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L’arte difficile di comandare la Polizia Municipale a Termoli

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Il concorso di Comandante P.m. nel centro adriatico si è rivelato per anni un albero che, pur avendo radici antiche e ben ramificate, non è mai riuscito a dare frutti. Se si riuscirà a tenere prossimamente un’altra procedura, si tratterà della quarta dopo che ne sono state sospese due ed annullata una terza. L’estensore dell’articolo è in grado di rievocare i fatti rispolverando i suoi ricordi di funzionario della Polizia municipale in Larino che aspirava a diventare dirigente in Termoli.

 

Ruoli difficili quelli dei Comandanti dei Corpi di Polizia municipale. Dopo il caso di Isernia, che però poggia su incongruenze di tipologia ben diversa, ora è deflagrato quello di Termoli dove Antonio Valente, vincitore di un concorso conclusosi due anni or sono, non potrà insediarsi perché la Giunta Di Brino ha cancellato la procedura concorsuale che l’aveva visto prevalere sugli altri concorrenti. La motivazione è stata rinvenuta nella circostanza che il secondo classificato, Massimo Albanese, aveva fatto ricorso al Tar, contestando i requisiti richiesti dal bando per essere ammessi alla procedura selettiva. Il concorso era stato bandito dal precedente Esecutivo e si era concluso sul finire del 2009, dopo che il posto era rimasto privo di titolare sin dal 2003. La revoca è stata decisa nella presunta evidenza che l’illegittimità richiamata nel ricorso avrebbe inficiato la procedura sin dalla fase dell’approvazione e pubblicazione del bando. Ragion per cui, annullato il concorso, potrà essere avviata la procedura concorsuale pubblica per la copertura del posto di Comandante-dirigente del Corpo di Polizia municipale.

 

Questa importante funzione della Pubblica amministrazione locale adriatica ha fatto sempre discutere; tant’è vero che, tempo addietro, la Procura della Repubblica del Tribunale di Larino aveva affidato alla Guardia di Finanza l’incarico di acquisire deliberazioni e determinazioni concernenti le funzioni di Coordinatore dei Vigili urbani termolesi conferito dal precedente Sindaco Greco a Rocco Giacintucci al fine di verificare se gli atti posti in essere fossero stati esenti da vizi. Ma già prima, sia pure senza che fosse stato sollecitato l’intervento dell’A.g., si erano verificate varie situazioni emblematiche. Chi scrive è in grado di rievocarle rispolverando i propri ricordi: quelli di chi – un tempo – avrebbe dovuto partecipare ad uno di quei concorsi perché, da Comandante della Polizia municipale in Larino, aspirava a trasferirsi in quel di Termoli.

 

Per anni il concorso in esame è stato un albero che, pur avendo radici antiche e ben ramificate, non è mai riuscito a dare i suoi frutti; tanto che, se si riuscirà a tenere prossimamente un’altra procedura, si tratterà della quarta dopo che il Comune di Termoli ne ha sospese due ed annullata una terza. Il primo avviso era stato bandito per un posto di Comandante cui era stata collegata pure la responsabilità della Protezione civile; cosicché, oltre ai canonici titoli di studio richiesti (laurea in giurisprudenza, oppure in scienze economiche o politiche), sarebbe andato bene pure un alloro conseguito in ingegneria. Invece, al secondo bando, si cercava soltanto un Comandante e venne richiesta una laurea senza particolari specializzazioni. Ed è stato questo il concorso che interessava chi scrive, tra i cui concorrenti si potevano annoverare illustri personaggi, quali il cognato dell’allora Sindaco MONTANO (ufficiale di Marina), il maggiore dei Carabinieri VERGALLO, un avvocato dello “Studio legale Giovanni Di Giandomenico” ed altri. Formata la Commissione ed esaminati i titoli, i concorrenti ammissibili restarono solo in quattro, vale a dire: il citato affine del primo cittadino, i Comandanti de Luca e Scarano dei Vigili urbani di Larino e di Venafro, e l’avv. Di Jorio. VERGALLO venne escluso per carenza di titoli (nell’Arma non era dirigente e non era laureato). La procedura venne tenuta in salamoia per un anno e mezzo; ed alla fine, una laconica comunicazione del dirigente per gli Affari generali riferì ai concorrenti superstiti che la Giunta si accingeva a deliberarne la sospensione. Non conosco le motivazioni di una tale decisione, seppure ritengo che esse fossero di tutta evidenza. Presumibilmente , deduce qualcuno,”malati” di leghismo, a Termoli non prendono il Comandante se non sia nativo del luogo.

 

Da notare che il concorso era stato bandito inopinatamente, mentre Comandante del Corpo era ancora il cap. SORELLA, da anni in quiescenza. Ed alle perplessità di chi aveva inteso porsi (e porre) delle domande in proposito, fu risposto che si cercava un dirigente (non un istruttore direttivo) da porre al vertice dei “berretti bianchi”. Seguì l’èra SCIARRETTA, ufficiale del Corpo cui venne conferita la posizione organizzativa per la direzione del Servizio di Vigilanza, funzione ben distinta da quella di comandante (seppure esse possano talvolta coincidere nella medesima persona). Di poi, le vicende che seguirono, l’acquiescente inerzia degli altri dirigenti e la “turnazione” politico-amministrativa MONTANO-GRECO portarono quest’ultimo a chiamare in Termoli tale Rocco Giacintucci, assunto con una strana qualifica che non avrebbe mai fatto di lui un Comandante di Polizia municipale, seppure comunemente venisse appellato in tal modo.

 

In cauda va ripetuto che quella situazione fu dovuta all’inerzia dei massimi vertici della struttura amministrativa comunale, dal momento che l’incarico dirigenziale poteva benissimo essere conferito all’interno del Corpo (in presenza di soggetti muniti dei requisiti di legge) oppure ad altri dirigenti dell’Ente, a meno che – assumendosene la responsabilità – l’Esecutivo comunale non avesse dichiarato, con deliberazione formale, di essere costretto a ricorrere all’esterno per la carenza in dotazione organica di personale munito del titolo di studio previsto, vale a dire il diploma di laurea.

 

Adesso che il terzo concorso è stato annullato, è sperabile che non si ripetano gli errori che hanno originato i vizi del relativo bando. All’epoca ci eravamo domandati: ma, se il Comune intende assumere un dirigente, come mai nella elencazione dei requisiti previsti ad un certo punto era stata inserita la condizione per cui poteva aspirare a cotanto posto pure chi fosse stato almeno tenente nei Carabinieri? Vogliamo ricordare a noi stessi che – nella quarta forza armata dello Stato – la dirigenza comincia dal grado di colonnello. Perciò come potrebbe essere possibile in Comune avere un dirigente che altrove occupa funzioni direttive e non dirigenziali?

 

Fonte: www.primapaginamolise.com

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