasse sulle inserzioni pubblicitarie a Roma da 10 a 20 milioni di euro, ma fu una vittoria che la città avrebbe pagato cara.

Perché oggi, tanto per fare un esempio, dieci di quei venti milioni servirebbero solo per organizzare un serio piano di rimozione dei cartelli, rimozioni che non avvengono ormai da mesi. Perché questo lassismo ha portato a una situazione drammaticamente fuori controllo: ci sono trentaduemila impianti registrati nella banca dati, mentre in realtà le quattrocento aziende che operano nel settore ne hanno piazzati almeno cinquantamila.
Eppoi perché 400 aziende, se prima della delibera 37 erano soltanto una quindicina? Perché mai se in tutta Parigi, nel mondo della cartellonistica, operano solo tre multinazionali e in città tutto sommato molto diverse tra loro, come Londra, Napoli e Vienna, gli operatori non sono più di cinque? Quali giochi societari si nascondono, quali trucchetti? E ancora, sempre per avere un’idea di quello che sta accadendo a Roma: perché in Francia se ne occupa il ministro dell’Ecologia – e ha ben altro senso – mentre da noi è roba da assessore al Commercio?

Prati, Parioli, Tor di Quinto, tutte le consolari: Roma è un’enorme distesa di questi cartelloni brutti e pericolosi, senza nessun rispetto per monumenti, asili, farmacie. Li denuncia puntualmente il comitato che è nato sull’onda delle proteste contro quella delibera, sul blog «Basta Cartelloni», lo stesso comitato che ha presentato una delibera di iniziativa popolare – proprio per ripristinare le famose regole del Codice della strada – corredandola di diecimila firme (ne sarebbero bastate cinquemila). La delibera giace da un anno nei cassetti del Campidoglio in attesa di essere discussa, a dispetto dei novantacinque giorni di tempo massimo previsti dalla legge e anche di due formali sollecitazioni del Prefetto. Anzi, a essere precisi è stata calendarizzata, ma viene dopo l’interminabile discussione in corso sulle tariffe dei taxi.
Ma il Comitato non si dà mica per vinto. A fine settembre è partita la campagna delle cartoline, specialissime cartoline di Roma, con i monumenti più conosciuti al mondo deturpati da cartelloni pubblicitari, da inviare al Presidente della Repubblica, ai ministri e a tutti i deputato. Eppoi, qualche giorno fa sono state presentate due interrogazioni parlamentari del Pd, una al ministro dei Beni culturali Galan per sollecitare l’intervento delle soprintendenze e far rimuovere i cartelloni intorno ai monumenti, e l’altra, quasi una premonizione, al ministro dei Trasporti Matteoli per denunciare che «il settore delle affissioni a Roma determina rischi per la sicurezza stradale e l’incolumità pubblica».

Il Comitato non è contrario al piano regolatore preparato dal Campidoglio, lo ritiene comunque un «primo passo», ma il problema che è questo piano regolatore ancora non si vede. Completato sulla carta sette mesi fa e non ancora varato, è la dimostrazione di come sia diventato praticamente impossibile mettere ordine nella materia. Una delle difficoltà maggiori sembra proprio il numero dei soggetti in campo: come si fa ad avere rapporti burocratici contemporaneamente con quattrocento diverse aziende?

Un capitolo a parte è il centro storico. Per le strade più belle e famose, vanno molto di moda i «cartelli di pubblica utilità», una beffa consumata alle spalle di tutti. Perché basta indicare l’indirizzo di una scuola, una farmacia, basta piazzarci un orologio e poi su quei cartelli si può propagandare ciò che si vuole. Al diavolo i turisti e le rovine, le chiese e le piazze.

Ce ne sono altri di trucchi da scoprire viaggiando per questa Cartellopoli, come l’ha chiamata Athos De Luca del Pd, vice presidente della commissione Ambiente e membro della commissione Trasporti di Roma capitale, uno che dinanzi alla morte del giovane albanese oggi dice: «Deve pesare come un macigno sulla coscienza dell’amministrazione». Fra le furberie più gettonate che De Luca racconta c’è quella del raddoppio dei cartelloni, come documentano anche decine di foto sul blog del comitato, alla Magliana, sulla Portuense, sulla Tuscolana stessa. È consentito un annuncio pubblicitario quattro metri per tre? E allora io te ne piazzo due, perfettamente affiancati l’uno all’altro che fanno un bell’annuncio otto metri per tre, nel rispetto di ciò che questa gente ritiene sia la legge.Ma la beffa più beffa che c’è l’ha denunciata questo stesso comitato l’estate scorsa: nell’organizzare una campagna di Roma capitale contro l’abbandono dei cani, cosa aveva combinato il Campidoglio? Aveva fatto affiggere molti dei suoi manifesti su cartelloni fuorilegge. Proprio vero, s’era morso la coda.

Fonte: www.ilmessaggero.it

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