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Roma – Camion bar, giro di vite. Il Campidoglio chiede controlli

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L’assessore Bordoni: «Verificare posizioni e occupazioni del suolo pubblico». Direttiva del Comune alle divise bianche.

 

Il Comune corre ai ripari. E dopo aver per anni chiuso un occhio, e forse tutti e due, sui camion bar che hanno invaso il centro storico di Roma, assediando monumenti e tutte le aree di pregio della città, adesso ha deciso controlli a tappeto. La direttiva è statafirmata dall’assessore capitolino al Commercio Davide Bordoni e, senza annunci e preavvisi, venerdì il comandante generale dei vigili urbani, Angelo Giuliani, se l’è ritrovata sulla scrivania. La sintesi: controlli serrati nelle aree di pregio anche a chi ha le autorizzazioni.

Un cambio di rotta non da poco. E soprattutto messo nero su bianco in una direttiva che di fatto ordina ai vigili di concentrare la loro attività di controllo non più solo sull’esercito di abusivi che vendono rose, occhiali, bolle di sapone, ombrellini e altre cianfrusaglie in ogni angolo della città, ma anche su bancarelle e chioschi che, almeno in teoria, hanno un’autorizzazione.

Perché in questi anni di controlli ai camion bar e venditori si souvenir sono stati pochissimi, quasi inesistenti. Nel 2011, per esempio, come scoperto dal consigliere dei Verdi in primo municipio, Nathalie Naim, non risulta effettuata alcuna sanzione alle bancarelle nell’area del Colosseo e dei Fori Imperiali. D’altronde nel 2008 il Campidoglio ha anche cancellato la figura degli ispettori annonari che erano specializzati proprio nel controllo degli ambulanti.
Nel 2012 le cose sono cambiate soltanto dopo la bacchettata della soprintendente Mariarosaria Barbera che in una lettera del 19 marzo al Comune ha denunciato il caos intorno all’Anfiteatro Flavio e ha chiesto, senza se e senza ma, di togliere tutti i venditori e i figuranti dall’area intorno al Colosseo.

 

Il sindaco Alemanno, come i suoi predecessori, si è detto impotente nei confronti di camion bar e bancarelle perché le loro licenze sono blindate dalla legge regionale sul Commercio che prevede il famigerato principio di equivalenza (quello che obbliga il Comune, in caso di spostamento, di garantire all’esercente una posizione di eguale valenza economica). In realtà molte di quelle licenze hanno iter tortuosi e vizi di forma come raccontato in questi giorni dal Messaggero. Molte postazioni non hanno mai ricevuto alcun parere positivo delle soprintendenze, altre erano solo temporanee fino al 15 luglio del 1990. Eppure sono lì, e approfittando del fatto che il Comune concentra le sue energie nella lotta agli abusivi totali, fanno il bello e cattivo tempo: non rispettano le posizioni e si spostano dove intercettano meglio i flussi turistici, occupano arre più grandi del consentito, non sempre rilasciano gli scontrini fiscali e pubblicizzano merci e prezzi in maniera irregolare.

Così, nell’attesa che qualcuno si decida a spostare quei camion bar anacronistici e tutt’altro che decorosi, l’assessore Bordoni ordina ai vigili controlli serrati.
«Perseguire tutte quelle realtà che, seppur autorizzate amministrativamente, svolgono l’attività in modo difforme da quanto previsto, con particolare attenzione alla superficie occupata ed al rispetto delle norme di riferimento in materia di commercio – s legge nella lettera riservata – Bisogna mantenere elevati i livelli di verifica e controllo su tutte le attività economiche presenti sul territorio di Roma Capitale, con particolare riferimento alle aree di maggior pregio del Centro Storico come quella dell’Anfiteatro Flavio».
Adesso, bisognerà vedere se alla direttiva di Bordoni seguiranno anche i reali controlli dei vigili. E che risultati daranno. Ma è evidente che, comunque, si tratta si palliativi.

La vera soluzione è un’altra: la disposizione di bancarelle camion bar (l’80% secondo il Comune fanno riferimento alla famiglia Tredicine) va assolutamente rivista. E qualcuno, prima o poi, dovrà avere il coraggio di assumersene la responsabilità e liberare una volta per tutto i tesori di Roma dall’assedio quotidiano.

 

Fonte: www.ilmessaggero.it

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