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Ghisa e nervi tesi, la paura tra i vigili urbani

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L’episodio del Suv che travolse un collega ha alzato la tensione nella polizia municipale milanese Ai 3mila agenti si chiede di imitare le forze dell’ordine. Ma senza una preparazione adeguata.

 

Un vigile urbano milanese ha ucciso un uomo, un cileno di 28 anni, facendo fuoco con la sua semiautomatica 9×17. Era il capopattuglia Alessandro A., che ha sparato reagendo alle minacce di due sudamericani, raggiunti dopo un lungo inseguimento. Un episodio che è la spia evidente di un nervosismo che cresce tra i “ghisa” sotto la Madonnina, circondati da una città sempre più violenta.

 

Alessandro A. su Facebook si racconta come un appassionato di armi e giochi di ruolo. E, sul suo profilo nel social network, compare in tuta mimetica, con un fucile mitragliatore giocattolo.

Il vigile è finito sotto inchiesta per eccesso di difesa (la vittima non era armata), ma i partiti della città lo difendono. Quell’eccesso di difesa, insomma, appare più che giustificato, davanti alla minaccia di due fuggitivi, uno dei quali armato, e anche visti i precedenti.

 

L’episodio determinante, quello che ha fatto scattare la paura nel corpo dei vigili urbani, infatti è stato quello del 12 gennaio 2012, quando un vigile di quartiere, Nicolò Savarino, fu travolto da un Suv guidato da un giovane rom. Fu una morte orrenda: il vigile stava semplicemente perlustrando il maxiparcheggio di piazza Alfieri con un suo collega, entrambi in bicicletta.

A un certo punto, i due arrivano a quella Bmw X5, con Remi Nicolic alla guida. E Savarino si piazza davanti all’auto con la sua bici. Remi Nicolic non ci pensa due volte, pigia sull’acceleratore e travolge il vigile urgbano, uccidendolo.

Un episodio che porta ai massimi la tensione nel corpo dei ghisa milanesi. Che si sentono sempre più esposti a una città pericolosa, senza avere i mezzi, e la preparazione, giusti per difendersi in maniera adeguata. La paura e la tensione crescono. Dopo il vigile ucciso per un controllo, i colleghi si sentono deboli, spesso inadeguati a fronteggiare la violenza di una Milano sempre più pericolosa. E così ieri Alessandro A., minacciato, spara. E uccide.

 

D’altra parte, da anni i vigili di Milano devono di fatto affiancare alla loro consueta attività di controllori della circolazione e del traffico cittadino, quella di forze dell’ordine. E allora, ecco che i vigili cominciano a sparare. Come è accaduto ieri.

La politica milanese prende le parti del vigile protagonista dell’episodio. Ma in Rete si scatena il dibattito. E c’è chi, come il blog Enttaeuschung.org, accusa apertamente la polizia urbana milanese di vivere ormai in un clima da Far West.

 

Fonte: www.tgcom24.mediaset.it

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One thought on “Ghisa e nervi tesi, la paura tra i vigili urbani

  1. Paura ? Ma non diciamo cazzate ! Ho paura dei politici che se ne fregano da 20 anni, ho paura dei finti colleghi che vogliono solo il posto pubblico senza capire la differenza che passa tra una pistola ed un accendino… Loro mi spaventano molto più dei delinquenti, soprattutto perché ho scelto di fare questo lavoro per combatterli consapevole dei rischi e certo sulla squadra da scegliere, ma i politici ed i finti colleghi in quale squadra stanno ?
    Aspettiamo la conclusione delle indagini sperando sia severa ma leale senza voler ricercare martiri ma nemmeno capi espiatori … Speriamo si racconti la verità, sui giornali, in tv, fra la gente, senza che fantomatiche storielle diventino propagande politiche o strumentalizzazioni di partito… Speriamo che il collega si riprenda, accetti gli avvenimenti, consapevole che la sua vita era in pericolo e che forse l’istinto di sopravvivenza l’ha fatto reagire… Speriamo superi tutto ciò e che la serenità arrivi così come deve arrivare in tutti coloro che questo mestiere lo fanno con passione e dedizione… Speriamo che i famigliari, amici e parenti del giovane deceduto guardino con oggettività ed obiettività i fatti consapevole che ciò non li aiuterà certamente a soffocare il dolore ma quantomeno impedirà loro di trovare un colpevole diverso dal destino… Spero si possa portare rispetto a tutti, collega, colleghi tutti, vittima e famigliari dicendo ne più ne meno che pA verità senza strumentalizzazioni di sorta..

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