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Il fenomeno delle aggressioni ai poliziotti locali. E’ giunto il tempo di affrontare seriamente il problema

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L’omicidio dell’agente Niccolò Savarino arriva, ci sconvolge ma purtroppo, non ci meraviglia.

La notizia è arrivata ed è esplosa ma era il pensiero che prima o poi doveva accadere era presente in tutti gli operatori di polizia locale che ogni giorno escono in servizio per le strade di tutta Italia.

La parola ricorrente è ‘poteva accadere ad ognuno di noi’.

Poteva accadere a Milano ma poteva accadere anche in piccolo comune in qualsiasi parte d’Italia.

Proprio questo anno al convegno Nazionale di Polizia Locale a Riccione ho relazionato sul tema delle aggressioni agli operatori di polizia locale, lanciando, come ormai faccio da anni, l’allarme sul grave fenomeno che vede come vittime gli agenti di polizia locale.

Le criticità che rilancio sono le stesse: sottovalutazione del fenomeno nei confronti della polizia locale; mancanza di dati empirici nazionali o locali; mancanza di adeguata prevenzione dei rischi sia di natura fisica si di natura psicologica e sociale; carenza di formazione adeguata;

 

Mancanza di dati empirici nazionali riguardanti le aggressioni degli operatori di polizia locale

Esiste un fenomeno preoccupante attualmente imprecisato in termini quantitativi, riconducibile alla professione del poliziotto locale: quello delle aggressioni.

Negli ultimi anni si sono moltiplicati i casi di aggressioni fisiche ai danni di operatori di polizia durante le attività quotidiane, molto spesso da parte di persone che non rivestono le classiche caratteristiche di delinquenti o criminali, ma persone cosiddette normali, di buona famiglia. La diffusione dell’uso di alcol e droghe e l’aumento dei controlli su strada per fronteggiare tale piaga ha ampliato notevolmente la possibilità di conflitti tra utenti e operatori di polizia.

Bisogna riconoscere all’Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale (ASAPS) un primo lodevole tentativo di quantificare e qualificare a livello nazionale gli episodi di violenza nei confronti degli operatori di polizia in generale con l’osservatorio denominato ‘Sbirripikkiati’ attraverso un questionario on line.

Anche per l’anno 2011 l’ASAPS ha diffuso i risultati relativi ai casi di aggressione riferiti dai visitatori del sito, che di seguito forniamo: 2.230 casi di aggressione fisica  ad operatori di polizia, il 52,6% delle aggressioni hanno riguardato appartenenti all’Arma dei Carabinieri, il 35,8% la Polizia di Stato, solo il 10,4% la Polizia Locale, il 5,7% altri corpi.

 

Considerando il limite scientifico che questo tipo di ricerca presenta, essendo di fatto un questionario redatto on line, esposto quindi al rischio si falsi positivi, e riconoscendone l’importanza di primo tentativo di analizzare ed affrontare il fenomeno delle aggressioni ai poliziotti in Italia, salta però subito all’occhio la bassa percentuale di aggressioni subite riconducibile agli operatori di polizia locale in tutta Italia, rispetto ai dati delle alte forze di polizia nazionali.

Poco più di 200 casi, il 10% rispetto agli altri corpi di polizia nazionali…

Questo date appare senza dubbio ridicolo, eccessivamente basso!

Possiamo certamente ipotizzare una cifra molto alta riconducibile agli infortuni da aggressione subite da parte degli operatori di polizia locale in tutta Italia.

Certo è che colpisce la disuguaglianza tra i dati riconducibili alle aggressioni subite da parte degli operatori di polizia nazionali, come la Polizia di Stato (35,8%) e Carabinieri 52,6% rispetto al dato delle polizie locali, che nel loro insieme aggregando i dati acquisti on line, si portano al terzo posto con (soli!) 231 casi di aggressione a livello nazionale, il 10,4% del totale nell’anno 2011.

Senza togliere niente alla pericolosità del lavoro degli operatori di Polizia di Stato e dei Carabinieri, costantemente in prima linea nella lotta alla criminalità, è altrettanto vero che sulle strade delle nostre città italiane il controllo della guida in stato di ebbrezza ed il rilievi dei sinistri stradali è svolto per lo più da uomini e donne della polizia locale.


Facendo un rapido calcolo, dai soli dati raccolti dalla stampa e da internet, nel solo corpo di Polizia Municipale di Roma ogni anno circa 300 operatori di polizia locale subiscono lesioni riconducibili ad aggressioni in servizio, a Milano si superano le 200 aggressioni in servizio, a Torino le 50 aggressioni in servizio, a Varese ogni mese un aggressione, in media in un corpo di polizia locale come Firenze (circa 830 operatori in totale), ogni anno almeno 40 operatori di polizia locale subiscono degli infortuni sul lavoro riconducibili ad aggressioni in servizio, il 30% degli infortuni in totale… il calcolo è rapidamente fatto!

E’ bene ricordare infatti, che l’aggressione di un operatore di polizia locale in servizio che produce delle lesioni personali oltre a rivestire la caratteristica di reato, è da considerarsi a tutti gli effetti un infortunio sul lavoro, questo potrebbe consentire, attraverso la raccolta dei dati inseriti nella relazione annuale redatta dal datore di lavoro o dal Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione prevista dal Documento di valutazione dei rischi (D.lvo 81/2008), di poter quantificazione il fenomeno in modo dettagliato.

