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Bologna – In centro col pass del defunto; scovati altri 12 furbetti

Due casi in città, dieci nei comuni dell’hinterland. Il procuratore Giovannini: “E’ un pozzo senza fondo”

Una soffiata agli agenti della polizia municipale – “tizio se ne va in giro con il contrassegno di un morto” – ha consentito agli stessi vigili urbani e alla procura di ripescare un´altra categoria di furbetti dal “pozzo senza fondo” del pasticciaccio dei permessi per il centro storico. Gli utilizzatori di pass per disabili o per accompagnatori rilasciati a persone nel frattempo decedute, per ora un paio in città e una decina fuori Bologna.

Due i tipi di stratagemmi messi in atto grazie all´escamotage del “caro estinto”. Il primo è legato ai lasciapassare H emessi dal Comune di Bologna. Al decesso dell´intestatario, notificato all´anagrafe, dal sistema Sirio viene cancellata la targa corrispondente. Ma agli eredi del defunto non è imposta la restituzione del permesso arancione. Così il possessore disinvolto e incivile continua a servirsene. Non può accedere alla Ztl, visto che le cooordinate della macchina non sono più inserite nel cervellone. Però, nelle ore ad ingresso libero, ha la possibilità di posteggiare negli spazi per disabili o nelle strisce blu, senza pagare, fino alla scadenza del pass, quinquennale.

La seconda categoria include chi si ritrova tra le mani il tagliando concesso da un altro Comune e riconosciuto come buono da Sirio: l´autorizzazione per arrivare fin sotto le Due Torri, necessaria per andare in uno studio medico o in ufficio, è inserita una tantum nel sistema bolognese e dura quanto il permesso base. In questi casi, quasi tutti relativi ai furbetti residenti nell´hinterland o a studenti fuori sede, la dipartita del titolare non viene segnalata a Palazzo d´Accursio e i dati superati rimangono nel “cervellone”, con l´ok a transito e sosta.

DOSSIER Il comune: “Così cancelliamo chi non ha più diritto”

La punizione teorica, un rischio minimo, non sembra tale da scoraggiare gli abusi. «Non è penalmente perseguibile – spiegano gli investigatori – chi spaccia per proprio il permesso H di un morto, nemmeno per il reato di sostituzione di persona». Al massimo il “morto vivente” rischia di inciampare in un controllore solerte, che abbia voglia e modo di verificare estremi di pass, proprietario della macchina e sua esistenza in vita. E, per male che gli vada, se la cava con una multa da Codice stradale.

«Questa inchiesta – constata il procuratore aggiunto Valter Giovannini – è un pozzo senza fondo di piccole e grandi furberie. La procura però non può materialmente intervenire su tutto». Occorrerebbe adottare correttivi, invertire l´andazzo, cambiare. «In tal senso – rileva ancora Giovannini – il sindaco Virginio Merola sta dimostrando sensibilità e volontà di mettere ordine». Un esempio? «La più volte annunciata riduzione del numero di pass associabili alla stessa targa».

Fonte: bologna.repubblica.it

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