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Il Comune di Milano condannato a risarcire il vigile senza pistola

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Da dieci anni l’agente disarmato per obiezione di coscienza non riceveva una parte dello stipendio prevista dal contratto integrativo. Il giudice ha stabilito che gli spetta.
Non portare la pistola perché si è obiettori di coscienza pur svolgendo la funzione di agente di polizia municipale non può comportare il taglio del salario accessorio. E’ questo il senso di una sentenza del giudice del lavoro di Milano che ha condannato a pagare le quote di stipendio a un vigile-obiettore previste dal contratto integrativo. La notizia è stata resa nota dal sindacato Usb che ha patrocinato gratuitamente il lavoratore.

 

In sintesi, un agente della polizia municipale, assunto nel 1992, si è visto non pagare dal 2002 due indennità previste dal contratto integrativo per una cifra complessiva intorno ai 270 euro al mese. “Il Comune – si legge nella sentenza –  ha ritenuto che il vigile quale obiettore di coscienza, privo della dotazione dell’arma, non sia legittimato a ricevere anche tale quota accessoria della retribuzione dal momento che non svolge servizi esterni e turni notturni, serali e festivi”.

 

Il giudice Sara Cipolla è stato di diverso parere e ha rilevato che il contratto integrativo “prevede la sua applicazione a tutti gli appartenenti alla polizia municipale senza distinzione all’uso o meno dell’arma da fuoco”.

 

Fonte:  milano.repubblica.it

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