Questo articolo è stato letto 1 volte

Funerali del vigile Nicolò Savarino. I colleghi di Bologna: ‘Abbandonati dallo Stato’

lutto

Dopo aver partecipato ai funerali del collega a Milano, il Sindacato di categoria di Bologna si sfoga: “Siamo parafulmini. Ci ammaliamo e moriamo per il nostro lavoro e lo Stato ci nega tutto”.

 

Un Duomo di Milano affollato e commosso ieri per i funerali dell’agente di polizia municipale travolto e ucciso da un Suv lo scorso 12 gennaio. Presenti alla cerimonia anche una rappresentanza di poliziotti municipali del SULPM di Bologna per dargli l’estremo saluto, per testimoniare la vicinanza e il cordoglio.

 

LO STATO RICONOSCA LA PERICOLOSITA’. “Il collega barbaramente ucciso si chiamava Nicolò Savarino, siciliano, 42 anni – l’incipit della nota del SULPM, Sindacato Unitario Lavoratori Polizia Municipale e Locale sezione di Bologna – era un Agente di Polizia Locale a Milano e una rappresentanza di poliziotti municipali del SULPM era presente nel suo Duomo per dargli l’estremo saluto, per testimoniare la vicinanza ed il cordoglio. Lavorava in una grande città, in un contesto non troppo dissimile da quello di Bologna o di tanti altri comuni della nostra penisola. Sono anni che il Sindacato si batte affinché lo Stato (oltre alle amministrazioni locali) riconosca una realtà inconfutabile: un lavoro pericoloso, per cui ci si ammala e si muore per malattie correlate all’inquinamento, per gli incidenti stradali… e si muore anche perchè vittime della cieca e bestiale violenza di un criminale”.

 

DA BOLOGNA. Il Sindacato dei Vigili Urbani di Bologna sottolinea: “Svolgiamo un servizio nel quale ci mettiamo sempre la nostra faccia, spesso utilizzati come parafulmini, sotto i compiaciuti riflettori del pubblico ludibrio anche se solo siamo sospettati di aver commesso un errore, ma tenacemente ignorati nonostante i tanti successi. Nemmeno ‘figli di un dio minore’, ma veri e propri ‘orfani’ di uno Stato che ci manda allo sbaraglio senza mezzi, senza coperture assicurative e legali…. e con stipendi da miseria che poi gli amministratori locali si affannano subito a tagliare, quando devono far quadrare i conti, speculando sui nostri disagi pur di mantenere i loro privilegi”.

 

IL MESTIERE DEL VIGILE URBANO. Il modello sociale e culturale nel quale è nato il mestiere di vigile urbano è mutato, non è un caso se oggi non siamo più vigili urbani ma Agenti di Polizia Locale, sempre di più costretti ad affrontare persone pericolose, criminali, assassini pronti a tutto pur di sfuggire alla giustizia. E anche a travolgere un agente in bicicletta e trascinarlo per centinaia di metri, come è successo. Solo pochi giorni fa a Torino, grazie al coraggio e al sangue freddo di un vigile urbano, si è sventato un attentato che poteva recare gravi conseguenze.

 

ALCUNI CASI NAZIONALI ED EPISODI LOCALI. “Subiamo attentati – prosegue la nota di SULPM – le auto di servizio o personali vengono bruciate (l’ultimo caso risale a pochi giorni fa, quando la macchina di un ufficiale di Polizia Municipale di Corigliano Calabro che lotta contro l’abusivismo edilizio è stata distrutta dalle fiamme) e, per rimanere a Bologna, ricordiamo che un collega ha rischiato di perdere la vista per una bottigliata in un occhio, altri sono stati morsi da cani di punkabbestia, altri hanno dovuto seguire profilassi per essere stati a stretto contatto con persone ammalate di tbc o hanno ricevuti sputi da ammalati di aids, altri ancora sono stati picchiati da immigrati clandestini, da ubriachi, da venditori abusivi, da psicolabili…minacciati con coltelli, pezzi di vetro, siringhe infette”.

Siamo costantemente bersagliati da lettere di ”esimi cittadini” che di volta in volta scrivono sui quotidiani che ”i vigili” o sono troppo severi e senza buon senso, oppure sono menefreghisti….. che pensiamo solo a far cassa o che siamo sempre assenti…che siamo tutti imboscati negli uffici o che hanno dovuto attendere ore in ufficio perchè c’erano pochi agenti allo sportello. Nessun capo dello stato farà visita ai nostri parenti, eppure il nostro sangue, sull’ asfalto, è rosso come quello di tutti gli altri.

 

NESSUN AIUTO DALLO STATO. Contiamo i nostri morti ed i feriti, senza nemmeno la speranza che i loro cari vengano aiutati dallo Stato, uno Stato che non solo non ci vuol riconoscere quelle tutele che hanno i colleghi delle forze di polizia statali, ma che addirittura ci ha tolto pure quel poco che avevamo, come la causa di servizio.“

 

Fonte: www.bolognatoday.it

Fonte:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *