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La carriera di un ufficiale dei vigili urbani: in Toscana le ‘guardie’ sono quasi tutte donne

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Una vita trascorsa svolgendo una mansione che una volta era tipicamente maschile: il vigile urbano e ora “varcati gli anta”, ci si rimette in gioco in una regione forse meno avanzata dal punto di vista dell”integrazione sociale della donna.

 

Dei tanti esempi che, fortunatamente, la nostra città offre, con militari di carriera in Capitaneria di Porto e Arma dei carabinieri, addirittura con vertici femminili alla guida del commissariato di polizia e della guardia di finanza, abbiamo scelto il neo vice comandante dei vigili urbani, Alessandra Marchetti, nativa della Versilia e una esperienza già superiore ai dieci anni nel corpo della polizia municipale, per affrontare il discorso sull”otto marzo.

La Marchetti, simpaticissimo e nemmeno esagerato accento toscano, si è laureata in Giurisprudenza a Pisa e da allora ha sempre operato nei ranghi della pubblica amministrazione, prima come vigile precario, legata a contratti a tempo determinato, in alcuni comuni della provincia di Pisa e della Liguria, poi vincitrice di due concorsi, entrambi da comandante ha maturato sufficiente esperienza, anche in realtà di medio livello.

 

“In Toscana quasi tutti i vigili urbani ormai sono donne, forse perché riescono ad affrontare i concorsi di selezione del personale casino spiele con maggiore determinazione – confessa la Marchetti, da poco più di una settimana insediatasi al comando di piazza Olimpia a Termoli – qui noto che c”è ancora qualche passo da compiere, ma non mi azzardo a dare un giudizio, perché sono in Molise da poco tempo, anche se devo dire che l”accoglienza che mi è stata riservata a Termoli è stata molto bella”.

Il primo banco di prova, Alessandra, l”ha superato a Lucca, dove ha iniziato per caso la sua carriera, come vigile stagionale.

“Devo ammettere che per essere vigile urbano, ormai con i gradi da ufficiale, ci vuole davvero molta passione, perché nonostante ormai sia un assunto consolidato che la donna possa fare tutto, abbiamo ancora delle sacche di resistenza da parte dei maschi (immaginiamo soprattutto dagli automobilisti, ndr), per questo aver avuto la possibilità di maturare lavorando in diversi ambiti comunali oltre ad arricchire il proprio bagaglio, ha formato una migliore capacità di adattamento a ogni situazione”.

 

Sulla festa della donna in sé, come ormai abbiamo intuito è il refrain di queste nuove leve generazionali, anche la Marchetti non la considera una data da vivere con particolare enfasi dal punto di vista della partecipazione personale.

“E” senza dubbio importante perché rappresenta il processo storico che abbiamo vissuto nei decenni a partire dal secolo scorso per far valere i diritti della donna, ma non mi sento legata a questa festa. Evito di uscire l”otto marzo, perché la ricorrenza ormai viaggia su canali commerciali che non mi appartengono”.

 

Fonte: www.termolionline.it

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