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Più sicurezza e attenzione per la mobilità delle donne, dalle tariffe ai parcheggi

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ds/2012/10/donna_volante-300×225.jpg” alt=”” width=”300″ height=”225″ />Fermate illuminate in comunicazione con i servizi di sorveglianza e posti riservati alle donne più vicini al conducente; sistemi di chiamata del personale a bordo dei veicoli e un migliore accesso ai mezzi pubblici con passeggini, bambini piccoli e carrelli della spesa; parcheggi e taxi ‘rosa’ e scompartimenti ferroviari riservati sui treni notturni. Sono le richieste delle donne per una mobilità che vada incontro alle proprie esigenze, e figurano tra i 10 punti ‘qualificanti per una carta della mobilità delle donne’.

 

I 10 punti sono stati elencati oggi nel corso dell’incontro “Mobilità delle donne e per le donne – verso una carta della mobilità” promosso da FederMobilità e Adiconsum. A preoccupare maggiormente le donne è la sicurezza, stando a quanto emerge dalle richieste che occupano i primi 5 punti. Ma non manca l’aspetto economico (tariffe agevolate e biglietti ad hoc per le donne sole) e professionale: all’ultimo punto della lista si chiede infatti di “affermare la presenza delle donne nella governance delle aziende di trasporto e nelle strutture della pubblica amministrazione”.

 

E se le donne sono tra le più esposte, le questioni dell’accessibilità e della sicurezza del tasporto pubblico “interessano complessivamente il sociale: dagli anziani ai più giovani che li utilizzano per andare e tornare da scuola”, spiega all’Adnkronos Ofelia Olivi, segretario nazionale Adiconsum. “Una società attenta deve preoccuparsi non solo della sicurezza, che vale per le donne come per gli anziani, ma anche di inclusione sociale – aggiunge la Olivi – che deve essere garantita da un servizio universale come il trasporto pubblico”.

 

Necessaria un’operazione di informazione il più chiara possibile, perché “per esempio, ancora oggi non tutti i taxi applicano le tariffe ‘rosa’ – aggiunge il segretario nazionale Adiconsum – semplicemente perché le donne non le richiedono. Promuovere la conoscenza di questi servizi significa dare un’opportunità in più, anche all’ambiente, perché migliorare il trasporto pubblico significa disincentivare il ricorso all’auto privata, con tutti i benefici per la qualità dell’aria, del traffico e per il portafoglio”.

 

Primo obiettivo, quindi, fare in modo che tutti gli standard indicati nei 10 punti “vengano inseriti nei contratti di servizio, assicurando poi il monitoraggio del loro rispetto soprattutto rispetto alle categorie più deboli, che poi sono quelle che usufruiscono di più dei mezzi pubblici”, sottolinea. Ad accorgersi che esiste una ‘mobilità di genere’ è stato già il Parlamento Europeo che nello studio “The role of women in the green economy – The issue of mobility” (maggio 2012) evidenzia la relazione tra domanda di mobilità e condizione delle donne nel mercato del lavoro e nella famiglia.

 

L’indagine di Eurobarometro riferita ai 27 Paesi europei offre una chiara rappresentazione delle differenze tra uomini e donne nell’uso dei modi di trasporto: le donne utilizzano il trasporto pubblico più degli uomini (23% contro il 18%); si muovono meno nelle ore di punta ma con spostamenti ‘multi-stop’ (disbrigo pratiche, accompagnamento figli, ecc.) e, in barba al detto “Donna al volante pericolo costante”, rispettano di più il codice della strada, dai limiti di velocità all’uso della cintura di sicurezza.

 

Fonte: www.adnkronos.com

 

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