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I morti viventi dell’Istat; mistero sicurezza stradale

In tre province ci sono errori clamorosi di rilevazione, fino al 15%: vittime di sinistri figurano ancora in vita secondo l’istituto nazionale di statistica. Associazioni sul piede di guerra.

Caos incidenti stradali: aumenta il mistero sul numero di vittime, il dato più importante, proprio quello relativo al numero di morti, potrebbe – infatti, essere falso. Clamorosamente falso. Ossia nel 2010 non ci sarebbero stati 4090 morti come sostiene l’ISTAT, ma più di 4700. Un errore di oltre seicento persone, per l’ISTAT vive e per lo Stato scomparse per cause naturali.

Il dato arriva analizzando quanto ha appena provato Stefano Guarnieri, papà di Lorenzo, ucciso nel 2010 da una persona che guidava un motorino sotto l’effetto di alcol e droga. Stefano ha infatti scoperto che per l’ISTAT, suo figlio è uscito incolume dallo scontro nel quale è morto sul colpo. Da questa clamorosa scoperta l’associazione Lorenzo Guarnieri ha fatto partire un’indagine molto approfondita, in collaborazione con l’Istituto di Ricerca e Programmazione Economica per la Toscana (IRPET), scoprendo che l’errore fatto nei confronti  di Lorenzo non è un caso isolato. In provincia di Firenze nel 2010 sono morte 69 persone, mentre l’Istat ne riporta 58 e il sistema SIRSS della regione Toscana (sistema di rilevazione costato al contribuente circa 2 milioni di euro dal 2008 ad oggi) ne riporta 59. Nella provincia di Forlì-Cesena nel 2010 i morti per scontri stradali sono stati 39 (fonte ASAPS) e non 34 come indicato dall’Istat.

Questo significa che riportando a livello nazionale i dati – provati – della Toscana e della provincia di Forlì-Cesena (i dati arrivano dalla battagliera Asaps, associazione amici polizia stradale, guarda caso…) si arriva ai famosi 4700 morti e non 4090, visto che parliamo di uno scarto statistico del 15%.

Non è corretto generalizzare? Va bene. Ma allora delle due l’una: o in quelle zone l’Istat lavora malissimo (per usare un sottile eufemismo…) o il dato si può riportare a livello nazionale. “E’ assai probabile – spiega infatti lo stesso Guarnieri – che quanto accaduto nelle province di Firenze e di Forlì-Cesena sia accaduto in tutte le altre province italiane:  ne consegue che la mortalità sulle nostre strade a causa di violenza stradale non è in calo – come ha affermato il 4 Aprile in Commissione Trasporti il Ministro Cancellieri – ma è in aumento” ( come si può evincere dal grafico allegato). Dunque i morti nel 2010 si stimano in 4703, in netto aumento rispetto ai 4237 del 2009 (+11%). L’Italia si conferma la maglia nera d’Europa come paese con il maggior numero di morti sulle strade (uno spread sulla Germania di 1.052 deceduti)”.

Come venirne a capo? L’associazione Lorenzo Guarnieri ha fatto quello che Stefano consiglia di fare a tutti i familiari delle Vittime: “Invito tutte le famiglie a richiedere i dati che riguardano la morte o la disabilità dei loro congiunti a tutte le istituzioni coinvolte nella raccolta (polizia municipale o polizia stradale o carabinieri e Istat), per verificarne la veridicità e per far capire che la morte o l’invalidità sono cose importanti e come tali devono essere trattate. 

Ma c’è dell’altro: la cialtronaggine di questa raccolta dati non è solo sulla quantità dei numeri ma anche sulla “qualità”. Sempre secondo l’Istat, intatti, l’incidente che ha coinvolto il povero Lorenzo Guarnieri è stato provocato da distrazione: Lorenzo invece è stato vittima innocente di alcool e droga passivi sulla strada. “Pretendiamo delle scuse formali – spiega Stefano Guarnieri – da parte dello stato, della regione, della provincia e della polizia municipale per avere trattato l’omicidio di nostro figlio con approssimazione, così come purtroppo è accaduto in tanti altri casi.”

