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Permessi, le fotocopie sono fuorilegge

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Dalla Cassazione arrivano decisioni particolarmente rilevanti per la viabilità, tra Ztl e park disabili. E i genitori possono essere responsabili degli incidenti provocati dai loro figli per omesso controllo.

 

Sul Codice della strada e la viabilità, arrivano novità dalla Cassazione. In particolare, i genitori devono prestare grande attenzione a cosa fanno i loro figli. A dirlo a chiare lettere è la Suprema Corte che ha stabilito che se un minorenne è coinvolto in un incidente stradale trasportando un altro passeggero sul ciclomotore, da questo può derivare una partecipazione dei genitori al risarcimento del danno per omessa vigilanza, poiché l’uso del mezzo deve sempre essere controllato da coloro che esercitano nei confronti del minore la potestà genitoriale (Corte di Cassazione, sezione III Civile, con la sentenza n. 25218 del 29 novembre 2011).

La Suprema Corte ha così confermato un orientamento ormai indiscusso sulle responsabilità dei genitori e anche nella città di Verona e nei piccoli paesi spesso, magari per gioco, si corre con i ciclomotori o peggio si effettuano manovre pericolose, con rischi per se stessi e per coloro che sono trasportati.

 

CONTRASSEGNO DISABILI. L’unico contrassegno per persone diversamente abili utilizzabile è quello vero. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 42957 del 21 novembre 2011 nella quale ha chiarito che se il «contrassegno» per persone diversamente abili esposto sul cruscotto è solo una fotocopia possono iniziare problemi penali, anche se la falsificazione sia evidente ictu oculi e autorizzata dal titolare. Questa decisione in contrasto con quanto aveva deciso il Gip per il quale la falsificazione del contrassegno per la sosta delle autovetture destinate al trasporto di disabili «non costituisce reato». A giustificazione di tale tesi il giudice aveva affermato che pur essendo stata accertata l’esposizione di una fotocopia del contrassegno, «si era trattato di falsi grossolani» e, comunque, le due copie erano state approntate «nell’interesse della stessa portatrice di handicap, la quale aveva ritenuto opportuno dotare di essere le vetture che venivano poste a disposizione per gli accompagnamenti di cui fruiva».

Ma il Procuratore Generale decide di presentare ricorso in Cassazione. I giudici della Suprema Corte danno una lettura molto restrittiva alla vicenda perchè «la fotocopia di un documento autorizzativo, legittimamente detenuto, realizzata con caratteristiche e dimensioni tali da avere l’apparenza dell’originale» può portare all’identificazione del reato di «falsità materiale».

Pertanto anche solo «la semplice esibizione del documento falso può consumare l’ipotesi penalmente sanzionata con conseguente accoglimento del ricorso e rinvio al Giudice per le indagini preliminari.

 

PERMESSO ZTL. E la quinta sezione penale della Corte di Cassazione, con sentenza del 24 ottobre 2011, n. 38349, ha stabilito che si profila il reato di falsità materiale anche per le copie fotostatiche del permesso per l’accesso nella Ztl anche se legittimamente ottenuto dal privato.La Suprema Corte ha aggiunto altresì che non ha alcuna rilevanza l’assenza del timbro a secco e che, quindi, non è consentito ad alcuno, neppure al titolare del documento stesso, la riproduzione in maniera da creare un secondo documento che si presenti e sia utilizzato come l’originale.

 

Fonte: www.larena.it

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