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Vigili, comuni medi scialacquoni

soldi

Quali comuni scialacquano di più denaro pubblico per gestire la polizia locale? Quelli da 20 mila a 500 mila abitanti.
Mentre i piccoli comuni (da 10 mila abitanti in giù) presentano tutti una spesa storica inferiore al fabbisogno standard teorico.
Quali province spendono di più per i centri per l’impiego? Quelle piccole, con popolazione inferiore a 250 mila abitanti, mentre il maggiore livello di virtuosità si registra nelle province sopra i 500 mila abitanti. Erano molto attesi i primi risultati della titanica operazione di monitoraggio dei costi degli enti locali a cui Sose (la Società che elabora gli studi di settore) e Ifel si stanno dedicando da due anni a questa parte.
E il motivo è evidente perché, aldilà del tecnicismo dei dati e dell’ostilità tipica di certe formule matematiche, i fabbisogni standard potranno risultare molto utili ai fini della spending review in quanto consentiranno di comprendere la quota di spesa pubblica «aggredibile» dal ministro Piero Giarda e dal fido supercommissario Enrico Bondi incaricato dei tagli (nel 2010 la spesa degli enti locali ha toccato quota 77 miliardi di euro pari al 5% del Pil e al 10% della spesa pubblica consolidata).
Ieri la Copaff, la commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale presieduta dal professor Luca Antonini, ha approvato i risultati relativi ai primi due questionari (polizia locale per i comuni e servizi del mercato del lavoro per le province) somministrati agli enti locali nel gennaio 2011.
Ora numeri e metodologie saranno trasmessi prima alla Ragioneria dello stato e poi a palazzo Chigi che dovrà dare l’ok in consiglio dei ministri allo schema di decreto che recepirà le risultanze dei questionari.
Sul testo si pronuncerà la Conferenza stato-città e poi il parlamento attraverso la Bicamerale per il federalismo e le commissioni competenti in materia finanziaria. Insomma, l’iter è ancora lungo e complesso, ma l’approvazione da parte della Copaff ha un chiaro significato simbolico costituendo il primo passo verso l’abbandono definitivo del criterio della spesa storica che ha contribuito (per usare un’immagine cara a Giulio Tremonti) a rendere sempre più storto l’albero della finanza pubblica italiana. Ora con l’approvazione dei primi numeri sarà più facile centrare la scadenza del 2013, l’anno zero dei fabbisogni standard, in cui prenderà il via la fase transitoria per l’implementazione dei nuovi parametri di spesa in base ai quali verrà ripartito in futuro il fondo sperimentale di riequilibrio. La tabella di marcia disegnata dal federalismo fiscale (dlgs 216/2010) prevede che entro il 2013 debbano entrare in vigore i fabbisogni per almeno due terzi delle funzioni fondamentali «con un processo di gradualità diretto a garantire l’entrata a regime nell’arco del triennio successivo».
I restanti entreranno in vigore nel 2014 per diventare pienamente operativi entro il 2017. Per comprendere il livello di complessità dell’operazione basta guardare i numeri della platea di enti oggetto di indagine: 6.702 comuni, 239 unioni di comuni, 83 province (sono state considerate solo quelle delle regioni a statuto ordinario) per monitorare due funzioni che pesano non poco sui bilanci delle autonomie. Basti pensare che nel 2009 (gli ultimi dati disponibili) i comuni hanno speso 2,5 miliardi per la polizia locale, pari al 7,87% della spesa corrente, mentre le province hanno «investito» 698 milioni sui centri per l’impiego pari all’11,49% della spesa. I risultati, come detto, premiano i piccoli comuni per la polizia locale e le province medio-grandi per il mercato del lavoro. Bene anche gli enti che gestiscono i vigili urbani in forma associata (unione, comunità montana, consorzio, convenzione) mentre la gestione diretta del servizio (scelta da 3.998 enti sul totale di 6.702) non si dimostra una scelta virtuosa.
Quanto alle province, invece, solo il 15% risulta virtuoso, nel senso che presenta un livello quantitativo delle prestazioni erogate maggiore di quello stimato e contemporaneamente una spesa storica inferiore al fabbisogno standard.

 

Fonte: Italia Oggi

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