Difficile dare torto a Stefano Guarnieri. Ma la situazione è in continua evoluzione: “Dai dati regionali che abbiamo dall’Istat nel 2010 – spiega ancora Guarnieri – risulta che nelle varie regioni c’è una forte varianza nel dato di mortalità per milione di abitante. Abbiamo una regione “felix” che si colloca con 44 morti per milione di abitante a livello di paesi come Olanda, Norvegia, Svizzera ed è la Campania. Abbiamo poi la regione maglia nera che si colloca invece fra Lituania e Latvia con 92 morti per milione (l’Emilia Romagna – a cui ho aggiunto anche i 5 morti non contati di Forlì-Cesena). A tutto ci sarà una ragione ma sinceramente il dato relativo alla Campania è piuttosto strano”.

Che qualcosa non funzioni come dovrebbe Guarneri lo segnala poi ancora in un altro caso: “Un comunicato stampa diffuso dalla prefettura di Latina dice che il 2010 si è chiuso con 70 morti mentre l’Istat dice 68. A meno che a fine anno non siano resuscitati è difficile dire che anche questo è un problema di tempistica e di aggiornamento. Dato che il comunicato è del 14.01.2011 i poveretti erano sicuramente morti nel 2010”.

Le incongruenze insomma sono tante e iniziano a vedersi i primi risultati di comuni cittadini che si prendono la briga di fare delle verifiche sul proprio territorio come nel caso di Antonio Rinaldi che nel suo blog riporta le seguenti considerazioni: “Ho voluto interpretare personalmente l’invito citato nel mio ultimo intervento provando a calcolare il numero delle vittime degli incidenti stradali in provincia di Bergamo nel corso del 2010. Sulla base di una ricerca per parole chiave sui siti dei quotidiani locali, ho identificato 62 incidenti mortali che complessivamente hanno provocato 69 morti”.

L’Istat dichiara ufficialmente 64 vittime. Quindi, se fosse esatto il mio conteggio, la statistica ufficiale sottostimerebbe il vero dato di circa l’8%. Ovviamente, pur avendo lavorato con attenzione, non posso escludere qualche mio errore. Per esempio, nell’ultima colonna ho indicato due casi dubbi, nel senso che i fatti, così come raccontati, non chiarivano in senso assoluto la causa della morte (anziana morta improvvisamente pochi giorni dopo essere stata investita; ciclista presunta vittima di un pirata della strada, senza testimoni). Comunque, non posso nemmeno escludere anche una o più omissioni, per cui considero la mia stima suscettibile di correzioni di rialzo. Per esempio, secondo l’Eco di Bergamo a fine marzo 2010 le vittime per incidenti stradali sono state una di più (anche tenendo conto del caso dubbio) di quelle da me registrate. Non so se le redazioni tengano traccia di tutti gli incidenti stradali gravi; ho letto articoli che commentano gli eventi luttuosi e ne fanno un bilancio per il primo mese, o per i primi mesi dell’anno, o in corrispondenza di settimane particolarmente tragiche per numero di incidenti, ma, senza altri riscontri, devo presumere che un conteggio vero e proprio relativo a tutto l’anno non ci sia. Il mio elenco è quindi a disposizione di tutti gli interessati che vogliano controllarlo e, se possibile, completarlo. In ogni caso, questo sarebbe il terzo dato provinciale, su tre verificati, difforme da quello pubblicato dall’Istat. Anche senza fare una proiezione a livello nazionale mi pare molto plausibile ritenere che, tenuto conto del fenomeno, ci sia una quota non trascurabile di eventi che sfugge alle statistiche ufficiali”.

Cosa fare? l’Asaps rilancia il “catasto” degli incidenti stradali. L’Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale riporta l’esempio spagnolo dove la Direzione Generale del Traffico è arrivata a progettare un nuovo sistema di rilevazione della sinistrosità. L’importanza di una banca dati dettagliata sugli incidenti stradali, contenente  le cause dell’incidente (fattore scatenante); la dinamica degli impatti e delle lesioni; le modalità e l’efficacia dei soccorsi tecnico-sanitari; la verifica degli eventuali interventi successivi al sinistro per correggere carenze o errori, era già stata lanciata dall’Asaps nel 2004 e ora viene riproposta con forza sulla scia dell’iniziativa spagnola.

Di certo senza numeri certi diventa difficile anche semplicemente parlare di sicurezza stradale…

Fonte: www.repubblica.it

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