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Genova – Vigili, pensioni più alte con le multe

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I soldi delle multe andranno a finanziare la previdenza integrativa dei vigili urbani. Una percentuale sugli incassi delle “bollette”. Una possibilità prevista nel nuovo codice della strada, su cui i sindacati di categoria hanno raggiunto un accordo.

 

Il 2,5 per cento delle sanzioni finirà su un fondo pensionistico.Una torta da 350mila euro l’anno. «Si tratta di una grande conquista per i lavoratori», commenta Luciano Maurizio, della Cgil. Ma le associazioni di consumatori sono già sul piede di guerra. «Attenzione a non trasformare questo regolamento in un incentivo a punire i cittadini», tuona Furio Truzzi, presidente di Assoutenti.

 

Il regolamento interno è stato approvato la scorsa settimana, al termine di un lungo percorso. «Abbiamo discusso molto perché volevamo evitare che il provvedimento apparisse come un’equazione fra verbali e vantaggi economici per gli agenti – spiega Claudio Musicò, segretario del Sulpm – La soluzione finale mi pare sia del tutto equilibrata. La percentuale di cui parliamo è molto modesta. Con questi numeri non c’è nessun incentivo a fare più di quello che già facciamo». Rassicurazioni che però potrebbero non bastare a rendere più digeribile una delibera che rischia di essere impopolare.

 

Per capire come si è arrivati a questo punto bisogna ritornare alla riforma del codice della strada, entrato in vigore nel 2010. L’articolo 208, che riorganizza l’utilizzo delle sanzioni amministrative, indica le finalità a cui possono essere destinati gli introiti. Ci sono gli investimenti per la sicurezza, quelli per la ricerca, l’educazione stradale e, in ultimo, anche la previdenza e l’assistenza dei vari corpi delle forze dell’ordine, fra cui anche la polizia locale. Una facoltà poi definita anche da una legge attuativa regionale.

 

La palla a quel punto è passata ai rappresentanti categoria. La settimana scorsa, dopo una serie di incontri con i vertici del corpo, cinque sindacali su sei (Cgil, Cisl, Uil, Sulpm e Diccap) hanno raggiunto l’intesa. Contrari i “duri” della Csa, che avrebbero voluto un legame più diretto fra sanzioni e vantaggi contributivi, ovvero una fetta più grande delle multe: il 15 per cento. «Non eravamo d’accordo perché la gente non avrebbe capito», taglia corto Musicò.

 

Fonte: www.ilsecoloxix.it

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