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Pescara, sindacato di polizia municipale sul piede di guerra. Falzani: «siamo categoria a rischio»

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Il sindacato annuncia manifestazioni a Roma. Richiesti equo indennizzo e riforme

 

«Una legge di riforma delle Polizie Locali italiane, il riconoscimento come categoria a rischio, un equo indennizzo».

Sono queste le richieste avanzate dalla segreteria provinciale di Pescara del Dipartimento Autonomie locali Polizie Locali (Diccap). Il sindacato chiede maggiore attenzione ai diritti della polizia municipale «sempre più spesso esposta ai rischi sul lavoro come dimostrano i recenti episodi di cronaca». Prevista manifestazione a Roma in piazza Montecitorio nei giorni 09 e 23 febbraio 2012.

«Non siamo semplici impiegati in divisa ma una categoria a rischio», dice il segretario provinciale del sindacato Walter Falzani, «il recente episodio dell’omicidio dell’agente della Polizia municipale di Milano che stava semplicemente compiendo una delle tante attività assegnate alla polizia municipale, è la goccia che ha fatto traboccare un vaso troppo colmo di disparità e di ingiustizie». Le ingiustizie, come le chiama Falzani,  riguarderebbero  i provvedimenti contenuti nell’ultima manovra finanziaria.

 

L’articolo 6, in particolare, escluderebbe  le Polizie Locali dall’elenco dei lavoratori a cui riconoscere  la causa di servizio ed equo indennizzo  ed uno status giuridico specifico. Secondo l’articolo in questione, infatti,  l’indennizzo  non spetta a tutti i lavoratori ma solo a quelli che siano applicati a determinati macchinari oppure a determinate attività, ritenute in via generale pericolose dal legislatore. Lavoratori pubblici che però  erano già coperti dall’assicurazione obbligatoria (art. 9).

 

«Per  rivendicare i nostri diritti», assicura Falzani, «manifesteremo a Roma in piazza Montecitorio nei giorni 09 e 23 febbraio 2012 affinché si possa addivenire definitivamente alla risoluzione di questa enorme ingiustizia perpetrata a discapito delle donne e degli uomini  in divisa della Polizia Municipale che quotidianamente a fatica tentano di regolare il vivere civile, la vita dei cittadini e la coesione sociale. Il numero di operatori che ogni anno vengono feriti in servizio, avrebbe dovuto essere sufficiente a dimostrare che non siamo semplici impiegati in divisa».

 

Fonte: www.primadanoi.it

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