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Caserta. Senegalesi parte civile nel processo che vedono imputati 12 vigili urbani

immigrati

Stamane presso il Tribunale penale di SMCV si aprirà la fase dibattimentale del processo che vede coinvolti 12 vigili urbani del comando di Caserta, perché presunti responsabili, nell’aprile del 2006, di una violenta retata irruzione notturna presso alcune nelle abitazioni di alcuni immigrati senegalesi. A tale irruzione fece seguito seguita da una ingiustificata privazione della libertà personale di tutti coloro che si trovavano all’interno. Dopo aver messo a soqquadro le case, distrutto e sottratto la merce detenuta legittimamente per l’attività di commercio ambulante, gli ignari occupanti, infatti, vennero prelevati di forza e portati presso il comando dei vigili urbani di Caserta; arrivati al comando, ai senegalesi vennero tolte cinture, lacci di scarpe e rinchiusi in celle-bagno. Venne negata, poi, la possibilità di comunicare con l’esterno fino alle prime ore del mattino successivo.

 

A gettare una pesante luce di sospetto sulla natura della intera attività fu il fatto che il tutto si concluse con un semplice verbale di identificazione senza formulazione di alcuna ipotesi di reato. Infatti, operazioni di tal genere (perquisizioni in piena notte, alto numero di forze dell’ordine e utilizzo della forza per il prelevamento del presunto responsabile) solitamente richiedono fondati motivi di sospetto di pesanti attività illecite ma quella notte alcun trafficante di droga o alcun esponente di una presunta associazione mafiosa venne trovato. Eppure a capo della sedicente operazione c’era l’ex comandante dei vigili urbani di Caserta, il dott. Del Vino che di fenomeni criminali ha una certa conoscenza visto che recentemente è stato coinvolto nell’inchiesta “Occhio vigile” con imputazioni che vanno dalla associazione a delinquere alla corruzione.

 

Per capire il movente dell’accaduto probabilmente bisogna indagare su quanto successo la mattina prima al mercato settimanale. Un senegalese ambulante, per sfuggire ad un controllo dei vigili, urtò con l’auto uno di essi il quale riportò delle escoriazioni. Da quel momento iniziò una la caccia all’uomo, che è durata tutto il giorno, la notte e i giorni successivi: l’obiettivo era semplicemente l’uomo nero ambulante che doveva pagare per l’oltraggio consumato.

 

Il blitz scosse l’intera comunità senegalese (ma forse l’intera comunità africana del territorio casertano) al punto che si ritenne necessario l’intervento di un rappresentante dell’ambasciata del Senegal che fu accolto dal Prefetto e dal Commissario Prefettizio i quali porsero le scuse ufficiali alla intera comunità senegalese.

 

A parte le scuse ufficiali, la città di Caserta e le sue istituzioni nulla hanno promosso per prevenire ed evitare in futuro fenomeni di tal fatta lasciando inalterato il clima di intolleranza che da sempre si registra su questo territorio. Allora non deve sorprendere che l’intera area di Terra di Lavoro sia costantemente sconvolta da agguati razzisti caratterizzati, molto spesso, da risvolti devastanti ed indelebili. Ancora sono vivi,infatti, i segni della strage di Castel Volturno dove persero la vita sei innocenti africani colpevoli di avere la pelle nera e di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Anche lì, come accertato dalla sentenza di condanna, l’azione stragista ad opera del gruppo Setola mirava a colpire l’immigrato indiscriminatamente, indipendentemente da presunte o accertate attività illecite.

 

Da anni viene chiesto alle Amministrazioni comunali di iniziare una vera politica di integrazione partendo dalla costruzione di spazi che possano ospitare le attività di commercio ambulante dei senegalesi: ad oggi nulla è stato fatto, tutto viene lasciato inalterato. Si favorisce, così, una politica di esclusione e si contribuisce a costruire un clima odioso, basato sulla intolleranza e l’emarginazione del nero che lo si vede visto quale abusivo”, “fuori luogo”, “inferiore”. In questo modo si rendono queste persone maggiormente vulnerabili perché lasciate in balia di possibili raptus, individuali o/e collettivi. Ancor più grave quando questo raptus di gruppo, di stampo xenofobo, proviene direttamente da esponenti delle istituzioni.

 
DOMANI SAREMO PRESENTI AL TRIBUNALE DI SANTA MARIA C.V. ALL’UDIENZA CON UNA DELEGAZIONE DEI SENEGALESI.
Il Centro Sociale “ex Canapificio”, l’Associazione dei Senegalesi di Caserta e l’associazione Nero e Non da anni lottano contro la discriminazione e il razzismo ed è per questo che nel processo contro i 12 vigili urbani si costituiranno parte civile al fine di far riconoscere le motivazioni discriminatorie che furono alla base della retata, ossia l’intento di caccia all’ambulante senegalese.

 

Si spera che anche il Comune di Caserta proverà a costituirsi parte civile al fine di dare un segnale forte contro ogni forma di intolleranza (esterna od interna alle istituzioni) che possa perpetrarsi sull’intero territorio.

 

Fonte:  www.caserta24ore.it

 

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