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Lavori abusivi nel giardino della dimora a due passi dall’Aurum.
La villa è stata acquistata per due milioni, altri due milioni – dice chi ci ha lavorato – è costata finora la ristrutturazione, non si sa però quando il proprietario andrà adabitarci visto che nel frattempo lo stabile è stato sequestrato. Venerdì mattina la Polizia Municipale ha messo i sigilli alla dimora di sogno di via d’Avalos, a due passi dall’Aurum. Una prima denuncia per opere considerate abusive non era bastata a fermare i lavori, i vigili hanno fatto un altro controllo e constatato che gli operai erano ancora lì e allora è scattato il sequestro.
La villa risulta intestata alla moglie di un milionario russo, la famiglia abita a San Pietroburgo, i lavori li sta svolgendo una impresa marchigiana e li coordina da Roma un cittadino pur esso di nazionalità russa.
Che cosa contesta la Polizia Municipale al committente d’opera? In un primo esposto la costruzione di un doppio muretto, alto un metro e 20 centimetri e lungo 30 che dal cancello di ingresso porta alla villa e nel secondo la cementificazione dell’estesa area esterna senza la preventiva autorizzazione della Sovrintendenza ai beni ambientali. Questo permesso è considerato ineludibile dell’amministrazione comunale poiché l’immobile e tutte le superfici attorno si trovano all’interno della Riserva dannunziana. In questa zona non si può costruire il nuovo ma si può ristrutturare l’antico rispettando i vincoli ambientali, idrogeologici, naturali.
Stando alla denuncia della Polizia Municipale e del maggiore Adamo Agostinone che coordina il Nucleo di Giudiziaria, il milionario aveva tutti i documenti in regola per la ristrutturazione interna, non li aveva invece per quei lavori esterni. Armando Foschi, presidente della commissione sicurezza e pinetino doc, sottolinea come a fronte del primo abuso riscontrato e della prima denuncia, il committente non ha fermato i lavori ma al contrario li ha accelerati.
Il provvedimento giudiziario, secondo il maggiore Agostinone, è tale da impedire non solo il prosieguo dei lavori ma anche l’ingresso nello stabile ragion per cui se il milionario di San Pietroburgo volesse in questi giorni venire a dare anche solo un’occhiata alla sua proprietà dovrà ottenere l’autorizzazione alla magistratura, e di quello che c’è dentro potrà prendere solo oggetti personali. Dentro, però, che c’è? Al momento solo tende e punti luce dice chi ha avuto la possibilità di dare un’occhiata a un immobile di assoluto pregio come testimonierebbe il dispendioso e diffuso e sapiente uso di marmo.
Secondo alcuni il proprietario potrebbe essere intenzionato ad acquistare anche l’immobile vicino, o averlo già comprato. Si tratta di un altro villone, coevo del precedente, al momento abbandonato. L’ipotesi deriva dal fatto che esiste un cancello, nuovo, che dall’immobile sotto sequestro porta a quello limitrofo.
In passato entrambe le ville, dismesse, erano diventate ricovero di fortuna per extracomunitari. Più volte i residenti segnalarono il fatto alle forze dell’ordine. In un caso, racconta Foschi, furono fermati tre rumeni, il milionario russo fece sapere però che quelli erano i custodi del cantiere e non abusivi. I rumeni peraltro non hanno lasciato la pineta e ancora si vedono nel quartiere.
Fonte: www.ilmessaggero.it
Con la sentenza in esame la Suprema Corte ha confermato che il procedimento di secondo grado relativo all’impugnazione di una pronuncia riguardante un’opposizione a sanzione amministrativa si deve svolgere, dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 26 secondo le regole generali del processo ordinario, vale a dire mediante atto di citazione tempestivamente notificato alla parte appellata e non con ricorso. La disciplina in materia di opposizione a sanzione amministrativa non contiene alcuna disposizione specifica in ordine [...]
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