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Incidente stradale: anche da soli?
L’approfondimento a cura di M. Marchi (www.polizialocale.com)

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Pare proprio di sì, leggendo il contenuto della Cassazione Penale sezione IV – sentenza 16.02.2012 n. 6381. Ma la dottrina prevalente si era già da tempo schierata in tal senso. Ma cerchiamo di capire meglio come stanno le cose.

Il classico caso. L’automobilista che esce di strada da solo, dopo aver alzato il gomito più del dovuto, viene sottoposto alla prova alcolemica che rileva un valore al di sopra dei limiti stabiliti dall’articolo 186 cds nelle sua fasce sanzionatorie.

Certamente nessun dubbio sul fatto che il conducente risponda dell’aver condotto il veicolo in stato di ebbrezza, ma l’automobilista, sul “raddoppio” della durata della sanzione accessoria della sospensione del titolo di guida per chi, in stato di ebbrezza “provoca un incidente stradale”, non ci sta.

Questo raddoppio, previsto dall’articolo 186 comma 2 bis cds, non lo digerisce, in quanto ritiene “…(omissis)… che al termine incidente stradale non poteva darsi altro significato che collisione con altri utenti della strada e non già quello di qualsiasi anomalia comportamentale del soggetto…(omissis)…”

La Corte di Cassazione, intervenendo sulla questione con la sentenza menzionata, ritiene di attribuire …(omissis)… la valenza di “incidente stradale” anche alla mera fuoriuscita dell’autovettura dalla sede stradale.

Il concetto di “incidente stradale” (che già compare nell’art. 11 C.d.S. a proposito dell’attribuzione dell’accertamento agli organi di polizia stradale) richiamato, ai fini dell’integrazione dell’aggravante prevista dai comma 2 bis dell’art. 186 C.d.S., è ben più ampio di quelli d’investimento e di collisione tra autoveicoli, che vi sono, in ogni caso, ricompresi: infatti, esso non implica necessariamente la produzione di danni a cose proprie o altrui o lo scontro con altri veicoli o comunque il coinvolgimento di terze persone con danni alle stesse, bensì qualunque situazione che esorbiti dalla normale marcia del veicolo in area aperta alla pubblica circolazione, con pericolo per l’incolumità altrui e dello stesso conducente …(omissis)…

Cassazione Penale sezione IV – sentenza 16.02.2012 n. 6381

(omissis)
Ritenuto in fatto
Ricorre per cassazione il difensore di fiducia di B. M. avverso la sentenza emessa in data 12.1.2011 dalla Corte di Appello di Brescia che, in parziale riforma di quella in data 16.2.2010 del Giudice monocratico del Tribunale di Bergamo, tra l’altro, rideterminava la pena inflitta al ricorrente per il reato di cui all’art. 186, comma 2, lett. c) aggravato ai sensi del comma 2 bis C.d.S. (per aver provocato, guidando in stato di ebbrezza, la fuoriuscita de l’autovettura da lui condotta dalla sede stradale: fatto del 27.12.2008) in mesi due di arresto ed € 2.000,00 di ammenda oltre alla sanzione accessoria della sospensione della patente di guida per anni uno, con la confisca amministrativa dell’autovettura.
Deduce la violazione di legge ed il vizio motivazionale in relazione alla ritenuta aggravante di cui al comma 2 bis dell’art. 186 C.d.S. sostenendo che al termine incidente stradale non poteva darsi altro significato che collisione con altri utenti della strada e non già quello di qualsiasi anomalia comportamentale del soggetto.

Considerato in diritto
Il ricorso è inammissibile essendo le censure mosse del tutto aspecifiche e manifestamente infondate.
Invero, il ricorrente rappresenta doglianze, per un verso, già vagliate dalla Corte territoriale e che le ha disattese con motivazione ampia e congrua ed assolutamente plausibile, laddove ha ravvisato la sussistenza della contestata aggravante.
Ed è stato affermato che “è inammissibile il ricorso per cassazione fondato su motivi che ripropongono le stesse ragioni già discusse e ritenute infondate dal giudice del gravame, dovendosi gli stessi considerare non specifici. La mancanza di specificità del motivo, invero, dev’essere apprezzata non solo per la sua genericità, come indeterminatezza, ma anche per la mancanza di correlazione tra le ragioni argomentate dalla decisione impugnata e quelle poste a fondamento dell’impugnazione, questa non potendo ignorare le esplicitazioni del giudice censurato senza cadere nel vizio di specificità conducente, a mente dell’art. 591 comma 1 lett. c), all’inammissibilità” (…).
Per altro verso, le censure sono manifestamente infondate.
Invero, è stata correttamente attribuita, nel caso di specie, la valenza di “incidente stradale” anche alla mera fuoriuscita dell’autovettura dalla sede stradale.
Il concetto di “incidente stradale” (che gi compare nell’art. 11 C.d.S. a proposito dell’attribuzione dell’accertamento agli organi di polizia stradale) richiamato, ai fini dell’integrazione dell’aggravante prevista dal comma 2 bis dell’art. 186 C.d.S., è ben più ampio di quelli dell’investimento e di collisione tra autoveicoli, che vi sono, in ogni caso, ricompresi: infatti, esso non implica necessariamente la produzione di danni a cose proprie o altrui o lo scontro con altri veicoli o comunque il coinvolgimento di terze persone con danni alle stesse, bensì qualunque situazione che esorbiti alla normale marcia del veicolo in area aperta alla pubblica circolazione, con pericolo per l’incolumità altrui e dello stesso conducente.
Si verte, invero, nel campo della “sicurezza stradale” la quale, come tale, esige che anche quelle condotte di guida che pongano a mero rischio l’incolumità pubblica (ivi compresa quella dello stesso guidatore) siano valutate con particolare severità e conseguentemente sanzionate più gravemente.
Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue, a norma dell’art. 616 c.p.p., la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma, che si ritiene equo liquidare in € 1.000,00, in favore della cassa delle ammende, non ravvisandosi assenza di colpa in ordine alla determinazione della causa di inammissibilità.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di € 1.000,00 in favore della cassa delle ammende.
(omissis)

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