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Fermate bus off limits, pedane rotte : disabili discriminati nella Capitale

Entro un anno il Comune di Roma deve rimuovere le barriere architettoniche. Slalom tra pedane rotte e scivoli inesistenti.

Marciapiedi alti e senza scivolo: per chi si muove a bordo di una carrozzina bastano pochi centimetri per avere davanti una barriera, che impedisce di raggiungere la fermata dell’autobus e quindi utilizzare i mezzi pubblici. Una discriminazione che va rimossa, secondo una recente sentenza del Tribunale di Roma, che ha come riferimento la legge n. 67 del 2006 «Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni»
Più di due anni fa, dopo diverse segnalazioni fatte all’amministrazione comunale senza ottenere risultati, un cittadino romano aveva deciso di ricorrere ai giudici per far rispettare il suo diritto alla mobilità. Accertata la discriminazione, i magistrati hanno ora ordinato al Comune della Capitale di mettere a norma, entro un anno, alcuni marciapiedi del centro storico – via Cernaia, passeggiata di Ripetta, piazza Fiume, via Veneto, via dei Cerchi – per consentire l’accesso alle fermate degli autobus corrispondenti.

MANCANO SCIVOLI – «Nel 2009 avevamo verificato che su 460 fermate di autobus ubicate al centro, nel primo municipio, solo il 10% era accessibile ai disabili – riferisce l’architetto Vittorio Ceradini – . Il 90% dei marciapiedi presentava un rialzo continuo e non era dotato di scivolo. Offlimits anche la fermata di via dei Cerchi, dove si trova la sede dei vigili urbani». Alla denuncia non è seguito l’intervento dell’amministrazione comunale; da qui la decisione di Gustavo Fraticelli di rivolgersi ai giudici, dando mandato all’«Associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca scientifica», di cui è copresidente.

DIRITTO ALLA MOBILITA’ – «All’estero utilizzo gli autobus da solo – sottolinea Fraticelli -. Nel mio Paese non posso muovermi autonomamente e, per farlo, sono costretto a rivolgermi al giudice. La legge in vigore dal 2006 vieta ogni discriminazione nei confronti delle persone con disabilità ed è un utile strumento per costringere la pubblica amministrazione a eliminare le barriere architettoniche: non riconosce infatti un’eguaglianza soltanto formale, ma il diritto alle pari opportunità».

MARCIAPIEDI RIFATTI – Spesso tra gli ostacoli c’è anche il rimpallo di competenze tra Comune, Municipi, Assessorati. «Può ancora capitare che nemmeno in occasione dei lavori di manutenzione dei marciapiedi si rispettino le leggi per l’abbattimento delle barriere architettoniche», chiosa l’architetto Ceradini. E allora, i marciapiedi continuano ad essere troppo stretti per le carrozzine, obbligate a transitare sul ciglio della strada tra le auto che passano, oppure ci si “dimentica” degli scivoli di accesso, come stava accadendo durante i lavori di rifacimento di piazza San Silvestro, a pochi passi dal Parlamento. «A ogni collaudo occorrerebbe verificare l’accessibilità», sottolinea l’architetto.

PERCORSI TATTILI – Dagli scivoli ai percorsi tattili per i non vedenti. Se a piazza di Spagna una targa in braille indica ai turisti non vedenti le bellezze del luogo ma non c’è il percorso tattile per raggiungerla, alla fermata dell’autobus di via del Tritone, da dove si arriva alla rifatta piazza San Silvestro, è cambiata la “guida” per i ciechi. «Al posto dei tradizionali Loges, diffusi a Roma e in tutta Italia nelle stazioni ferroviarie e della metro, agli attraversamenti pedonali, alle fermate dei mezzi pubblici, è stato installato il sistema «Vettore» – fa notare Giulio Nardone, presidente dell’Associazione disabili visivi – . Questa differenza nei simboli crea enorme confusione. Inoltre, il sistema «Vettore» presuppone la presenza di un bastone parlante elettronico, che però non viene utilizzato dalla maggior parte dei ciechi. Le stesse informazioni, poi, possiamo averle dai segnali tattili o da un cellulare moderno».

