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Prezzi benzina: un impianto su tre non li espone correttamente

È quanto emerge da un’indagine della Guardia di finanza.

Prezzi benzina: stando ai controlli effettuati nei primi quattro mesi del 2012 dalla Guardia di finanza, un impianto su tre non li espone correttamente. La Gdf ha messo nel mirino 603 distributori, constatando 205 violazioni, e conseguenti sanzioni amministrative, che vanno da 516 a 3.098 euro, e vengono inflitte al titolare della licenza. Le verifiche si sono intensificate a fronte delle persistenti tensioni sui prezzi dei carburanti per autotrazione e per valutare eventuali speculazioni legate all’aumento dell’aliquota Iva dl 20 al 21%.

QUALI OBBLIGHI
Le Fiamme gialle hanno controllato la corretta esposizione dei prezzi al pubblico e la loro corrispondenza con quelli elencati sui tabelloni pubblicitari all’ingresso dei piazzali. Si fa riferimento al Decreto legislativo 6 settembre 2005, numero 206 (“Codice del consumo”); l’articolo 15 al punto 5 stabilisce che “i prezzi dei prodotti petroliferi per uso di autotrazione, esposti e pubblicizzati presso gli impianti automatici di distribuzione dei carburanti, devono essere esclusivamente quelli effettivamente praticati ai consumatori. È fatto obbligo di esporre in modo visibile dalla carreggiata stradale i prezzi praticati al consumo”. L’irregolarità più ricorrente è stata quella sull’esposizione dei prezzi del carburante con riferimento al prezzo più basso ai “self-service prepay” (aperti 24 ore, si fa tutto da sé, pagando prima dell’erogazione) o il “self postpay” (prima fai il pieno e poi paghi a un addetto), in concomitanza con il servito (il prodotto somministrato con l’intervento del personale). Perché questa irregolarità? Perché c’è un’interpretazione errata della norma sul Decreto 24 gennaio 2012, numero 1 (disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività); all’articolo 19 l’articolo 15 del Decreto legislativo 206/2005, in ordine alla cartellonistica di pubblicizzazione dei prezzi presso ogni punto vendita. Si dice infatti che la modifica verrà emanata “entro sei mesi dalla stessa data”, e che “con uno o più decreti del ministero dello Sviluppo economico sono definite le modalità attuative della disposizione di cui al secondo periodo dell’articolo 15, comma 5, del Decreto legislativo 6 settembre 2005, numero 206″. Resta l’obbligo di esporre, per renderli visibili dalla carreggiata, tutti i prezzi praticati all’interno dell’impianto.

ALTRI FURBETTI
In un periodo in cui si va a caccia di sconti, purtroppo si fanno vivi anche i furbetti del pieno. La Guardia di finanza della Liguria ha pizzicato 130 evasori totali, con pompe di benzina taroccate, frodi sugli incentivi per l’acquisto di moto. Alcuni benzinai genovesi che avevano trovato un metodo ingegnoso per erogare meno carburante rispetto a quanto pagato e indicato. Due pompe erano tarate al ribasso, per circa il 3% in meno.

SCONTO FISSO
Intanto, Federconsumatori e Adusbef chiedono alle Compagnie petrolifere di generalizzare lo scontone (la guerra ai ribassi ha provocato code lunghissime alle pompe nel weekend): “Le quotazioni del petrolio nuovamente sotto gli 80 dollari al barile rappresentano un evento estremamente importante. Non succedeva dal 6 ottobre 2011. Questo vuol dire che, anche tenendo conto della perdita di terreno dell’euro rispetto al dollaro, vi è un amplissimo margine per la riduzione dei prezzi dei carburanti”. In questo modo ogni automobilista potrebbe risparmiare oltre 240 euro annui solo in termini diretti, calcolano i Consumatori, a cui si aggiungerebbero ulteriori 191 euro in termini indiretti per le ripercussioni positive sui costi di trasporto di beni e servizi nel mercato e per un totale di 431 euro annui.

Fonte: www.omniauto.it

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