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Patente, avere 80 anni non è una malattia

Non sono più equiparati a chi soffre di gravi patologie. Nuove norme guida: sicura niente commissione medica per il «rinnovo» agli anziani. Semplificata anche la valutazione delle capacità psico-fisiche.

Per rinnovare la patente gli ultraottantenni non dovranno più sottoporsi alla visita della commissione medica locale, come chi soffre di serie malattie che possono compromettere la sicurezza alla guida. L’ obbligo, introdotto circa un anno e mezzo fa dal Codice della strada in seguito a una Direttiva europea, è stato ora abrogato dal decreto «Semplifica Italia» in vigore da febbraio (Gazzetta Ufficiale 33, del 9 febbraio, art. 11). Si torna così alle precedenti modalità di controllo dell’ idoneità alla guida: ad accertare, ogni due anni, i requisiti psicofisici dei patentati over ottanta saranno i medici abilitati, previsti dal l’ articolo 119 del Codice della strada, per esempio il medico della sezione di medicina legale dell’ Asl, l’ ispettore medico delle ferrovie dello Stato o il medico militare. «L’ uso dell’ auto favorisce la partecipazione dell’ anziano alla vita sociale, per questo mantenerlo “in pista” contribuisce al suo benessere – afferma Carlo Vergani, geriatra dell’ Università di Milano – . Se parcheggia definitivamente la macchina, perde autonomia, autostima, va incontro a depressione».

Certo, una guida sicura richiede buona visione, capacità motorie e cognitive, prontezza di riflessi, concentrazione, funzioni che con gli anni si riducono. «Il fisiologico processo di invecchiamento comporta deficit funzionali e la comparsa di malattie croniche che possono alterare la capacità di guida – osserva Vergani -. Inoltre, chi soffre di più patologie assume diversi farmaci che possono interferire con le prestazioni al volante. Ma ciò non significa che l’ anziano sia di per sé “un pericolo” per la sicurezza stradale: secondo diversi studi, per esempio, la probabilità di incidente stradale è proporzionale ai chilometri percorsi e perlopiù gli anziani fanno in auto tragitti brevi».

Semplici accorgimenti, poi, come evitare di guidare da soli nelle ore notturne o per più di 30 minuti consecutivi, non superare la velocità di 80 chilometri orari, si sono dimostrati utili per ridurre la frequenza degli incidenti che coinvolgono anziani. «Un ruolo importante può svolgerlo anche il medico di famiglia – sottolinea il geriatra -. Conosce le condizioni cliniche del suo assistito, quali medicinali assume e se ha avuto un infarto o un’ aritmia cardiaca può sconsigliargli, se pure temporaneamente, di non mettersi al volante». Ma serve anche migliorare la sicurezza del veicolo e delle strade. «La mortalità per incidente, anche negli anziani, – fa notare Vergani – si è ridotta grazie al controllo della velocità col sistema “Tutor”, una segnaletica più chiara, le campagne sul rischio del colpo di sonno e dell’ assunzione di alcol».

Fonte: corriere.it

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