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In Italia niente risciò: per il codice della strada sono taxi a motore

Portano passeggeri, non inquinano. E all’estero danno lavoro a tanti ragazzi. Ma in Italia la burocrazia ne impedisce la diffusione. Gianluigi Barone, amministratore delegato della Ri-Show, spiega a Panorama.it l’utilità dei risciò anche nel nostro paese.

Piacciono ai tedeschi e agli australiani. Circolano a Berlino come a Madrid, a Londra come a Tokyo. In 120 città nel mondo, tranne che in Italia. Sono i tricicli a pedalata assistita, l’evoluzione moderna dei risciò orientali, utilizzabili dai turisti per visitare le città oppure per lo shopping nei centri cittadini. Tutto, o quasi, per un cavillo giuridico, come spiega a Panorama.it Gianluigi Barone, amministratore delegato della Ri-Show, la società milanese proprietaria dei veicoli in Italia. “Il Codice della strada, all’articolo 85, non li considera tricicli, tali sono considerati unicamente i veicoli a motore, ma velocipedi, con la conseguenza che sono esclusi dall’unica attività per cui potrebbero risultare utili alla riduzione dell’inquinamento: quella di noleggio con conducente”.

Nel resto del mondo si chiamano “velo-taxi”, In Italia hanno consigliato a Barone di cambiare nome per “evitare reazioni antipatiche”. Da qui, il nome di “VeloLeo”. L’idea di importarli nel nostro paese arriva al pubblicitario dopo un viaggio a Berlino nel 2005. Nasce la società con la Archimede Energia, che produce motori al litio, per l’acquisto dei primi 10 risciò, arrivati a 25 negli anni successivi, ma tutti fermi, nonostante molti comuni abbiano chiesto informazioni e la presentazione di progetti specifici. “Ho presentato a Milano, il progetto “VeloLeo a Milano, da e verso Expo 2015”, che prevede la messa su strada di 50 tricicli elettrici, a partire dall’anno prossimo fino al 2015, termine dell’Expo. I velocipedi saranno guidati da persone socialmente svantaggiate, carcerati selezionati direttamente dal Provveditorato, e da studenti delle facoltà di Sociologia e Psicologia, “che saranno istruiti attraverso una serie di corsi di formazione – dice Barone -. Si tratta del primo progetto che coinvolge le carceri senza utilizzare i fondi messi a disposizione dal ministero della Giustizia, ma che, viceversa, si auto-remunera”.

Un moderno risciò costa al massimo 7-8 mila euro e permette di muoversi nel raggio di qualche chilometro a costi contenuti, 5 euro per un quarto d’ora. Per questo, i sindaci di Berlino e altre città in cui sono diffusi, hanno invitato a semplificare le normative e diffondere il servizio. “All’estero, un giovane che vuole noleggiare un risciò si presenta alla casa madre, paga dieci euro al giorno per avere il mezzo e offrono il servizio dalla mattina alla sera. Tutto quello che riescono a guadagnare se lo mettono in tasca. Le società che li producono recuperano i costi con la pubblicità – aggiunge Barone -.  I risciò sono silenziosi, non inquinano, hanno un costo minimo e promettono di creare nuova occupazione, dando la possibilità di fare un lavoro divertente e all’aria aperta”.

Dal luglio 2010, con il nuovo codice della strada, anche il triciclo può svolgere noleggio. La strada, a quel punto, sembrava spianata. Ma il ministero dei Trasporti, interpellato dal Comune di Milano e dallo stesso Barone, ha opposto il dettato del decreto ministeriale del 31 gennaio 2003, che definisce i tricicli come “veicoli a tre ruote simmetriche muniti di un motore con cilindrata superiore a 50 cm cubici se a combustione interna e/o aventi una velocità massima per costruzione superiore a 45 km/h”. I veicoli in oggetto, precisa il ministero, sembrerebbero appartenere alla categoria dei velocipedi e come tali non rientrerebbero nella fattispecie dell’art. 85 del Codice della strada. “Secondo una direttiva europea, alle regioni è fatto obbligo di sperimentare nuove forme di mobilità sostenibile e lo stesso presidente della Commissione europea ha scritto ai paesi membri per invogliare l’iniziativa – conclude Barone -. C’è stata un’interrogazione parlamentare dell’onorevole Realacci e ho consegnato al ministero dei Trasporti uno studio compiuto da uno studio legale internazionale. L’unica risposta da parte dei tecnici ministeriali è stata che nessuno si prende la responsabilità di cambiare la norma, due righe che non influiscono

Tutti fermi dunque. A Roma, una cooperativa di ex detenuti sarebbe pronta per girare per le strade della capitale, a Bologna l’associazione no profit “Primavera Urbana” ha acquistato un City Cruiser, munito di pannelli solari, che circola al centro storico ed è gratuitamente a disposizione di bolognesi e turisti. Le mance dei passeggeri vengono usate per l’acquisto di altri risciò elettrici. A regime, caduti gli ostacoli, se cadranno, prevede di operare in nove città italiane con un centinaio di risciò e avranno un lavoro altrettanti pedalatori. La battaglia per introdurre i risciò in Italia prosegue.

 

SCHEDA TECNICA

PESO DEL MEZZO: 150 KG

LUNGHEZZA: 2,9 metri

LARGHEZZA: 1,1 m

ALTEZZA:  1,5 m

ASSISTENZA ELETTRICA: motore elettrico da 250 Watt – 2 batterie da 17 Ah – 24 volt

ENERGIA IMMAGAZZINATA A BORDO:  408 Wh

VELOCITA’ MASSIMA IN PEDALATA ASSISTITA: 10 Kh/h

RICARICA: in presa da 220 volt

MOTORE: montato sul mozzo della ruota anteriore

SEDILI:  anteriore per il guidatore  – posteriore per un massimo di due passeggeri

CAMBIO: multirapporto a 22 velocità

FRECCE: direzionali e luci

COLORE CABINA: bianco

Fonte: scienza.panorama.it

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