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La raccomandazione non costituisce reato

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I fatti traggono origine da una raccomandazione del Sindaco (all’epoca dei fatti) di Pescara perché, abusando della sua qualità di sindaco, aveva indotto una persona a promettergli e regalargli un computer portatile, per il suo interessamento presso il direttore generale della ASL di Chieti per ottenere il trasferimento presso un miglior ufficio.

Il Gup riteneva di non ravvisare nel fatto contestato gli estremi della concussione, in quanto, sulla base di quanto riferito dagli stessi soggetti passivi, l’imputato, pur essendosi attivato nel sollecitare il trasferimento desiderato dalla S., non aveva condizionato tale suo intervento alla promessa di una qualche utilità; il dono successivamente ricevuto in coincidenza del suo compleanno e dette festività natalizie era riconducibile ad una iniziativa spontanea della D, quale segno di apprezzamento e riconoscimento della disponibilità ricevuta.

Ricorreva per Cassazione la Procura della Repubblica non condividendo la decisione del GUP in quanto “in quanto la segnalazione fatta dall’imputato, nella sua qualità di sindaco di Pescara, a favore della D. integrava un comportamento assunto comunque in occasione dell’ufficio ricoperto e, quindi, equiparabile all’«atto di ufficio». Per tale diverso titolo di reato il Gup avrebbe dovuto disporre il rinvio a giudizio dell’imputato”.

La Cassazione penale sez. VI con sentenza 04.10.2012 n. 38762 si esprimeva confermando la decisione del GUP in quanto “ La raccomandazione, in sostanza, è condotta che esula dalla nozione di atto d’ufficio; trattasi di condotta commessa in occasione dell’ufficio e non concreta, pertanto, l’uso dei poteri funzionali connessi alla qualifica soggettiva dell’agente”

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