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Droga-test: il Codice della strada ha un vuoto enorme

Il ministero dell’Interno si esprime sulla procedura di accertamento alla guida in stato di alterazione psicofisica per uso di sostanze stupefacenti, con la Circolare 300/A/1959/12/109/56 del 16 marzo 2012: il droga-test, attraverso il semplice prelievo della saliva, è illegittimo e insufficiente.

MANCA IL DECRETO –  Il problema è che manca il Decreto interministeriale di cui all’articolo 33 della Legge 29 luglio 2010, n. 120. C’è il reato di cui all’articolo 187 del Codice della strada solo in presenza di guida in stato di alterazione psicofisica, e solo se questo è correlato con l’uso di sostanze psicoattive. Con le modifiche apportate proprio dalla Legge 120/2010, si era ritenuto che sarebbe venuta meno la necessità di una visita medica volta a stabilire lo stato di alterazione psicofisica, per gli operatori di Polizia e per quelli sanitari. In altri termini, si era pensato che il reato potesse essere provato solo sulla base dei positivi riscontri analitici su campioni di liquidi biologici prelevati sul conducente. Sbagliato: in realtà, non sono stati modificati il titolo e il comma 1 dell’articolo 187, nella parte in cui si prevede che è punito “chiunque guida in stato di alterazione psicofisica”. Uno stato di alterazione oggi può essere provato solo sulla base di una valutazione clinica. Inoltre, la prova dell’assunzione di sostanze psicoattive è ricavabile dall’analisi di una matrice biologica (sangue o saliva) in grado di evidenziare effetti attuali sul soggetto e non pregressi: occorre dimostrare che il guidatore s’è appena drogato, e non l’ha fatto molto tempo prima di mettersi al volante.

METODO RIGOROSO – Il prelievo di campione biologico e le metodologie analitiche devono essere compiute secondo rigorose modalità e in condizioni di sicurezza e affidabilità: consenso dell’interessato, campionamento in almeno tre aliquote, catena di custodia, analisi di screening, analisi di conferma. Il prelievo per l’accertamento tossicologico può essere compiuto da personale sanitario anche direttamente sulla strada, avvalendosi per l’analisi dilaboratori specializzati: l’eventuale positività può costituire presupposto per il ritiro della patente. E l’apparecchiatura utilizzata come precursore è utile solo al fine di acquisire elementi utili per motivare l’obbligo di sottoposizione agli accertamenti clinici e tossicologici.

RIFORMA – A tal fine è stato attivato un tavolo tecnico di confronto presso il diparmento per le Politiche antidroga, per modificare l’articolo 187 del Codice della strada. Obiettivo, superare le difficoltà operative per le Forze dell’ordine.

UNO SCANDALO – È inammissibile che ancora non ci sia una procedura fissa e codificata al fine di stroncare la guida sotto l’effetto di droghe. Un Codice della strada scritto coi piedi, pieno di cavilli e contorcimenti linguisitici, consente ai vari tossici del sabato sera di passarla liscia. È giusto che siano date ai guidatori tutte le garanzie di Legge; ma, appunto, la Legge dev’essere chiara, per favorire il lavoro delle forze di Polizia. È inammissibile che ancora non sia stato emanato, da parte dei ministeri interessati, il regolamento previsto dall’articolo 187, comma 2-bis, con il quale devono essere stabilite le modalità di effettuazione del test e quali siano lecaratteristiche degli strumenti da impiegare per gli accertamenti clinico-tossicologici e strumentali o analitici su campioni di mucosa del cavo orale. Parliamo di guida in stalo alterazione psicofisica per uso di sostanze stupefacenti, non di un divieto di sosta. Parliamo dimorte e sangue sulle strade.

Fonte: www.sicurauto.it

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