INIZIATIVA SPONTANEA DI DOCENTI – In occasione del rifacimento dei marciapiedi in diverse zone della Capitale, non sono mancate le segnalazioni dei cittadini. Lo scorso autunno alcuni docenti hanno fatto addirittura una mappa dettagliata dei marciapiedi senza scivoli presenti in vari quartieri della Capitale, indicando il nome della strada e il numero civico all’altezza del quale corrisponde la “barriera”: si va da Ponte Mammolo a Talenti, dall’Aventino a Lungotevere, dal quartiere Flaminio al Nomentano, da Colli Albani a Ostiense. L’elenco è stata consegnato all’Assessorato ai lavori pubblici. «Cerchiamo di dare il nostro contributo di cittadini all’eliminazione delle barriere architettoniche perché la città sia a misura di tutti – dice il professor Marco Molle – . Vogliamo anche sensibilizzare i nostri studenti a stimolare gli amministratori in modo costruttivo».

LAVORI IN CORSO – «L’Amministrazione comunale ha già realizzato una prima tranche di lavori per la costruzione di nuovi scivoli; a breve, insieme agli uffici del Dipartimento Mobilità, cominceremo altri interventi dando priorità alle segnalazioni arrivate attraverso gli uffici tecnici competenti e i cittadini», promette l’assessore ai Lavori pubblici e Periferie, Fabrizio Ghera. Tra i lavori già effettuati, fa sapere l’assessorato, si va da Porta Pia a piazza Sonnino, da largo Arenula a via Acaia, da piazza Galeria a Castel Sant’Angelo.

AUTOBUS SENZA PEDANE O ROTTE – Intanto, continua l’odissea di chi ha una disabilità e vuole muoversi coi mezzi pubblici a Roma, come ha già raccontato più volte la redazione romana di Corriere.it. Una volta saliti sul marciapiede, bisogna poi riuscire a salire anche sui mezzi pubblici. Alla fermata di via del Corso, a pochi metri da palazzo Chigi, in direzione «stazione Termini», Luisella attende l’autobus per tornare a casa. Arriva il 160 e l’autista aziona la pedana, che però rimane incastrata. Dopo vari tentativi inutili, si arrende e va via. Autobus successivo: 492, privo di pedana. La disavventura di Luisella ricorda quella di Mohamed, un ragazzo disabile cui era stato impedito l’accesso al bus 881, documentata da un video di Corriere.it
In meno di mezz’ora una decina di mezzi incontrati, con pedane elettroniche che non ci sono oppure non funzionano, nonostante il simbolo sulla vettura che indica l’accessibilità. Il 74% del parco mezzi di superficie è fornito di pedana per l’accesso dei disabili, dicono all’Atac, l’azienda del trasporto pubblico di Roma. Si dovrebbe arrivare al 90% entro il 2013, con l’acquisto di 400 nuovi bus, con pedane manuali.

SERVIZIO ALTERNATIVO – Quelle vecchie, a comando elettrico, sono infatti risultate poco funzionali sulla rete stradale romana: si rompono spesso per le vibrazioni causate dall’impatto coi sampietrini. Qualora un disabile non riuscisse a salire su un autobus in servizio di linea, per mancanza della pedana o suo malfunzionamento – informa l’Atac – , l’autista può chiamare la centrale operativa per far arrivare alla fermata un minibus attrezzato. Nessuno degli autisti incontrati lo ha fatto. E Luisella, dopo l’inutile attesa di un autobus con la pedana che funziona, viene “caricata” con la sua carrozzina sul 53, grazie all’aiuto di braccia robuste. Altro che autonomia.

Fonte: www.corriere.it

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