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Vigili e tangenti, il cerchio si stringe. Si aggrava la posizione dei caschi bianchi

Sale il numero delle persone indagate: spunta un geometra coinvolto nell’abuso edilizio degli imprenditori. E sui tre agenti la procura non sembra avere più dubbi, definendo certe le prove della concussione.

Inchiesta sui vigili, il cerchio si stringe. Sono ormai alla stretta finale le indagini sulle mazzette ai vigili urbani del I gruppo denunciati dagli imprenditori Paolo e Silvio Bernabei, un filone di inchiesta che ormai sembra vicino alla chiusura. 

Spunta il nome di un nuovo indagato, un geometra che avrebbe in qualche modo avuto un ruolo nella vicenda dell’abuso edilizio per cui i pizzardoni avevano chiesto una “mazzetta”, e si chiarisce il ruolo dei cinque vigili sotto accusa per concussione. E si aggrava la posizione di tre caschi bianchi in particolare, quelli che avrebbero ricevuto le due mazzette da 60mila euro messe nero su bianco davanti ai magistrati dai fratelli proprietari delle enoteche. Fatti su cui la procura non ha più dubbi. Tanto che il procuratore aggiunto Alberto Caperna e i pubblici ministeri Ilaria Calò e Laura Condemi sarebbero ormai decisi a chiudere così: le prove della concussione sono certe. 

Su quello non servono altre indagini, le parole dei Bernabei sono state verificate e le accuse sono, almeno secondo i magistrati, circostanziate e veritiere. 
Un fronte vicinissimo all’epilogo, gli altri ancora tutti da scrivere. Restano aperti, anzi, sono ancora in una fase iniziale, il filone che riguarda il racket delle licenze e quello sui finanziamenti al circolo sportivo della polizia municipale in cui lavora, tra l’altro, la moglie del comandante generale del corpo, Angelo Giuliani. Una struttura in cui le donazioni dei Bernabei avevano un peso notevole (basti pensare che ogni anno finanziavano 

il torneo di calcio intitolato, appunto a Giulio Bernabei, il capostipite). 

I carabinieri di via in Selci e i magistrati stanno spulciando tra le carte raccolte nel centro. Vagliando bilanci e sponsorizzazioni per cercare di capire se, come lasciano intendere in maniera piuttosto velata i due imprenditori, ci sia sotto qualcosa. E magari quei finanziamenti non siano che un modo come un altro per cercare di accaparrarsi il favore e la benevolenza della polizia municipale. Magari inducendola a chiudere un occhio. Solo ipotesi, per il momento, a cui si deve trovare riscontro. 

Così anche per il racket delle licenze, denunciato da alcuni commercianti. Molti quelli sentiti dagli inquirenti. Tra questi c’è chi nega e chi, invece, accusa un sistema illecito, ma anche in questo caso i militari del nucleo investigativo sono alla ricerca di prove che possano, eventualmente, dimostrare reati che per ora restano solo sulla carta. E peraltro senza nome: tutti e due i filoni su racket e centro sportivo sono ancora contro ignoti. 

Fonte: roma.repubblica.it

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