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Palermo, la chiesa trasformata in moschea sequestrata dai vigili urbani

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In passato la chiesa era stata adibita a una sorta di centro commerciale dalla comunità cinese, poi era stata affittata a dei bengalesi.

È stata sequestrata la chiesa del Cinquecento in via Sant’Agostino che fece tanto parlare di sé, perché trasformata in moschea dalla comunità bengalese, a ottobre dello scorso anno. I vigili urbani del Nucleo tutela patrimonio artistico, coordinati dal commissario Giuseppe Crucitti, nei giorni scorsi, hanno posto i sigilli al complesso del Santissimo Crocifisso di Lucca, costruito fra il 1589 e il 1597 e poi completato nel 1602. Su provvedimento firmato dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dal sostituto procuratore Daniele Paci. Un secondo sequestro, dopo quello del 1998, quando la chiesa era stata adibita a una sorta di centro commerciale dalla comunità cinese.

Lo splendore del monumento storico, oggi sconsacrato, e trasformato, non solo il luogo di culto dai musulmani di Palermo, ma anche in magazzino e in bottega di ortofrutta, comincia a spegnersi nel 1877, quando la chiesa viene ceduta a privati con una vendita all’asta. Pesa, infatti, sugli attuali proprietari, una coppia di ottantenni, l’accusa di violazione delle norme urbanistiche e del codice dei Beni culturali, oltre che quella di danneggiamento al patrimonio artistico della città.

La chiesa, infatti, è stata suddivisa in tre parti con radicali opere di muratura all’interno, dove sono stati realizzati anche diversi livelli, per mezzo di soppalchi. Per non parlare del prospetto esterno, completamente stravolto, con finestre murate, e le antiche porte sostituite da saracinesche e tendaggi. Il campanile, poi, sarebbe stato inglobato in un appartamento, e non è più visibile. Per porre rimedio a questi gravi danni, i proprietari nel 2004 pensarono di inoltrare agli uffici comunali del Centro storico del Comune un’istanza di sanatoria. Gli uffici risposero che dietro il pagamento della cifra irrisoria di circa 7 mila euro, e il ripristino del prospetto, la sanatoria poteva essere accordata. Tutto, però, si blocca, nel 2010 con l’intervento della Soprintendenza ai Beni culturali. Da allora la situazione non è mai cambiata. E i proprietari hanno continuato ad affittare regolarmente la chiesa divisa in tre ambienti diversi.

Anche i bengalesi, infatti, godevano del bene, grazie a un regolare contratto d’affitto: cinquecento euro al mese per quattro anni. La prossima settimana, i vigili del Nucleo tutela patrimonio artistico, effettueranno altri controlli nei siti storico-culturali della città, secondo il piano disposto dal comandante Serafino Di Peri.

Fonte:  palermo.repubblica.it

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