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Pubblicità sulle strade – Consiglio di Stato, sez. IV, n. 2480/2012

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Il Consiglio di Stato con la sentenza in esame ha confermato che per le insegne di esercizio visibile dalle autostrade, è obbligatorio richiedere all’ ente proprietario la preventiva autorizzazione,  come stabilito dall’art. 23 del codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1982, n. 285), dedicato alla disciplina della “pubblicità sulle strade e sui veicoli”, con particolare riferimento alla “pubblicità lungo e in vista degli itinerari internazionali, delle autostrade e delle strade extraurbane principali e relativi accessi”, dove il comma 7 stabilisce un divieto di principio, temperato da talune limitate deroghe. Nell’ambito di queste consente le insegne di esercizio “purché autorizzate dall’ente proprietario della strada”.


Consiglio di Stato, sez. IV,  27/4/2012, n. 2480


FATTO E DIRITTO

Con sentenza in forma semplificata 22 luglio 2011, n. 472, il Tribunale amministrativo regionale per l’Abruzzo – Pescara, Sezione I, respingeva il ricorso proposto dalla Dema Service s.r.l. nei riguardi dell’atto con cui Autostrade per l’Italia s.p.a. aveva ad essa ingiunto la rimozione di un manufatto considerato cartello pubblicitario abusivo, collocato lungo l’autostrada A/14, nel territorio del Comune di Silvi Marina.

La Dema Service interponeva appello contro la sentenza, chiedendone al tempo stesso la sospensione dell’efficacia.

Autostrade per l’Italia si costituiva in giudizio per resistere all’appello.

All’udienza cautelare del 13 aprile 2012 la domanda cautelare veniva chiamata e trattenuta in decisione.

Nella sussistenza dei requisiti di legge e avendone informato le parti costituite, il Collegio è dell’avviso di poter definire il giudizio in camera di consiglio con sentenza in forma semplificata, ai sensi del combinato disposto degli artt. 60 e 74 c.p.a.

Si controverte sulla natura del manufatto di cui è causa. Per la Dema Service si tratterebbe di una insegna di esercizio debitamente autorizzata dagli enti locali competenti; per Autostrade sarebbe invece un cartello pubblicitario. Tale tesi è sostanzialmente quella fatta propria dalla sentenza impugnata.

L’esame delle foto contenute del fascicolo fa ritenere che l’opera non costituisca una semplice insegna di esercizio, dovendosi intendere per tale quella che – con le modalità prescritte dall’art. 47, comma 1, del D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495 – serve esclusivamente a segnalare il luogo ove si esercita l’attività di impresa. Infatti la scritta in oggetto espone anche, e chiaramente, l’indirizzo web della società: con ciò adempie a una funzione che va oltre quella di indicare di un luogo, in quanto intende pure rendere conoscibile al pubblico il sito aziendale. L’obiettiva destinazione pubblicitaria non può dunque essere negata.

 

Questo punto – vale a dire la valutazione delle caratteristiche intrinseche del manufatto – non è però dirimente ai fini della decisione della controversia.

A tale riguardo, occorre prendere in considerazione l’art. 23 del codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1982, n. 285), dedicato alla disciplina della “pubblicità sulle strade e sui veicoli”. Con particolare riferimento alla “pubblicità lungo e in vista degli itinerari internazionali, delle autostrade e delle strade extraurbane principali e relativi accessi”, il comma 7 stabilisce un divieto di principio, temperato da talune limitate deroghe. Nell’ambito di queste consente le insegne di esercizio “purché autorizzate dall’ente proprietario della strada”.

 

Ora, nel caso di specie, la società appellante aveva sì acquisito le autorizzazioni degli enti locali (comune e provincia) a diverso titolo competenti circa la strada dove lo stabilimento sorge. Non ha invece mai chiesto autorizzazione ad Autostrade, come invece avrebbe dovuto, essendo quest’ultima proprietaria della A/14, in vista della quale il cartello è posto. Circostanza, questa, confermata dalla stessa Dema Service, là dove essa dichiara che “l’insegna in questione … è soltanto una delle tante insegne visibili anche dall’autostrada” e prima ancora, nello svalutare il significato delle foto prodotte da controparte, rileva che sono state scattate “dalla parte più interna della stazione di servizio adiacente all’autostrada”.

 

In conclusione: comunque debba definirsi il manufatto, questo è stato installato senza la necessaria, preventiva autorizzazione di Autostrade, che pertanto legittimamente – ai sensi dell’art. 23, comma 13-bis, del citato D.Lgs. n. 285 del 1992 – ne ha imposto la rimozione.

Dalle considerazioni che precedono discende che l’appello è infondato e va perciò respinto.

Apprezzate le circostanze, sussistono peraltro giustificate ragioni per compensare tra le parti le spese di giudizio.

 

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge e, per l’effetto, conferma la sentenza impugnata.

Compensa le spese.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

 

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