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Multe, un tesoro da due miliardi all’anno; ma solo 30 milioni vanno alla sicurezza

L’enorme peso delle sanzioni sui cittadini non riesce a far diminuire gli incidenti e il numero di vite perse. Il rapporto della Fondazione Guccione: le stragi sull’asfalto da noi calano meno che nei grandi paesi europei.

C’è un altro “tesoro” di Stato che svanisce misteriosamente nei meandri dell’amministrazione pubblica: quello delle contravvenzioni stradali. Vale oltre tre miliardi di euro, secondo i dati degli ultimi cinque anni, soltanto nelle 15 città metropolitane del Paese. E per estensione, calcolando complessivamente i ricavi delle multe comminate in tutt’Italia dalle polizie locali (circa 1,6 miliardi) e da quelle nazionali come Polstrada e Carabinieri (400 milioni), si arriva a un incasso totale annuo di due miliardi di euro.

Ma lo Stato, nell’ultimo quinquennio, ha speso in media appena 30 milioni di euro all’anno per il Piano nazionale per la sicurezza stradale. Così, tra il 2001 e il 2010,  l’Italia è scesa all’11° posto nella graduatoria per la diminuzione di morti e feriti dell’Europa a 15. Un altro record negativo che aggrava purtroppo l’immagine di un Paese vulnerabile e insicuro.

Elaborata sulla base dei dati forniti dai Comuni, questa sconcertante indagine è stata presentata ieri a Roma dalla “Fondazione Luigi Guccione” Onlus, l’ente morale di cui è presidente Giuseppe Guccione, figlio di una vittima della strada. Ma, più che una ricerca, è un atto d’accusa contro la cattiva e spesso illegittima gestione dei proventi ricavati dalle multe che  –  secondo l’articolo 208 dello stesso Codice stradale  –  dovrebbero essere destinati a incrementare la sicurezza dei cittadini: pedoni, automobilisti, motociclisti, ciclisti. E invece, in larga parte, vengono utilizzati per le finalità più diverse e meno omogenee.

Fatto sta che, in base ai risultati dell’indagine, l’aumento delle contravvenzioni non ha ridotto né il numero degli incidenti né tantomeno quello delle vittime. La “maglia nera” spetta ancora una volta alla Capitale, con la più alta “pressione sanzionatoria” (101 euro pro-capite all’anno ) e la più elevata percentuale di morti sulle strade (1.002 nei cinque anni). 

LE VITTIME
Ancora troppi morti sulle strade italiane
il record di Roma: mille in cinque anni 

Sebbene l’Italia non sia riuscita a raggiungere l’obiettivo di dimezzare entro il 2010 il numero delle vittime della strada, come previsto dal Piano nazionale e dal 3° Programma europeo per la sicurezza stradale, nell’ultimo decennio i morti sono diminuiti del 44% e i feriti del 23%. È un calo leggermente superiore alla media di tutta l’Unione europea (-43%), ma nettamente inferiore a quella (-48%) dell’Europa a 15 con cui dobbiamo direttamente confrontarci.

Oggi il nostro livello di mortalità è tuttora più alto di quello che Regno Unito, Olanda e Svezia avevano nel 2002, quando iniziò l’operazione “strade sicure”. E questo è uno “spread” che si misura purtroppo in termini di vite umane.

Fra le 15 città metropolitane considerate nell’indagine della “Fondazione Guccione”, Roma  –  pur applicando la più elevata “pressione” delle multe  –  risulta di gran lunga la più insicura: negli ultimi cinque anni, i morti sono stati 1.002. Più distaccata Milano (373 vittime); quindi Napoli (230), Torino (207), Palermo (194), Catania (112), Bologna (102), Messina e Bari (84), Genova (71), Trieste (65), Venezia (64), Cagliari (61) e infine Reggio Calabria (39). 

