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“Ergastolo” della patente per l’omicidio stradale

E’ la richiesta ribadita con forza dall’Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale e dalle associazioni Lorenzo Guarnieri e Gabriele Borgogni di Firenze.

E’ sempre vivo il tema dell’omicidio stradale e la lotta delle associazioni che sostengono l’introduzione di questo specifico reato nella nostra legislazione. Ultimamente anche i giudici hanno emesso alcune sentenze più severe nei confronti dei guidatori irresponsabili che hanno provocato la morte di una persona. E proprio su una delle ultime sentenze emesse è intervenuto Giordano Biserni, presidente dell’Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale, da sempre in prima fila nella battaglia della sicurezza sulle nostre strade:  “La condanna a 7 anni di Cristian Alessandrini, l’omicida della giovane diciannovenne  Lucia Varriale che la sera del 5 marzo 2011 attraversava la strada nella sua naturale riserva di sicurezza come dovrebbero essere le strisce pedonali per chiunque, si presta ad una lettura quasi imbarazzante.

E’ certo che in questo caso ci troviamo di fronte ad un incidente che rientrerebbe a pieno titolo nella casistica della proposta di Omicidio stradale per la quale l’Asaps ha contribuito alla raccolta delle 58.000  firme con le associazioni Lorenzo Guarnieri e Gabriele Borgogni di Firenze. Proposta che – lo ricordiamo – prevedrebbe una condanna da 8 a 18 anni e soprattutto l'”ergastolo” della patente.
Con questa legge sarebbe stato fugato ogni dubbio di oggi sulla applicazione di una condanna per omicidio con dolo eventuale o per colpa cosciente. Di questo continuiamo a dolerci e ad essere delusi.

Va però certamente evidenziato che una condanna a 7 anni, pur con lo sconto del rito abbreviato, non è certo frequente nel nostro paese anche se il CP in questo caso prevede una condanna da 3 a 10 anni. Quindi il giudice è partito presumibilmente dalla pena base massima.
Mentre riconosciamo il coraggio della sentenza dobbiamo però  ribadire che per chi guida sotto l’effetto di stupefacenti o ubriaco una simile condanna anche apparentemente elevata, va considerata assolutamente mite nei confronti di chi invece per la sua condotta dissennata ha di fatto a sua volta emesso una sentenza di condanna a morte, inappellabile, immediatamente eseguita sul posto a carico di una innocente! Questo non va dimenticato.

Infine Biserni conclude invocando maggiore severità sulla sospensione della patente: “Vogliamo poi ricordare che alla condanna conseguirà la revoca della patente per l’Alessandrini, ai sensi dell’art. 219 del CdS, ma lo stesso potrà poi ripetere gli esami e riottenerla al massimo dopo tre anni.
Ecco perché l’Asaps, con le associazioni fiorentine, insiste sull’ergastolo della patente. Chi uccide in questo modo non lo vogliamo più rivedere alla guida sulle strade. Rimaniamo fiduciosi  che la materia degli omicidi sulle strade venga presto riesaminata e modificata”.

Chi si mette alla guida pur essendo sotto l’effetto di sostanze alcoliche o stupefacenti è consapevole di non essere in grado di poter guidare un veicolo e se lo fa ugualmente vuol dire che è un incosciente e che non riflette. Forse l’inasprimento delle pene, delle sanzioni e l’essere bandito a vita dalla possibilità di guidare un qualsiasi veicolo potrebbe indurre questi sciagurati a una maggiore riflessione.

Fonte: www.repubblica.it

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