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Milano – Scippi e truffe in piazza Duomo. Il trucco della foto con i piccioni

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Decine di turisti caduti nella rete di un gruppo di maghrebini. Vigili urbani in borghese presidiano la zona: effettuati i primi arresti.

 

È una scena della scorsa settimana, quattro di pomeriggio, due turisti giapponesi in piazza del Duomo, un ragazzo maghrebino che s’avvicina e offre granturco per attirare i piccioni, si radunano altri giovani, uno prende la macchina fotografica dei visitatori, scatta qualche foto con la cattedrale sullo sfondo.

Qualche metro più in là ci sono due vigili del «Nucleo operativo centro», sono in borghese, hanno i cappucci delle felpe sulla testa per ripararsi da una pioggia leggera, si concentrano sul gruppetto dei ragazzi maghrebini radunato intorno ai turisti. È il momento di pagare il «servizio granturco-foto», la donna giapponese tira fuori il portafogli, qualche momento di contrattazione sul prezzo, la turista è un po’ spaesata, non capisce bene le richieste, estrae una banconota da 50 euro. Succede tutto in pochi secondi: un ragazzo le strappa il denaro di mano, lei urla, i quattro iniziano a correre, si disperdono tra i passanti. I vigili li seguono, si concentrano su quello che ha preso i 50 euro, dopo qualche centinaio di metri lo bloccano, in via Torino.

 

L’ultimo arresto non è un episodio isolato, racconta invece dei pericoli, tra scippi e piccole truffe, che i turisti corrono proprio di fronte al Duomo. Là sulla piazza dove, da qualche mese, si trascina una difficile convivenza tra i due gruppi che «accolgono» i turisti: da una parte i ragazzi maghrebini che offrono granturco per le foto; dall’altra i senegalesi che vendono braccialetti. Si aggirano sulla piazza, si conoscono perché sono sempre lì, tutto il giorno, ma diffidano gli uni degli altri e ogni tanto un approccio sbagliato a un turista di passaggio può scatenare delle liti. Lo scontro più grave è avvenuto prima di Natale. Anche qui due donne giapponesi vengono circondate da ragazzi che offrono il granturco per attirare i piccioni, scattano le solite foto, ma provano ad ottenere una cifra esagerata.

La turista prende qualche banconota, i giovani maghrebini chiedono di più, si rendono conto che la signora ha molto denaro e provano a farsi consegnare più di cento euro. Lei discute, si rende conto che la stanno truffando, si spaventa ma resiste, le richieste si fanno sempre più pressanti. È a quel punto che si avvicina un ragazzo senegalese, uno dei venditori di braccialetti, che si accorge di cosa sta accadendo e si mette di mezzo, affronta uno dei maghrebini e gli dice: «Smettila, lascia perdere la signora, ti dà quello che vuole e non le chiedere di più». È un gesto che non viene tollerato, iniziano gli spintoni, le offese, il ragazzo senegalese, come la maggior parte dei suoi connazionali, è alto e grosso ma tranquillo, pacifico, magari un po’ insistente nelle sue proposte di vendita, ma sempre corretto e sorridente con i passanti. In questo caso non sopporta che qualcuno provi ad estorcere una somma spropositata a una turista sprovveduta. A quel punto, dopo qualche spinta più violenta, uno dei maghrebini prende un sasso da terra e glielo scaglia sulla testa. Il ragazzo senegalese ha una ferita, si inginocchia a terra e comincia a sanguinare.

 

Anche quel giorno i vigili in borghese del «Nucleo operativo centro» sono di pattuglia nella zona del Duomo, sentono le urla, appena si rendono conto della lite iniziano a correre e poco dopo riescono a fermare ed arrestare l’aggressore. È un egiziano e ha precedenti per spaccio di droga, proprio come lo scippatore di 22 anni fermato la settimana scorsa.

Non è solo un caso, perché molti dei ragazzi maghrebini che offrono granturco in piazza del Duomo hanno un passato da pusher . Quello che non si può forse chiamare «capo», ma è di certo il personaggio con più personalità, una sorta di referente degli altri, è stato un pugile e si aggira sempre davanti al Duomo. Anche lui alla ricerca di turisti, che spesso sono costretti a «sganciare» più di qualche moneta. E non denunciano l’inganno.

 

Fonte: milano.corriere.it

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