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Milano – Meno sceriffi, più vicini ai cittadini. Pattuglie sulle strade in ogni zona

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Presentato ai sindacati il piano che da aprile prevede la dislocazione di 350 agenti in città. Il riassetto di Pisapia punta a cambiare ma è meno ambizioso di com’era stato annunciato.

 

Trasformare i ghisa da poliziotti a ‘vigili di quartiere’, vicini ai cittadini e istruiti sui problemi del territorio. È l’obiettivo del piano “Insieme nel quartiere”, presentato ieri ai sindacati della polizia locale dal comandante Tullio Mastrangelo e dall’assessore comunale Marco Granelli (Sicurezza). Il progetto — dedicato all’agente Niccolò Savarino, investito e ucciso un mese fa da un pregiudicato a bordo di un suv — realizza una promessa elettorale del sindaco Giuliano Pisapia. Ma la bozza presentata è sotto tono rispetto agli annunci fatti. Per ragioni di organico, i vigili di quartiere — armati anche di computer palmare e formati nella ‘gestione delle comunità’ — saranno 350 e non 500, una soglia che si conta di raggiungere «in un secondo momento».

 

E il progetto nasce in ritardo: sarebbe dovuto cominciare a novembre 2011, ma non partirà prima dell’inizio di aprile. La Cgil critica il fatto che i 130 agenti in più (oggi i vigili di quartiere sono 220) siano stati tolti dagli incroci, «quando sarebbe stato meglio prenderli dai nuclei specializzati in sicurezza». Per Daniele Vincini, del sindacato Sulpm, «l’impostazione del piano è buona, ma mancano garanzie sulla sicurezza degli agenti. Vanno i bene i corsi da operatore sociale, ma ne vorremmo anche di difesa personale. Chiediamo furgoni che facciano da stazioni mobili nelle zone difficili, e serve un database delle informazioni raccolte dai vigili sul territorio».

 

Per Alfredo Masucci, Cisl, «il progetto è bello, ma i vigili sono pochi, con troppi compiti. Senza un incremento di uomini e mezzi, realizzarlo sarà difficile». L’assessore Granelli assicura che c’è ancora tempo per introdurre miglioramenti.

 

Il contingente. Per portare i vigili di quartiere dagli attuali 220 a 350, il Comune conta di distogliere i ‘viabilisti’ che regolano il traffico negli incroci. «Il ghisa in mezzo alla strada con la paletta e il fischietto è un modello superato», dice Granelli. Nel caso di incidenti o semafori guasti, a dirigere la circolazione saranno inviate pattuglie dai nove comandi periferici. Agenti e ufficiali saranno distribuiti: 38 per ogni zona.

 

I compiti. Il vigile di quartiere sarà un «recettore sul territorio». Dovrà raccogliere dai cittadini segnalazioni sui problemi del quartiere (dalle buche in strada alla scarsa illuminazione, fino alla presenza di spacciatori) e segnalarle agli uffici competenti del Comune. Dovrà vigilare sui mercati, controllare l’entrata e l’uscita da scuola degli studenti e fare corsi di sicurezza stradale. I vigili, sempre in coppia, avranno assegnata un’area ristretta: ne sono state individuate 88.

 

L’equipaggiamento. Si sposteranno in bicicletta in centro, in auto nelle periferie a rischio, a piedi quando possibile. I vigili di quartiere saranno armati di pistola e manganello, avranno ricetrasmittenti per comunicare con i comandi o fra loro e computer palmari (anche se quelli in uso oggi funzionano male) per inviare segnalazioni agli uffici comunali. Scartata l’ipotesi di dotare gli agenti di spray al peperoncino antiaggressione.

 

La formazione. Agli agenti è chiesto di conoscere, oltre al Codice della strada, nozioni di psicologia e ‘gestione di comunità’. Proprio in queste materie è esperta Maria Rosaria D’Andrea, l’ufficiale che coordinerà il progetto. I corsi saranno organizzati dalla scuola del corpo. Non faranno invece i corsi di «ordine pubblico» introdotti dalla giunta Moratti. E sono 40 i vigili che già oggi seguono corsi di arabo e lingue orientali, utili in zone di forte immigrazione.

 

L’organizzazione. I vigili risponderanno ai comandi di zona, coordinati dalla centrale. E si rapporteranno con i consigli di Zona, come previsto dalla bozza sul decentramento del Comune. Un progetto pilota è attivo in Zona 5: sei ghisa di quartiere al Gratosoglio e corsi con la polizia di Stato per insegnare ai cittadini a prevenire furti e truffe. I parlamentini forniranno le strutture per gli sportelli dove il vigile riceverà i cittadini. Il primo è in Zona 6, in via Zumbini 19.

 

Fonte: milano.repubblica.it

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2 thoughts on “Milano – Meno sceriffi, più vicini ai cittadini. Pattuglie sulle strade in ogni zona

  1. fatemi capire…chi utilizza l’arma d’ordinanza nei casi previsti dal c.p., per l’amministrazione comunale è considerato uno sceriffo? Quindi tutte le forze di polizia, sono piene di sceriffi? Oppure è corretto autorizzare esclusivamente le forze di polizia a comportarsi da sceriffi?e lasciare che la PL si difenda con solo l’utilizzo della psicologia comunicativa? A questo punto sono decisamente portato a pensare che la disciplina e la dipendenza della PL non possa più rientrare in ambito comunale…

  2. Quando un politico si riepie la bocca parlando di vigili di quartiere e vicinanza al cittadino, non capisce niente. I cittadini non vogliono la vicinanza del vigile, vogliono semplicemente che il vigile gli guardi l’auto mentre è al bar a bere il caffè. Provate a pensare al vigile bravo che è sempre quello che non ti fa la multa. Il vigile che ogni giorno deve scontrarsi sempre con lo stesso maleducato che arriva e dice “un minuto un caffè”e dove l’eventuale conflitto è tra il maleducato e sempre lo stesso vigile, non quello che invece rappresenta.

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