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Confiscata l’auto intestata all’azienda: è la possibilità di farne libero uso a spegnere il motore

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Un uomo è sorpreso alla guida della sua autovettura con un tasso alcolemico superiore a 1,50 g/l: violazione dell’art. 186 del codice della strada e processo penale a suo carico. La pena viene concordata tra le parti, ma quello che non viene concordato – e che l’imputato non si aspetta – è la confisca del veicolo. Questo era intestato all’azienda di cui l’imputato risultava socio, ma si trattava – a parere del Tribunale di Brescia – di mezzo rientrante nell’effettivo e concreto dominio dell’imputato. Ma l’auto è intestata all’azienda. L’imputato ricorre per cassazione sostenendo che «il veicolo non avrebbe potuto essere oggetto di confisca in quanto intestato ad un soggetto terzo» (Cassazione, 1536/09). La Suprema Corte, però (sentenza n. 10912/12) non ritiene meritevole di accoglimento il ricorso.

Infatti, afferma che la confisca in esame è stata disposta in base alla disciplina della confisca obbligatoria del veicolo con il quale il reato è stato commesso, non consentita solo quando il veicolo appartiene integralmente a persona estranea al reato. Tuttavia, nel caso di specie, si tratta di una mera intestazione a terzi del bene mobile, non potendosi ritenere integrata la nozione di «appartenenza a persona estranea al reato». Nello specifico, l’imputato è socio della società intestataria del mezzo utilizzato per la commissione del reato, avente sede nello stesso domicilio dichiarato dal ricorrente, e di effettivo utilizzo dello stesso. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio. Nulla da fare, quindi. Il veicolo rimane sotto sequestro.

Fonte: www3.lastampa.it

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