Ci può aiutare in tal senso, un’interessante ricerca sulla valutazione dei rischi professionali in polizia locale (1), effettuata attraverso la somministrazione di un questionario che prevedeva l’analisi dei dati relativi agli infortuni sul lavoro verificatisi negli anni 2007, 2008, 2009, nei corpi di polizia locale della sola regione Toscana, ci può fornire delle indicazioni empiriche più precise.

Anche se hanno risposto solo il 17,77 % di tutti i comuni toscani (51 comuni su 287) è emerso il dato di 282 casi di infortuni da aggressione – colluttazione nel triennio, circa il 31,7 % degli infortuni in totale.

Questo dato riconducibile agli infortuni da aggressione raggiunge la percentuale del 30 % del totale degli infortuni lavorativi dei poliziotti locali dei 51 comuni analizzati, è in linea con quelli della polizia municipale di Firenze che si attestano intorno ai 120 infortuni da colluttazione l’anno, cioè il 30% del totale infortuni lavorativi.

 

Facendo un minimo di proiezione possiamo immaginarci che ogni anno il numero degli infortuni riconducibili ad aggressione  – colluttazione degli operatori di polizia locale della sola regione Toscana possa oscillare per difetto tra i 300 ed i 400 casi.

Se si assume che in Italia il numero totale degli operatori di polizia locale è di circa 61.000 unità (59.917 polizia municipale e 1291 polizia provinciale e simili) e che gli episodi di aggressione si presentano sia in grandi corpi che nelle piccole realtà, è plausibile che ogni anno circa il 5% degli appartenenti ai vari corpi di polizia municipale italiani riportano degli infortuni professionali riconducibili ad aggressioni in servizio, raggiungendo la cifra stimabile per difetto di circa 2.500 operatori di polizia locale aggrediti ogni anno.

Anche se non si tratta di una proiezione che possa avere valenza scientifica o di ricerca sociale, è chiaro che il dato sugli infortuni da aggressione subiti dagli operatori di polizia locale fornito dall’osservatorio Sbirripikkiati sia molto al di sotto della realtà.

 

L’omicidio dell’agente Niccolò Savarino deve ricondurci alla necessità di affrontare seriamente il fenomeno dei rischi professionali specifici degli operatori di polizia locale, che ogni giorni affrontano eventi critici di servizio ad alto rischio personale e psico sociale, come ad esempio arresti, TSO, controlli stradali contro l’abuso di alcool e droga, risse, stranieri, aggressioni.

Il concetto di evento critico di servizio è riconducibili a tutti quegli interventi che per la loro natura sono caratterizzati da un intrinseco livello di rischio fisico e psicologico che possono provocare nell’operatore di polizia che vi impatta per ragioni appunto di servizio, gravi ripercussioni anche a carattere psicologico.

E’ naturalmente il caso dei conflitti a fuoco o degli interventi negli incidenti stradali mortali, ma sono ormai riconosciuti dalla letteratura scientifica internazionale anche gli esiti psico sociali negativi riconducibili ad aggressioni subite in servizio.

Come spesso affermo: per un operatore di polizia che subisce un’aggressione che produce delle lesioni personali, ci vuol del tempo per sentirsi di nuovo in grado di affrontare la strada.

Le ripercussioni psicologiche causate da un pugno fanno ben oltre i giorni di referto medico.

I rischi psicosociali degli e.c.s., possono in alcuni casi estremi produrre sindromi post traumatiche che, se non fronteggiate adeguatamente, possono svilupparsi in patologie invalidanti per gli operatori di polizia.

L’importanza delle prevenzione attraverso programmi di supporto si sposa con la necessità di un’adeguata formazione personale.

La formazione tecnica e operativa non è sufficiente e può addirittura essere controproducente se non è fatta da istruttori riconosciuti e non è calibrata alle necessità specifiche dell’organizzazione di polizia locale interessata.

Inoltre, questo tipo di formazione deve necessariamente prevedere delle competenze di tipo relazionale, anch’esse insegnate da formatori che hanno delle competenze specifiche sui temi,  necessarie per abbassare i livelli di conflitto con l’utenza, fronteggiare lo stress e riuscire ad affrontare le situazioni critiche in emergenza. L’istituzione di osservatori è sicuramente un buon punto di partenza per sensibilizzare le istituzioni, ma l’analisi deve essere attenta e possibilmente oggettiva, e deve prevedere un approccio psicologico e sociologico  al fenomeno, per scongiurare il rischio che anche in questi tragici momenti la categoria professione dell’operatore di polizia locale sia considerata meno a rischio rispetto alle altre, oltre a servire da stimolo alle singole amministrazioni ad apporre le successive contromisure al fine di abbassare i livelli di rischio infortunio dei lavoratori di polizia locale.

 

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(1) Leopoldo Magelli & Beatrice Cocchi, ‘Organizzazione e gestione della salute e sicurezza sul lavoro nelle polizie locali (municipali e provinciali) della Regione Toscana’ per SIPL.

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