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Semaforo rosso: querela di falso per contestare il verbale

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Non basta la propria parola, né i testimoni a favore: se un guidatore si vede appioppare un verbale per passaggio col semaforo rosso, può contestarlo solo tramite querela di falso nei confronti del poliziotto. Così la sentenza della Cassazione (sesta sezione civile) numero 15480 del 22 maggio 2012, pubblicata il 14 settembre.

 

VICINO A NAPOLI – La vicenda ha origine nel 2010 a Portici (Napoli), quando un automobilista viene pizzicato a passare col rosso. L’articolo 146 del Codice della strada fissa la multa in 154 euro (più una dozzina di euro di spese di notifica a casa), oltre al taglio di sei punti della patente. Attenzione, non parliamo degli strumenti di rilevazione elettronica piazzati agli incroci (come Photored e T-Red), che fotografano il trasgressore: in questo caso, c’è un Vigile in carne e ossa che s’avvede della violazione. Ma il guidatore non ci sta, sostiene di essere passato col verde, e ricorre al Giudice di pace, che respinge l’opposizione: multa valida. L’automobilista insiste e si rivolge al Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Portici, però perde ancora: la percezione del Vigile non può essere messa in discussione, se non con querela di falso. Occorre cioè sostenere che il Vigile abbia mentito di proposito, abbia indicato il falso nel verbale, per affibbiare una sanzione al malcapitato. È ovvio che una procedura simile espone il cittadino a conseguenze pesanti, come la controquerela: si entra nel penale, e l’automobilista va incontro a sconfitta certa. Infatti, quali prove ci sono che il poliziotto dice il falso? Fra la parola del Vigile e quella del cittadino, verrà privilegiata la prima. Tuttavia, l’automobilista è andato perfino in Cassazione, subendo la terza e definitiva disfatta: gli ermellini hanno sostanzialmente ribadito quanto espresso dal Tribunale; l’atto del Vigile ha fede privilegiata, anche di fronte a testimoni.

 

CHE BOTTA – Va ricordato che, ricorrendo in Cassazione, in caso di sconfitta si pagano spese legali rilevanti: in questo caso, siamo attorno ai 1.200 euro. Più, ovviamente, la multa di 154 euro. In situazioni del genere, anche ammettendo la perfetta buona fede del guidatore, il quale è convintissimo d’aver impegnato l’incrocio col rosso, è bene pagare la multa senza avanzare contestazioni. Ci si va a impelagare in battaglie legali costose e destinate a essere perse sonoramente.

 

PRECEDENTE – Esistono diversi precedenti in materia: in particolare, con sentenza numero 17355, a sezione unite (molto più pesante delle sentenze a sezioni singole, le quali talvolta possono contraddirsi leggermente), del 24 luglio 2009, la Cassazione ha fissato che contro un verbale si può avanzare querela di falso. Il caso in questione riguardava una multa per mancato utilizzo della cintura di sicurezza, e pure in quel caso l’automobilsta sosteneva di essere in regola. Sentenze condivisibili: non si può mettere in discussione l’operato delle Forze dell’ordine, a maggior ragione quando si tratta di argomenti così importanti per la sicurezza, come il rispetto del semaforo e il correttto uso dei sistemi di ritenuta.

 

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One thought on “Semaforo rosso: querela di falso per contestare il verbale

  1. Nel mio capoluogo non e così. Abbiamo una Prefettura e molti Giudici di pace che dovrebbero essere messi sotto processo per la loro inadeguatezza nell’annullare le sanzioni, visto il costo enorme della sicurezza stradale di cui loro non sanno neanche cosa sia. Il costo sociale ormai è alle stelle ma loro perseguono impavidi. Mi chiedo perchè la Corte dei Conti non indaga sul loro Operato?

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