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Anche la confisca dei beni per i pirati della strada. I familiari delle vittime chiedono un decreto legge

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“Basta con la vigliaccheria stradale. Togliamo la benda e la bandana al pirata della strada”


È lo slogan della campagna proposta dall’Associazione sostenitori amici della polizia stradale in tandem con quella dei Familiari vittime della strada. L’iniziativa, che vede la collaborazione di altre associazioni, è stata illustrata in Senato dal presidente dell’Aifvs, Pina Cassaniti, insieme all’avvocato dell’associazione, Gianmarco Cesari, e dal consigliere nazionale dell’Asaps Roberto Rocchi, alla presenza del vicequestore aggiunto Giandomenico Protospataro. Analoghi incontri si sono tenuti a Milano, Forlì e Firenze. I dati emersi sono piuttosto allarmanti. A fronte di un trend in calo degli incidenti, infatti, i casi di pirateria sono passati dai 482 del 2009 agli 852 dello scorso anno, con un incremento del 45% nel 2011.

 

Sempre l’anno scorso questi incidenti hanno provocato 127 morti e 995 feriti. «Circa il 70% dei pirati della strada – ha sottolineato Rocchi – viene identificato entro 10-15 giorni. Il 35% agisce sotto l’effetto di alcol o droga, il 25% sono stranieri. Poche le donne coinvolte; Lombardia, Emilia e Lazio sono le regioni in cui si sono verificati il maggior numero di casi». «È un problema di coscienza civile – ha spiegato Pina Cassaniti – Se una nota pubblicità definisce l’evasore fiscale “parassita della società”, il pirata della strada cos’è, un verme sociale? Vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica. Per questo e due numeri telefonici (0543-704015 e 346 7553350) ai quali possono rivolgersi per segnalare casi di pirateria sia le vittime che eventuali testimoni oculari».

 

Due gli obiettivi: da un lato sensibilizzare cittadini e istituzioni su questo fenomeno, dall’altro fornire uno strumento per portare l’identificazione dei pirati al 100%. Ma le iniziative non si fermano qui. È in atto un pressing per cambiare il codice penale ed inasprire le pene specifiche. «Parto da una sentenza del Tribunale di Roma relativa all’investimento mortale di un ciclista avvenuto nel 2008 – ha detto l’avv. Cesari – Il responsabile è stato condannato a 3 mesi di reclusione per omissione di soccorso e 500 euro di risarcimento alla parte civile. C’è grande indignazione sociale rispetto a questo reato ma le aule di giustizia non sembrano rispondere. In linea generale si tende ad applicare il minimo della pena. C’è un disegno di legge che modifica il codice penale che giace indiscusso alla Camera dal marzo 2010. Occorre accelerare l’iter legislativo. Serve un decreto legge che preveda l’aggravante per una serie di violazioni del codice della strada che noi abbiamo identificato in base a uno studio del prof. Dario Vargi dell’Università di Firenze. In questi casi specifici chiediamo di triplicare la pena» attualmente prevista da un minimo di 2 a un massimo di 7 anni per l’omicidio colposo.

 

Misure tese a far capire che «fermarsi conviene», anche perché si evita l’arresto. Spesso, invece, i pirati fuggono per evitare la confisca del mezzo, come avviene in caso di guida in stato di ebbrezza. «Se invece per l’omissione di soccorso si prevedesse la confisca del patrimonio personale – ha aggiunto Cesari – sono convinto che il fenomeno si ridurrebbe di molto». «Non cerchiamo vendette – ha concluso Pina Cassaniti – ma giustizia. Le persone devono assumersi le loro responsabilità: la pena è rieducativa se viene espiata, non si può radicare il convincimento che è possibile farla franca».

 

Fonte: www.iltempo.it

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