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Imprenditore al pm: io multato dai vigili perché non pagavo, volevano 16mila euro

Da un lato le pressanti richieste di un geometra mandato dal vicepresidente del consiglio del Primo municipio Luigi Ippoliti e che avrebbe dovuto «risolvere tutto». Dall’altra le continue vessazioni da parte dei vigili urbani che alla fine l’hanno costretto e chiudere il bar di via Lazio. E’ tornato in procura ieri pomeriggio, l’imprenditore Silverio Romano già ascoltato la scorsa settimana. E questa volta ha raccontato nel dettaglio come nel 2010 ha deciso di aprire e chiudere, nell’arco di sei mesi, il bar di via Lazio 17 nonostante una sentenza del consiglio di stato avesse accolto il suo ricorso contro le decisioni del comune. 

Il suo racconto alla pm Laura Condemi, titolare del fascicolo assieme ad Alberto Caperna e Ilaria Calò, è anche un pesante atto di accusa contro Luigi Ippoliti che oltre a far politica per il Pdl nel primo municipio è anche titolare di un bar in piazza Mignanelli assieme a Paolo Gagliardi, a sua volta titolare di una società che si occupa di mediare la compravendita di licenze in centro: «Quando ho deciso di aprire il bar in via Lazio, alcuni amici mi hanno consigliato di rivolgermi al vicepresidente Ippoliti – comincia il racconto di Romano – E lui è stato disponibile, mi ha detto che ci avrebbe pensato lui e che intanto dovevo rivolgermi ad un geometra di sua fiducia».

Il geometra di cui Romano avrebbe fatto il nome alla pm Laura Condemi in diverse tranche chiede in tutto 16mila euro: «All’ultima richiesta di 5mila euro, ho deciso di metterlo alla porta. E solo successivamente ho saputo che per una pratica analoga alla mia un professionista chiede al massimo 2mila euro». 

Siamo a luglio 2010, il locale ha aperto il 5 e alcune settimane dopo cominciano le visite dei vigili urbani. Anche se il permesso non è ancora arrivato, basandosi sul principio del silenzio assenso 60 giorni dopo aver presentato la richiesta Romano ha aperto il dehors con tavolini e ombrelloni, ma nel frattempo, stando al suo racconto, si sarebbe interrotto il rapporto con Ippoliti. «Quando ho messo alla porta il geometra troppo esoso, il vicepresidente ha cominciato a negarsi alle mie telefonate. Se prima veniva a vedere il bar e a controllare i lavori, improvvisamente si negava, posticipava e poi mancava gli appuntamenti. Ora sono sicuro che i due siano collegati». Romano non è l’unico ad accusare Ippoliti. I vinai Bernabei, che coi loro racconti hanno dato il via all’inchiesta, hanno raccontato che senza l’ok della coppia Gagliardi Ippoliti nel centro storico non si muove nulla.

«A metà luglio – prosegue Romano – sono cominciati i veri e propri raid dei vigili. Venivano quasi tutti i giorni, chiedendo i documenti ai dipendenti, sostenendo di essere agenti di polizia giudiziaria. Un barista che non aveva i documenti con se è stato portato via a sirene spiegate e chiuso in una cella per ore». Quarantasette visite in cinque mesi. Quindi, arriva il provvedimento di sequestro del dehors accompagnato da un sistema di pattugliamento notte e giorno. Romano ha portato in procura le foto che lui stesso ha scattato: due o tre pattuglie presenti contemporaneamente attorno agli ombrelloni e ai 14 tavolini «manco fossi Totò Riina».
Nessuno dice esplicitamente a Romano che basterebbe pagare per risolvere la vicenda. Ma si presenta qualche amico: «Venivano da me dicendo di essere mandati dai vigili che mi avevano sottoposto a verifiche, facevano sempre il nome di un certo Gilberto. E sostenevano che se avessi ritirato le denunce i ricorsi al Tar, la municipale mi avrebbero aiutato a ottenere il dehors». Quando recentemente ha cercato di accedere agli atti per indagare sul fenomeno, Romano si è sentito bloccare ogni richiesta: «Quando ho chiesto del bar di Ippoliti, non mi hanno dato più nulla».

Fonte: www.ilmessaggero.it

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