LE CONTRAVVENZIONI
Ogni anno ci costano 35 euro a testa
nella capitale e a Milano si arriva a 100 

Gli automobilisti e i motociclisti italiani pagano in media multe stradali per circa 2 miliardi di euro all’anno, poco meno di 35 euro pro-capite, 100 a famiglia. Ma la “pressione sanzionatoria” varia di molto dai piccoli Comuni meridionali, dove non arriva ai 4 euro a testa, fino ai medi e grandi Comuni dove supera i 120 euro (350 a famiglia): basti pensare che la media pro-capite delle grandi città è 74 euro.

In questo caso, sono le “due Capitali” a detenere  –  per così dire – il primato della severità, in base ovviamente alla rispettiva estensione e popolazione. La città di Roma registra il prelievo pro-capite più alto (101 euro), seguita subito a ruota da Milano (100). Poi, Bologna con 97 euro; Torino e Napoli (67); Trieste (24) e Messina (18). La pressione più bassa si rileva a Reggio Calabria (10 euro).

Ma, per quanto si può ricavare dall’incrocio dei dati, non sembra di riscontrare un rapporto diretto fra il “peso” delle contravvenzioni e la sicurezza stradale, in termini di vittime e di costi sociali che ne derivano. Evidentemente, più della quantità della spesa, conta la sua qualità: cioè la destinazione e l’efficacia degli investimenti sul territorio. 

LA TRASPARENZA
Nessun rendiconto sugli investimenti
Comuni e ministero ignorano gli obblighi 

Nonostante i precisi obblighi in vigore (legge 120/2010), non esiste al momento nessuna relazione ufficiale – né da parte dei Comuni né da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – sull’entità e modalità di spesa dei proventi ricavati dalle contravvenzioni stradali. Nemmeno la Corte dei Conti sembra particolarmente interessata alla materia. 

I dati presentati dalla “Fondazione Guccione” sono il frutto perciò di una “istanza di accesso agli atti” presentata formalmente nel mese di ottobre 2011.

Fra le 15 città metropolitane interpellate, solo Firenze non ha risposto (e per questo motivo la prossima settimana sarà presentato un ricorso al Tar della Toscana), mentre il Comune di Bari non ha ancora fornito la specifica dettagliata delle spese. 

Dalle informazioni raccolte, emerge in modo evidente che i metodi di rendicontazione sono molto diversi fra loro: per cui spesso non risulta chiaro l’impiego effettivo dei fondi. Manca, insomma, un criterio uniforme per assicurare la trasparenza dei dati e valutare l’efficacia degli investimenti sulla sicurezza stradale. 

GLI INTERVENTI
Dalla segnaletica alla manutenzione
le spese che le città evitano di fare 

Il Codice della stradale stabilisce che il 50% degli introiti ricavati dalle multe dev’essere così ripartito: miglioramento della segnaletica (almeno 12,5%); controlli della polizia locale (almeno 12,5%); manutenzione delle strade, sicurezza degli utenti deboli, educazione stradale (25%).

Per la segnaletica, nel quinquennio considerato gli impieghi sono stati in media del 7,3%, con una spesa totale di oltre 173 milioni di euro, pari a 35 all’anno. Il Comune di Milano ha utilizzato a questo scopo il 55,2% dei proventi, seguito nell’ordine da Reggio Calabria (46,4) e da Palermo (20,7). Tra i livelli più bassi, dallo zero di Genova si passa all’1,5% di Bologna e al 2,4% di Roma. 

Nei controlli della polizia locale, sono stati spesi circa 221 milioni di euro, con una media annua di oltre 45, pari al 9,3%. Gli impieghi più elevati a Venezia (31,9%), quelli più bassi a Milano (4,5%). La maggior parte degli introiti delle multe sono stati destinati alla manutenzione delle strade: più di 833 milioni di euro (in media, 173 all’anno pari al 34,9% del totale). In testa a questa graduatoria, che comprende anche la spesa per la sicurezza degli utenti deboli e l’educazione stradale, il Comune di Trieste (85,1%). A zero, invece, Reggio Calabria. 

Fonte: www.repubblica.it

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