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Comiso – Quell’aeroporto mai aperto dove sfrecciano solo le «supercar» degli amici del sindaco

Sfrecciano a 300 all’ora, ma non decollano le Ferrari inseguite da una Porsche sulla pista dell’aeroporto aperto nel 2007 solo per un volo inaugurale, quando Massimo D’Alema era ministro degli Esteri, ancora in attesa di nuovi nastri tricolore da tagliare, giusto per onorare i 36 milioni di fondi europei finora spesi inutilmente. Forse anche per questo il sindaco Giuseppe Alfano deve essersi lasciato convincere a utilizzare la pista per «un gioco fra amici», consentendo la gara dei bolidi e trasformando fra mille polemiche quei due chilometri e mezzo in un circuito da grand prix. Il più costoso autodromo del mondo. L’unico senza curve. Solo un rettilineo. Con frenate record su questa landa assolata circondata dalle serre dei pomodorini, dai vigneti e dalle colline amate da Gesualdo Bufalino, l’autore di Diceria dell’untore.

IN PISTA A TAVOLETTA – E allo scrittore nato qui sembra richiamarsi il sindaco solo omonimo dell’Angelino alla guida del suo partito, il PdL. Pronto a respingere le «dicerie» dei ragazzi della «Fabbrica», un gruppo politico vicino a Nicki Vendola, piombati sulla pista armati di telecamere mentre, senza annunci, un po’ alla chetichella, lo stesso sindaco assisteva alle prove di un aeroporto ridotto ad uno strozzato circuito per costosi macchinoni lanciati finalmente a tavoletta senza l’ossessione del limite di velocità. Non è stato edificante per Alfano ritrovare il filmato su Youtube, sbeffeggiato e insaccato nei panni di chi usa la pista dello spreco per gli amici. Ma il sindaco che allo scalo senza aerei cambiò nome non gradendo l’intitolazione a Pio La Torre si giustifica spiegando di averlo fatto «per beneficenza». O meglio, assicura che un club locale avrebbe proposto di organizzare in primavera una gara con l’obiettivo di raccogliere fondi per anziani e indigenti: «Ma con questa cattiva pubblicità salta tutto. Saltano almeno 15 mila euro…».

ALTRI CINQUE MILIONI – Parola di sindaco irritato dallo scoop che riaccende i riflettori sulla paradossale storia di un aeroporto che nessuno apre perché nessuno riesce a farsi carico dei costi della sicurezza a terra, a cominciare dagli oneri legati alla presenza di un distaccamento dei vigili del fuoco. Durissimo il governatore Raffaele Lombardo che contestò il protocollo con cui il governo Berlusconi prevedeva di rovesciare tutte le spese sulla Regione: «Una furbata, al contrario di quanto avviene in qualunque altro aeroporto nazionale». Poi è arrivata la disponibilità dello stesso Lombardo a impegnare altri 5 milioni per l’apertura, convinto che «in quattro anni si potrebbero avere un milione 800 mila passeggeri con un guadagno di 25 milioni di euro».

ARGENTINI INTERESSATI – Proiezione che ha portato lo scettico presidente dell’Enac Vito Riggio a dire «si acceleri». Ma senza pensare allo scatto delle Ferrari che per una curiosa coincidenza sfrecciano mentre una delegazione di imprenditori argentini fa la spola fra l’aeroporto di Catania e la pista di Comiso, forse interessati a trasformare quest’ultimo scalo nella base di un asse low cost con Buenos Aires, con la terra di tanti emigranti e dei loro figli nati nel «nuovo mondo». Ed è proprio Riggio, un siciliano spesso amareggiato da sprechi e ritardi della sua terra, sorpreso dalle immagini dei bolidi in pista, a dire che non bisognerebbe lasciarsi sfuggire la possibilità di un’intesa con gli argentini. Arrivati dopo alcuni finanziatori cinesi che, secondo altri boatos, sarebbero disposti a realizzare un mega aeroporto al centro della Sicilia, fra Enna e Catania. Sussurri e “dicerie”, grandi progetti e piste vuote dove per il momento accelerano solo le Ferrari.

Fonte: www.corriere.it

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