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Ma servono davvero più vigili di quartiere a Milano?

pisapia

A giugno il sindaco di Milano Pisapia prometteva 500 vigili di quartiere. A settembre assicurava che da novembre ce ne sarebbero stati “almeno 350, destinati ad aumentare”. Tre mesi dopo siamo fermi a 240 unità, e i Consigli di zona (governati dal centrosinistra) chiedono all’amministrazione di rispettare gli impegni. L’assessore alla Sicurezza Granelli dice che il progetto dovrebbe partire da gennaio, ma il problema in agguato è un altro: la scarsità dell’organico della Polizia locale, che costringerebbe a togliere uomini dalla gestione del traffico. Ne abbiamo parlato con Daniele Vincini, segretario milanese del Sindacato Unitario Lavoratori Polizia Municipale e locale.

 

La promessa di Pisapia è credibile?
Sguarnendo i servizi di viabilità potremmo arrivare a 350 vigili di quartiere. Al momento al nostro corpo mancano 500 unità, ma dovremmo farcela. Questo però è il massimo che si può avere. Secondo noi la strada da percorrere sarebbe un’altra.

 

Quale?
Prima di aumentare i vigili di quartiere, andrebbero ottimizzati quelli che ci sono. Una cosa che si sta facendo anche in altre città europee, in seguito a risultati non eccellenti. Il vigile dovrebbe essere a piedi in centro – dove ha anche la funzione di dare informazioni ai turisti – ma non in periferia, altrimenti si disperde nel nulla e si sprecano energie. Servono nove stazioni mobili: furgoni con sedie e tavoli in cui poter prendere eventuali denunce e avere un contatto diretto con cittadini e pubblica amministrazione. Sarebbero punti di riferimento visibili, centri d’ascolto che raccolgono informazioni e danno risposte.

 

Sarebbe una novità assoluta?
La Moratti aveva sperimentato le stazioni mobili, ma erano troppo piccole. Alla fine furono usate come telecamere, facendo venir meno il discorso del vigile di quartiere, che deve avere un luogo adatto a ricevere le persone.

 

Cosa fa un vigile di quartiere?
L’aspetto più importante è il contatto con i cittadini, che permette di capire meglio le loro esigenze. Poi può occuparsi di viabilità e piccoli incidenti, oltre a segnalare situazioni di degrado, spaccio o malcostume al corpo di Polizia locale, che fa intervenire i nuclei speciali. Si potrebbe creare un database dei vigili di quartiere: un archivio consultabile anche dagli altri corpi di polizia, per avere la mappatura quasi in tempo reale di quanto succede in città.

 

Cosa accadrebbe se l’amministrazione istituisse davvero 500 vigili di quartiere?
Si lascerebbe scoperta la viabilità, di più: si distruggerebbe questo servizio. Se si spegnesse un semaforo, non sapremmo chi mandare a riaccenderlo. Facendo sacrifici possiamo permetterci al massimo 350 vigili di quartiere. La coperta è molto stretta. E potremmo ottenere lo stesso effetto con meno uomini, ma con più mezzi, tecnologia e formazione.

 

Per l’assessore Granelli le novità potrebbero partire da gennaio.
La tempistica è fattibile. L’importante è non buttare gli agenti in mezzo alla strada solo per far vedere che si sta facendo qualcosa. Non possiamo permetterci il lusso di disperdere il personale in un’operazione di facciata.

 

I Consigli di zona vogliono più vigili di quartiere.
Con i Consigli abbiamo sempre avuto ottimi rapporti, ma i vigili di quartiere non possono essere la panacea di tutti i mali di Milano. Il nostro organico è diminuito e ci vengono richiesti sempre più interventi. Non possiamo sostituirci ai carabinieri, alla polizia, alla Finanza. Cerchiamo di dare un contributo, perché la sicurezza e il quieto vivere della città ci interessano, ma non si può caricare tutto su di noi.

 

Il piano di Pisapia nasce da una necessità concreta o dalla voglia di mantenere una promessa elettorale?
Le due cose si sommano. Se l’amministrazione ha preso un impegno, ha l’obbligo di onorarlo. Intanto l’obiettivo è sceso da 500 a 350: presumo che ci si sia accorti che di più di così non si può fare. La cosa migliore sarebbe ottimizzare i 240 agenti attuali e poi aumentare gradualmente fino a 350.

 

Berlusconi promise i vigili di quartiere nel 2001. Ora è un’amministrazione di centrosinistra a rilanciarli.
Se un’idea è buona, lo è sia a destra che a sinistra. La sicurezza non ha colore politico. L’importante è che si agisca tenendo conto delle esperienze passate, che sono state abbastanza negative.

 

A cosa si riferisce?
Quando il sindaco era Albertini, il progetto era partito bene, ma poi mancarono i mezzi e il collante con il resto della macchina comunale. Col tempo i vigili di quartiere vennero considerati un corpo estraneo alla Polizia locale. Alla fine furono mandati agli incroci: tornarono a fare viabilità, perché ce n’era bisogno. Con la Moratti abbiamo provato a dare un’impronta diversa, ma si è scelto di dotare gli agenti di ciclomotori elettrici che si sono rivelati un bidone. Oggi molti di quei mezzi sono fermi nei depositi, perché non funzionano. Adesso ci riproviamo con la nuova giunta. Siamo pronti al confronto, ma per ora non è stato fissato nessun incontro.

 

Fonte: blog.panorama.it

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