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Il preavviso di divieto di sosta e la sua contradditorietà rispetto al verbale notificato.
L’approfondimento a cura di A. Gardina

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Note a margine dell’ordinanza della quarta sezione civile della Corte di Cassazione, con n. 1067 del 25/01/2012

I preavvisi di accertamento delle violazioni del codice della strada per divieto di sosta, rappresentano da sempre una delle voci più importanti nell’attività contravvenzionale delle polizie locali.
Se è pacifica la natura di atto pubblico del verbale di accertamento, più discussa in dottrina è invece quella del preavviso di accertamento, posto sul parabrezza del veicolo, quando il conducente non è presente all’accertamento della violazione.

Secondo un autorevole autore (1) costituisce un atto pubblico perché promana da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni.
Detto questo, lo stesso interprete riconosce che il preavviso, pur costituendo  un atto di accertamento non equivale ad accertamento amministrativo dell’illecito mancando  ancora un dato essenziale:  il destinatario dell’atto che, in genere, non può essere identificato in sede di accertamento del fatto.
Sempre secondo l’autorevole dottrina citata è pacifico che il preavviso sia una forma di avvio di procedimento.
Tuttavia  chi scrive è più cauto in proposito, dato che anche in questo caso manca la notifica dell’avvio del procedimento al suo destinatario finale e la sua identificazione  è tutt’altro che certa.

Sicuramente è una  forma abbreviata per estinguere l’obbligazione, da parte del trasgressore, (2) senza pagare le spese di notifica.
Come il verbale, anche il preavviso può essere redatto con sistemi meccanizzati che consentono di lasciare il preavviso sul veicolo del trasgressore anche senza la sottoscrizione autografa dell’agente accertatore.

La  quarta sezione civile della Corte di Cassazione, con l’ordinanza n° 1067 del 25/01/2012, si è recentemente occupata dei preavvisi, chiarendo cosa succeda in caso di loro contraddittorietà rispetto ai verbali notificati successivamente…

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