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Fasano: niente pena alternativa per un ubriaco al volante

Al posto della detenzione, per chi è sorpreso ebbro al volante c’è il lavoro di pubblica utilità. A patto di trovare qualcuno disposto a darglielo

Il Codice della Strada parla chiaro: l’art. 186, comma 9-bis prevede che, in alcuni casi, chi è sanzionato con una pena detentiva per guida in stato di ebbrezza possa vedersela commutare, con il suo consenso, in un periodo non retribuito di lavori socialmente utili identificati dall’articolo 54 del decreto legislativo n° 274 del 28 agosto 2000. Eppure, in Puglia c’è un automobilista che, pur avendo chiesto e ottenuto di scontare la pena alternativa, forse non potrà usufruirne e dovrà rassegnarsi al carcere.

SUCCEDE A FASANO (E ANCHE ALTROVE) – Un automobilista di Fasano (Brindisi), fermato al volante con un tasso alcolemico superiore a quello ammesso, il consenso l’ha dato volentieri e il suo avvocato, Francesco Saponaro, è riuscito a fargli ottenere l’agevolazione di legge. Tuttavia, dal Gip Valerio Fracassi è arrivata un’inusuale doccia fredda: il magistrato ha accolto la richiesta dell’automobilista, ma ha sottolineato che in tutta la provincia di Brindisi non gli risultano in attività enti o associazioni convenzionate presso le quali il condannato potrebbe svolgere tali attività benefiche. Non è certo la prima volta che ciò accade, visto che tale sgradevole (per gli interessati) situazione si verifica ogni volta che sul territorio ci si imbatte in una Onlus che non ha chiesto l’apposita convenzione per poter usufruire dei lavori socialmente utili. Però va ribadito che sono vicende inammissibili, poiché vietano ai colpevoli di godere di un diritto che la legge prevede in modo chiaro.

NIENTE ONLUS NELLA PATRIA DELLE ONLUS – Sembra incredibile, ma nella nazione che forse rappresenta la patria della Onlus (quelle vere e anche quelle dalle attività un po’ opache), non se ne trova una disposta a sobbarcarsi l'”onere” di far svolgere lavori socialmente utili a un condannato disposto a farli. Quindi, fatta salva la possibilità garantita per legge (quella, non si discute), ora l’automobilista dovra scontare una doppia punizione: il periodo di lavori a beneficio della comunità dovrà trascorrerlo in trasferta dopo aver trovato un’associazione abilitata ad accettare i suoi servigi. Le spese della trasferta, ovviamente, saranno a suo carico. Forse un ulteriore deterrente studiato per scoraggiare chi beve prima di guidare?

Fonte: www.sicurauto.it

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