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Autovelox, multe e privacy: tra cavalli e cavilli

Accostare le formule “Codice della strada” e “Codice della privacy”significa immergersi in un caos non molto diverso da quello del traffico in sé.

La ben nota farraginosità delle nostre leggi è infatti tale anche su questi temi da richiedere regolarmente l’intervento dei tecnici del Ministero dei Trasporti, ma anche della Cassazione e del Garante della Privacy.

A questi organi è spesso richiesto infatti di chiarire questioni legali, all’apparenza secondarie, ma che in realtà possono “paralizzare” anche la giustizia a colpi di ricorsi o di “class actions”.

D’altra parte è sempre più difficile distinguere i confini non solo tra lafurbizia da “cavillo” e la giusta difesa dei propri diritti di cittadino, ma anche tra il rigore istituzionale e la necessità di far fronte allespese quotidiane da parte di Enti Pubblici senza un euro in cassa.

In questo senso vale la pena di ricordare che già nel 2009 l’ex ministro dell’Interno, Roberto Maroni, aveva dovuto imporre con una direttiva lostop a uno dei punti più controversi del funzionamento degli autovelox: il fatto che la gestione degli apparecchi fosse affidata fino a quel momento a società private, in una sorta di delega che la Polizia Stradale e i Comuni affidavano ad esse per ragioni sia organizzative che di contenimento dei costi.

Questo sistema è nato dall’oggettiva mancanza di risorse economiche di questi enti, ma presto ha generato una serie di scandali giudiziaricome quello quello dei “T-red”, i semafori di ultima generazione che secondo diverse inchieste, partite da Milano nel 2008, erano tarati (con l’assenso dei comuni stessi) in modo da abbreviare la durata del giallo, e facilitare quindi le contravvenzioni per passaggio col rosso.

Tale delega ai privati ha avuto come conseguenza, negli ultimi anni, non solo l’intervento della Magistratura, ma anche una valanga di ricorsi. Molti automobilisti “pizzicati” dalla telemetria si sono infatti opposti alle multe perché sul luogo e nel momento della sanzione non erano presenti vigili o poliziotti.

Proprio su questo argomento si è espressa la Cassazione in almeno 3 occasioni, tra il 2009 e il 2011, con interpretazioni opposte. Lesentenze 23084 del 30 Ottobre 2009 e 7785 dello scorso 5 Aprileaffermavano la non validità delle multe comminate in assenza di vigili o poliziotti, in quanto i “T-Red” come macchine sono naturalmente soggette a guasti ed errori.

La sentenza 21605 dello scorso 19 ottobre ha ribaltato questo parere. Questa ordinanza precisa infatti che il T-Red può far scattare sanzionianche senza che sia presente l’autorità addetta al traffico, purchè l’apparecchio sia omologato e tarato in modo regolare, insomma tenuto costantemente “sotto controllo” da un vigile.

Una linea di maggior rigore “bilaterale”, più severa nei confronti dei cittadini ma anche nei confronti delle autorità stesse, è stata adottata di recente anche dal Garante della Privacy e dal Ministero dei trasporti.

Il primo ha specificato lo scorso 8 Novembre che i sistemi foto e videodevono essere tarati in modo da riprendere esclusivamente il veicolo oggetto di sanzione, che qualsiasi ripresa di veicoli o oggetti nei dintorni “estranei” alla sanzione stessa rappresenta una violazione della privacy e che i dati raccolti devono essere gestiti esclusivamente dallaPolizia Stradale.

Il ministero dei Trasporti ha a sua volta emesso una nota precisando che ogni rilevatore deve essere segnalato e ben visibile, e che l’autovelox deve essere posizionato ad almeno 1 km dal segnale stradale che indica la velocità massima consentita. La nota specifica peraltro che quest’obbligo viene meno se la velocità massima consentita è la stessa su tutti i rami dell’intersezione interessata.

Questo tema è da tempo oggetto di polemiche “infuocate”, dovute alla sostanziale mancata applicazione del Decreto Legge 117 del 3 Agosto 2007, che estendeva l’obbligo di segnalare la presenza dell’autoveloxanche alle postazioni mobili montate sui veicoli della Polizia Stradale in servizio.

Un altro problema di cui si potrebbe parlare a lungo riguarda poi laconsegna via raccomandata della temuta “busta verde”. Qui basta sottolineare che se il il termine per la consegna della multa è diminuitoda 150 a 90 giorni dall’infrazione, questo periodo può dilatarsi in modo alquanto “elastico”: i 90 giorni infatti includono i tempi necessari per risalire all’intestatario del veicolo e all’eventuale aggiornamento dei dati del PRA, ed escludono invece i ritardi delle poste nella consegna (a fare riferimento per il termine di scadenza è cioè la data di consegna del verbale alle poste e non al multato). Facile, no?

L’impressione prodotta da questo “serial legale” è quella di un sistema nel quale nessuno è interamente innocente o colpevole, dai Comuni ai cittadini.

Una vera e propria “partita a scacchi” con al centro il denaro, motivata per le Autorità da ragioni “politiche”, inclusa la cassa, e che per gli automobilisti si traduce in furbate come gli “acchiappautovelox” che neutralizzano il laser rilevatore della velocità.

Una guerra di nervi di cui a fare le spese è soprattutto il piacere di guidare in pace.

Fonte: www.milanoweb.com

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